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American Horror Story: Freak Show, la recensione del terzo episodio: Edward Mordrake – Parte 1

American Horror Story: Freak Show, la recensione del terzo episodio: Edward Mordrake – Parte 1

Di Lorenzo Pedrazzi

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Edward Mordrake – Parte 1 è il primo “atto” dell’episodio di Halloween, e rivela nuove sfaccettature dei protagonisti di American Horror Story: Freak Show, mentre una minaccia dal passato aleggia su di loro…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER.

È Halloween. Twisty (John Carroll Lynch), il pagliaccio-killer che sta terrorizzando Jupiter, rapisce il fratello maggiore di una bambina che ha paura dei clown. Gloria Mott (Frances Conroy) prepara una sopresa per suo figlio Dandy (Finn Wittrock), che però s’infuria quando scopre che dovrà travestirsi da Howdy Doody, il pupazzo di un celebre programma per bambini. In seguito, Dandy si fabbrica un costume da pagliaccio e cerca di spaventare la governante con un coltello, ma lei è davvero tosta e non si fa intimorire; frustrato, raggiunge la roulotte di Twisty e minaccia il bambino e la ragazza rinchiusi nella cella, poi si rallegra nel vedere che il suo amico ha portato un’altra vittima con cui “divertirsi”.
Intanto, al circo, Bette e Dot Tattler (Sarah Paulson) scoprono che i freak non possono esibirsi nel giorno di Halloween, altrimenti attirerebbero la maledizione di Edward Mordrake (Wes Bentley). Mordrake era un nobile talentuoso e raffinato, reso folle dall’influenza di un volto demoniaco che trovava spazio sulla sua nuca; unitosi a un freak show, il giovane dimostrò tutto il suo talento nella poesia e nella musica, ma impazzì durante la notte di Halloween e sterminò ogni membro della compagnia, per poi impiccarsi. Da allora, qualunque freak show che si esibisca ad Halloween riceve la visita di Mordrake, e uno dei performer rimane ucciso.
Una giovane chiaroveggente, Maggie Esmeralda (Emma Roberts), cerca lavoro presso il circo, e ottiene la fiducia di Jimmy (Evan Peters) grazie al suo bel faccino, ma soprattutto quella di Elsa (Jessica Lange) dopo averle predetto che un uomo le farà visita per renderla una star. In realtà, Maggie è in combutta con Stanley (Denis O’Hare), un ciarlatano che vuole procurarsi il cadavere di un freak per vederlo al Museo Americano del Macabro, e prende subito di mira Bette e Dot. Nel frattempo, Effil (Kathy Bates) apprende che le restano pochi mesi di vita a causa della cirrosi epatica, e chiede a Dell (Michael Chiklis) di prendersi cura di Jimmy quando lei non ci sarà più.
Parallelamente, Bette vuole provare il suo numero di canto, ignorando i pericoli della maledizione: è determinata a guadagnare abbastanza denaro per liberarsi di Dot, e sogna anche di sottoporsi a un’operazione che le permetta di realizzare il suo sogno. Elsa, però, reclama per sé il ruolo di star del freak show, e le ruba la scena per intonare una canzone, costringendo alcuni performer a suonare per lei. Lo spirito di Mordrake, evocato da quella violazione, appare nella roulotte di Effil, e le chiede di narrargli la sua storia: Effil racconta di come ottenne un certo successo nel vaudeville, ma le intuizioni sciagurate di Dell provocarono la sua rovina, e l’uomo arrivò addirittura ad allestire il suo parto come fosse uno spettacolo, con il piccolo Jimmy esposto al pubblico dietro pagamento. Purificata dal suo stesso racconto, Effil si dichiara pronta a morire, ma il demone dice a Mordrake che «non è lei» il loro obiettivo, e lo spettro scompare.

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Non c’è terreno più fertile di Halloween per una serie come American Horror Story: Freak Show, e questo episodio celebrativo – suddiviso in due parti per rimarcarne l’eccezionalità – approfondisce il contesto sociale dei freak, attribuendo loro una vera e propria “mitologia”. Non è certo un caso se Edward Mordrake (personaggio realmente esistito, e qui rielaborato al servizio della trama) prende di mira soltanto i “fenomeni da baraccone”, costretti a rifuggere qualunque esibizione per non evocarne lo spirito: si tratta infatti di una leggenda radicata esclusivamente nel mondo dei freak, e contribuisce a delineare le peculiarità di una dimensione comunitaria che stabilisce da sé le sue regole e le sue tradizioni, vivendo in modo parallelo – oltre che autonomo – rispetto alla società istituzionalizzata delle persone “normali”. I performer subiscono quindi un attacco su due fronti, interno ed esterno. Da un lato c’è la loro stessa storia a perseguitarli, gli spettri di un passato inevitabilmente oscuro che si coagulano nella figura ambigua di Mordrake, la cui agenda è ancora sconosciuta (se ha risparmiato Effil, qual è il suo obiettivo?); e dall’altro ci sono le ripetute aggressioni dal mondo esterno, che giungono in forma esplicita (il poliziotto che minaccia di arrestare Jimmy se non rispetterà il coprifuoco) o dietro la maschera dell’innocenza (la chiaroveggente Maggie). Quest’ultima, brava a sfruttare un misto di osservazione, deduzione e intuito per simulare i poteri di una divinatrice, è un virus potenzialmente pericoloso nell’equilibrio dei freak, ma sembra più sensibile e meno spietata del suo partner Stanley, che invece non si fa problemi all’idea di uccidere Bette e Dot per vendere il loro corpo al Museo Americano del Macabro (il tutto mentre, in una camera d’albergo, riceve la visita di un gigolò vestito da Thor).

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Il nucleo centrale dell’episodio è però animato dalla bravissima Kathy Bates, il cui personaggio si denuda emotivamente di fronte a Dell e allo stesso Mordrake. Con pochi mesi di vita da vivere, Effil è ansiosa di scontare i suoi peccati e offrire a Jimmy un’esistenza migliore, lontana dall’instabilità dei circhi itineranti, facendosi emblema di una doppiezza che caratterizza tutti i freak della serie: pronti a difendere i propri simili, diffidenti verso il mondo esterno, ma anche desiderosi di farne parte, conquistando quella legittimità sociale che gli è sempre stata negata. Al confronto, la rivalità infantile tra Bette ed Elsa sembra poca cosa, anche se potrebbe assumere un’importanza crescente di episodio in episodio, poiché Bette è disposta a sacrificare la sorella per ottenere una vita “normale”, mentre Elsa è consapevole di poter manipolare Dot per eliminare la concorrenza della sua avversaria. Il consueto intervallo musicale “anacronistico” – stavolta Elsa canta Gods and Monsters di Lana Del Rey – si conferma un espediente gratuito e kitsch, che blocca l’azione e fatica ad amalgamarsi con il tessuto della puntata. Comunque, al di là di questo risvolto, la puntata ha il pregio di valorizzare le sfaccettature dei suoi personaggi migliori (Effil) e d’introdurre un gradevole elemento sovrannaturale nella storia, peraltro reso sullo schermo con soluzioni visive piacevolmente demodé come la nube di fumo verdastra che scivola lungo il pavimento. L’eleganza mefistofelica di Wes Bentley completa il quadro.

La citazione: «Io sono l’unica leggenda da queste parti!»

Ho apprezzato: l’interpretazione di Kathy Bates; l’approfondimento del personaggio di Effil; l’introduzione di un elemento sovrannaturale.

Non ho apprezzato: la gratuità kitsch dell’intermezzo musicale.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di American Horror Story: Freak Show sul nostro Episode39 a questo LINK.

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