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Arrow, la recensione del secondo episodio: Sara

Arrow, la recensione del secondo episodio: Sara

Di Lorenzo Pedrazzi

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Sara, secondo episodio della terza stagione di Arrow racconta le immediate conseguenze del repentino colpo di scena che ha chiuso la premiere…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Dopo che Sara (Caity Lotz) è stata uccisa dalle frecce di un misterioso arciere, Laurel (Katie Cassidy) ne trasporta il cadavere fino al covo di Oliver (Stephen Amell), che giura di trovare il responsabile. Felicity (Emily Bett Rickards) è distrutta, e continua a respingere l’offerta di lavoro di Ray Palmer (Brandon Routh), che sta rilevando la Queen Consolidated e vorrebbe assumerla per un ruolo di alto livello.
Intanto, il Capitano Lance (Paul Blackthorne) contatta Arrow per chiedergli aiuto: c’è un arciere che sta prendendo di mira alcuni uomini d’affari, e Oliver ritiene sia lo stesso che ha ucciso Sara (della cui morte, suo padre non viene informato). Interrogando il testimone di un omicidio, Arrow scopre che l’arciere indossa una maschera nera, e questo permette a Diggle (David Ramsey) di restringere il campo della ricerca quando si rivolge ai potenti mezzi dell’A.R.G.U.S.: a quanto pare, l’assassino è Simon Lacroix alias Komodo (Matt Ward), canadese, e Felicity riesce a rilevarne la posizione grazie a una sua telefonata verso la madre patria. Arrow lo affronta in un duello motociclistico, ma Komodo lo colpisce e riesce a scappare. Il suo bersaglio, però, sopravvive, e Laurel lo torchia in ospedale per scoprire qual è il legame tra lui e le altre vittime: l’uomo rivela che stavano costruendo un oleodotto per la Amertek, ma viene ucciso da una freccia prima che possa dire qualcos’altro. Felicity scopre che la Amertek è una compagnia petrolifera di Starling City che mira a ottenere un accordo per sfruttare il più vasto giacimento del mondo, in Qurak, ed evidentemente qualcuno ha pagato Komodo per uccidere tutte le persone coinvolte, e impedire così la stipulazione del patto. Un membro del consiglio d’amministrazione della compagnia, Tom Weston, è il prossimo obiettivo del killer, e si trova a una raccolta fondi organizzata da Palmer.
Oliver e Roy (Colton Haynes) intervengono proprio mentre Komodo sta per eliminare Weston. L’assassino fugge, ma Oliver lo insegue e lo neutralizza. Laurel, giunta armata di pistola, vorrebbe ucciderlo, ma risulta subito chiaro che Lacroix non ha nulla a che fare con la morte di Sara: quella notte si trovava a Blüdhaven, come Felicity riesce a dimostrare. Ma, allora, chi è il responsabile dell’omicidio? Oliver promette a Laurel che s’impegnerà per trovarlo, ma nel frattempo lei deve rivelare a Lance cos’è successo a Sara… solo che, preoccupata per la salute del padre, la ragazza non riesce a dirglielo. Alla fine, la squadra celebra il funerale dell’amica scomparsa sulla sua tomba, quella della sua “prima” morte. Felicity, che sente il bisogno di guardare avanti, accetta il lavoro per Ray Palmer.
Nel frattempo, sull’isola di Corto Maltese, Thea (Willa Holland) si sta allenando al combattimento sotto lo sguardo affettuoso di suo padre Malcolm Merlyn (John Barrowman). Nei flashback a Hong Kong, invece, Oliver viene incaricato di uccidere il suo amico Tommy, giunto in città per cercarlo, ma lo rapisce e gli fa credere di essere morto, inducendolo quindi a tornare a casa.

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La terza stagione di Arrow si è aperta con la morte improvvisa di Sara Lance, che ha concluso il precedente ciclo narrativo e, al contempo, ne ha aperto uno nuovo, proiettandosi verso un orizzonte sempre più vicino alla base fumettistica (poiché i fan sanno bene che Laurel, sorella di Sara, è destinata a ereditare la maschera di Black Canary). Per il momento, comunque, la formula rimane sostanzialmente la stessa: un complotto si sviluppa nell’ombra, svariati supercattivi si alternano di puntata in puntata, mentre Oliver deve affrontare i suoi spettri interiori. Se la seconda stagione ha narrato il percorso compiuto da Arrow per emanciparsi da vigilante a supereroe, stavolta il fulcro del conflitto sembra essere il tema dell’identità: l’esistenza di Oliver Queen impedisce a Arrow di vivere pienamente il suo ruolo di giustiziere, ma lo stesso Arrow ostacola Oliver Queen nei suoi propositi di godersi una vita “comune”, sia sul piano professionale sia su quello sentimentale. A risentirne non sono soltanto i tentativi di riconquistare la Queen Consolidated (ormai in mano a Ray Palmer, futuro Atom), ma anche la balbettante liaison con Felicity, ancora ferma a quell’unico bacio che si sono scambiati nel primo episodio. I problemi nel far convivere le due identità sono un classico topos supereroistico, ed evidentemente sorgono anche quando la maggior parte dei tuoi amici e dei tuoi interessi amorosi conoscono il tuo segreto (poiché, ricordiamolo, ormai soltanto Thea e Lance non conoscono la verità su Oliver). La natura derivativa di Arrow, però, affiora anche dalle pesanti influenze dei Batman di Christopher Nolan, che la serie cannibalizza sin dall’inizio: basti pensare all’approccio “realistico”, all’esclusione quasi completa di risvolti fantastici, alla rilettura del Conte Vertigo in stile Spaventapasseri (nel primo episodio) e alla presenza di Ra’s Al Ghul come avversario principale di questa stagione. Arrow traspone molti elementi della mitologia di Batman, come se temesse di non avere un’identità propria.

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Il limite di Sara, in particolare, risiede nel finale anticlimatico: Komodo non si rivela un avversario realmente all’altezza, e inoltre non ha nulla a che vedere con la morte di Canary; ciò significa che per un intero episodio abbiamo seguito una pista falsa e deludente, legata a un “semplice” caso di rivalità industriale. La fiacchezza dell’epilogo accomuna questa puntata a quella precedente, segno che Arrow – al contrario di The Flash, dove i superpoteri garantiscono carattere e spettacolo – incontra sempre alcune difficoltà con le storie autoconclusive, o con i “cattivi della settimana”, se così vogliamo chiamarli. Il ritmo del racconto si attesta comunque su buoni livelli, e le scene d’azione sono discrete, seppure “di routine”, anche se permane l’impressione che certi personaggi siano un po’ trascurati (soprattutto Roy/Arsenal). Funziona, d’altra parte, la rappresentazione dei tormenti che gravano su Oliver: schiacciato dalle responsabilità e dalle aspettative che tutti nutrono nei suoi confronti, l’eroe è convinto che il lutto sia un privilegio che non può permettersi, e rimane frustrato dalla soppressione del suo stesso dolore, consapevole che un giorno potrebbe toccargli la stessa sorte di Sara. In questo frangente si verifica la spaccatura con Felicity, che invece non ha intenzione di rassegnarsi a quel triste destino con lui, e decide quindi di accettare l’offerta di Palmer. Ma i loro mondi sono davvero così distanti? Di sicuro, le oscillazioni sentimentali fra i due personaggi avranno un ruolo importante nell’arco della stagione.

La citazione: «Oggi stavo guardando Sara, e mi sono reso conto di una cosa: uno di questi giorni, toccherà a me. E questa… questa vita che ho scelto… finisce in un unico modo.»

Ho apprezzato: il buon ritmo dell’episodio; i tormenti di Oliver.

Non ho apprezzato: il finale anticlimatico; la marginalità di Roy.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Arrow sul nostro Episode39 a questo LINK.

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