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Venezia 71 – Senza nessuna pietà, la recensione

Di Valentina Torlaschi

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Per quanto imperfetta possa essere, è sempre interessante guardare un’opera prima: soprattutto se si tratta di una storia fortemente voluta, e non ovviamente di un film non su commissione, nell’esordio dietro la macchina da presa, il neo-regista investe quasi sempre una carica di passione totalizzante. Lì il neo-regista vuole mettere tutto se stesso, vuole mostrare la sue più grandi passioni, i suoi più grandi amori artistici: quindi le inquadrature dei registi che ama, le musiche che gli piacciono, i volti che lo incantano.

Così è accaduto con Michele Alhaique. Attore molto versatile noto per i suoi ruoli nel popolarissimo Che bella giornata negli indipendenti Cavalli e Qualche nuvola nonché nella serie tv Boris 3 e nell’hollywoodiano Nine, Alhaique ha deciso di passare dall’altro lato della macchina da presa con Senza nessuna pietà: un noir criminale ambientato in una Roma periferica e spietata che è appunto un’opera prima molto sentita e sincera, profondamente appassionata, che respira dell’amato cinema di Jacques Audiard, Michael Mann e Refn a ogni inquadratura, ma anche costellata di difetti che derivano principalmente da una non-scrittura della storia.

Protagonista di Senza nessuna pietà è Mimmo: un gigante di 100 chili il cui fisico possente, i modi ruvidi e il viso oscuro nascosto dietro la folta barba nera vengono usati come “arma” per riscuote denaro dai debitori. Un uomo grosso che fa paura ma che, dietro la corazza violenta, è un’anima fragile in cerca solo di qualcuno con cui spartire la propria solitudine. Sorta di super-eroe che non riesce ancora a gestire i suoi poteri, cresciuto fin da bambino respirando l’aria criminale di una Roma periferica e spietata all’ombra di uno zio strozzino, Mimmo si sente sempre più prigioniero in questo “corpo-esistenza”; un giorno, l’incontro con una prostituta lo spronerà a fuggire dal suo destino ineluttabile.

Mimmo ha il volto e il fisico – gonfiato realmente a 100 chili – di Pierfrancesco Favino che in questo film, di cui è anche produttore, ha regalato un’interpretazione convincente. E convincenti sono anche le prove di Greta Scarano, Adriano Giannini, di un inedito Ninetto Davoli e soprattutto Claudio Gioé, il migliore tra i non protagonisti. Il cast è dunque azzeccato e la macchina da presa di Alhaique sta addosso a questi personaggi con insistenti primi piani sui loro volti quasi sempre ripresi in controluce con giochi di fuoco e fuorigioco che provano a ricreare la magia di certe inquadrature del francese Audiard. Non sempre ci riesce, ma nel complesso c’è da riconoscere che la regia di Senza nessuna pietà è raffinata e tecnicamente di alto livello, anche grazie al supporto dell’ottima fotografia di Ivan Casalgrandi e all’amplificazione della colonna sonora dai toni elettronici e insieme strumentali di Luca Novelli e Pierre-Alexandre Yuksek Busson.

Senza Nessuna Pietà

Il punto debole del film è la sceneggiatura. Lo script, anche in quei film dove apparentemente non succede nulla, dovrebbe essere lo scheletro del film, la colonna portante che sorregge un messaggio raccontato con lo stile più adatto e secondo la propria idea di cinema. Purtroppo, in Senza nessuna pietà la sceneggiatura mostra sì una serie di episodi uno concatenato all’altro ma spesso i personaggi sembrano agire più per meccaniche esigenza di copione, o per girare una bella inquadratura, che non per una sentita motivazione: così, ad esempio, la pericolosa infatuazione di Mimmo verso la prostituta Tanya sembra arrivare un po’ troppo presto e un po’ troppo comandata a bacchetta. Rimangono poi un po’ poco credibili e convincenti certi episodi come la visita alla colf cubana dal cuore d’oro dopo il momento di maggior tensione, con tanto di retorico siparietto al tavolo della felicità tra povera gente. Ci si è insomma affidati all’ottimo stile visivo e alle convincenti interpretazioni caricandole su una sceneggiatura fragile.

Detto questo, voglio continuare a ripetere che Senza nessuna pietà è un film sincero e ambizioso. Un film con diversi difetti ma che vuole gridarci l’amore e la passione per il (bel) cinema da parte di chi lo ha realizzato. Un film che ha anche avuto il coraggio di addentrarsi nei sentieri del cinema di genere. Incancrenito sull’opposizione tra film d’autore (indirizzati ai festival) e commedie popolari (confezionate ad hoc per il boxoffice), si dice spesso che il cinema italiano avrebbe anche bisogno di thriller, noir, horror, di opere sì di intrattenimento ma anche ben costruite e in grado di intercettare il pubblico con uno spettacolo di qualità; con Senza nessuna pietà, al di là del risultato imperfetto per quanto interessante, Michele Alhaique ci ha provato.

Senza nessuna pietà uscirà nei cinema italiani già tra una decina di giorni, l’11 settembre distribuito da BIM. Per maggiori informazioni e curiosità, qui trovate anche la pagina Facebook.

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