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Agents of S.H.I.E.L.D., la recensione del terzo episodio: Making Friends and Influencing People

Agents of S.H.I.E.L.D., la recensione del terzo episodio: Making Friends and Influencing People

Di Lorenzo Pedrazzi

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Making Friends and Influencing People, terzo episodio della seconda stagione di Agents of S.H.I.E.L.D., rivela la sorte di Simmons e riporta sulla scena il giovane Donnie Gill, noto nei fumetti come Blizzard

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER.

Daniel Whitehall (Reed Diamond) sta sottoponendo l’Agente 33 (Maya Stojan) al lavaggio del cervello, costringendola a osservare uno schermo luminoso mentre le recita una formula che induce all’obbedienza. La donna resiste, ma Whitehall è convinto che capitolerà presto.
Nel frattempo, Simmons (Elizabeth Hernstridge) sta lavorando per l’Hydra, che le ha commissionato alcune analisi chimiche elementari correlate a Donnie Gill (Dylan Minnette), ex allievo dell’accademia S.H.I.E.L.D. che ha ottenuto poteri criocinetici in seguito a un incidente. Simmons, in realtà, è sotto copertura per conto di Coulson (Clark Gregg), e lo aggiorna periodicamente sulle sue scoperte. È chiaro che l’Hydra vuole arrivare a Donnie per sfruttarlo come arma, ma il ragazzo – rifugiatosi a Marrakesh – non ha intenzione di farsi catturare: utilizza i suoi poteri per uccidere due agenti dell’Hydra, poi s’introduce in un cargo della stessa organizzazione dopo aver congelato l’acqua che lo circonda, e ne stermina l’equipaggio. Skye (Chloe Bennett) individua questa anomalia termica tramite satellite, e la squadra si mette in viaggio per raggiungere Donnie… purtroppo, però, anche gli uomini dell’Hydra fanno lo stesso, e portano anche Simmons perché sanno che lei e il ragazzo si conoscono dai tempi dell’accademia.
Intanto, Fitz (Iain De Caestecker) è frustrato dalle sue difficoltà cognitive, e per poco non uccide Ward (Brett Dalton) abbassando drasticamente l’ossigeno della sua cella, per fargli subire la stessa sofferenza che ha provato lui. Ward, però, lo avverte che la squadra è in pericolo, poiché anche Donnie è stato sottoposto alle tecniche di suggestione dell’Hydra, e gli basterebbe risentire la formula di obbedienza per tornare sotto il loro controllo. Fitz allarma i compagni, ma ormai è troppo tardi: Donnie, dopo aver tentato di uccidere anche Simmons perché non si fidava di lei, viene fermato dal braccio destro di Whitehall, che pronuncia la formula e si assicura la sua obbedienza. Donnie riceve quindi l’ordine di congelare l’intera nave, con Lance Hunter (Nick Blood) e Melinda May (Ming-Na Wen) al suo interno, ma Skye spara al ragazzo con un fucile da cecchino, facendolo precipitare nell’acqua; un involucro di ghiaccio si chiude attorno al suo corpo, che non viene ritrovato. Gli uomini dell’Hydra e Simmons fuggono in elicottero: la scienziata ha saputo a guadagnarsi la fiducia dei suoi capi, che nel frattempo sono riusciti a sottomettere l’Agente 33… e non avranno problemi a rivolgere lo stesso trattamento anche a Simmons, se sarà necessario.
Alla fine, Skye torna a parlare con Ward, che le rivela di poterla condurre da suo padre, e di sapere che lui la sta cercando.

MING-NA WEN, HENRY SIMMONS, NICK BLOOD, CHLOE BENNET

La competizione parallela tra S.H.I.E.L.D. e Hydra porta le due organizzazioni sulle tracce delle medesime “risorse”, e questa settimana tocca al giovane Blizzard, supercriminale – e poi supereroe – piuttosto noto nei fumetti Marvel, qui ritratto al principio della sua attività sovrumana (dopo che la scorsa stagione ne aveva raccontato la genesi). Si potrebbe tranquillamente considerare Blizzard come l’emblema del trattamento che Agents of S.H.I.E.L.D. riserva ai personaggi dotati di superpoteri: mentre altrove (si pensi a The Flash) i “superumani” costituiscono il soggetto della narrazione, qui ne sono invece soltanto l’oggetto. S’impongono come il macguffin che innesca la trama, accentrano l’interesse del pubblico grazie allo sfoggio dei loro poteri e, di conseguenza, esprimono anche le potenzialità spettacolari della serie, ma non assumono mai il ruolo di protagonisti, ed è forse questa una delle ragioni per cui Agents of S.H.I.E.L.D. – al contrario di Arrow e The Flash – fatica ad attirare gli spettatori. I “superumani” vengono inseguiti e cacciati, fanno danni o contribuiscono a limitarli, ma alla fine spariscono sempre all’orizzonte, ristabilendo il consueto status quo del gruppo. Blizzard subisce la stessa sorte: nell’epilogo della puntata precipita in acqua, apparentemente morto, ma in realtà pronto a tornare in un futuro più o meno prossimo. Il suo ruolo è funzionale all’intreccio e, al contempo, garantisce i momenti più spettacolari sul piano visivo, senza però farsi mai soggetto del racconto (in tal senso, il ruolo dei “superumani” non è così diverso da quello che ricoprivano in show come X-Files e Fringe, dove questo genere di manifestazioni erano considerate alla stregua di anomalie da studiare, controllare o – nei casi più estremi – estirpare).

DYLAN MINNETTE

Making Friends and Influencing People, insomma, esprime appieno l’attuale identità della serie, che comunque non ha mai preteso di essere uno show supereroistico, bensì un mistery d’azione e fantascienza ambientato in un mondo di supereroi. E questo gli riesce bene: il ritmo è sempre ben sostenuto, mentre i personaggi hanno subìto un’evoluzione significativa che riecheggia di puntata in puntata. Coulson, ad esempio, non ha remore di fronte all’idea di uccidere Donnie, e Skye non esita nemmeno un istante quando riceve l’ordine di premere il grilletto; questa nuova scorza, ben più robusta che in passato, cela però una fragilità interna che riaffiora non appena Ward le nomina suo padre, causandole un repentino aumento delle pulsazioni (rimaste costanti anche nelle fasi più concitate, fino a quel momento). Anche Simmons ha dovuto oltrepassare i confini della sua comfort zone e impegnarsi come agente sotto copertura, abbandonando Fitz alla sua frustrazione quotidiana: il giovane scienziato soffre non solo perché ritiene di aver perso il suo genio, ma anche perché si sente inutile per la squadra, nonostante il buon Mac continui a dargli il suo supporto e a parlargli onestamente. Hunter, dal canto suo, offre qualche discreto momento di distensione comica, mentre Triplett – che dovrebbe essere il sostituto di Ward come agente operativo – resta in disparte, e finora è stato sfruttato molto poco. Ma l’episodio è godibile, confermando l’ottima media delle ultime puntate.

La citazione: «Tuo padre è vivo, ti sta cercando. E un giorno, se me lo permetterai, ti porterò da lui.»

Ho apprezzato: il buon ritmo dell’episodio; l’evoluzione di Coulson, Simmons e Skye; i poteri di Blizzard.

Non ho apprezzato: nulla di rilevante.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Agents of S.H.I.E.L.D. sul nostro Episode39 a questo LINK.

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