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23 settembre 2014 • 12:30 • Scritto da Filippo Magnifico

La Vita Oscena – La nostra intervista al produttore Gianluca De Marchi

Dopo la presentazione a Venezia nella categoria Orizzonti e l'appello di Riccardo Scamarcio, La Vita Oscena di Renato De Maria arriverà nelle sale italiane. Lo conferma a ScreenWeek il produttore del film, Gianluca De Marchi: ecco l'intervista completa!
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la vita oscena gianluca de marchi

È stato uno degli eventi dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Parliamo de La vita oscena di Renato De Maria, film presentato nella categoria Orizzonti, e tratto dall’omonimo romanzo di Aldo Nove.

Un’opera indipendente molto particolare, con protagonisti il giovane Clément Metayer insieme con Isabella Ferrari, che ha ottenuto consensi e critiche. ScreenWeek ha intervistato Gianluca De Marchi, produttore del film insieme a Fabio Mazzoni con Film Vision.

De Marchi non solo ci ha confermato il prossimo arrivo del film nelle sale italiane con la Bea Production di Gianni Cottone, ma anche svelato retroscena e curiosità su questo viaggio psichedelico tra i più originali visti recentemente nel panorama italiano.

Ecco l’intervista completa:

la vita oscena foto dal film

La Vita Oscena è reduce dal passaggio al Festival di Venezia, dove è stato presentato nella sezione Orizzonti, dedicata ai film che sperimentano nuovi linguaggi. La sua sede naturale visto il linguaggio visionario e maturo, quanto meno anomalo nel panorama cinematografico italiano. Come è stato accolto il film alla manifestazione?

La più grande soddisfazione è stata trovare la sala della proiezione completamente piena, a tal punto che i biglietti non erano più disponibili. La rassegna stampa è stata incredibile, probabilmente è stata la più importante del Festival. È un film che ha diviso, perché come tutti i progetti che hanno una valenza culturale decisa e che sono connotati da una loro peculiarità, piacciono o non piacciono. Ha ricevuto delle critiche che per me sono state molto interessanti. Sono entrato in contatto con persone che l’hanno osannato, l’hanno amato, adorato, e altre che invece mi hanno chiesto cosa mi avesse spinto a fare un progetto così, esprimendo il loro parere che in alcuni casi è stato molto critico. Questa cosa comunque mi piaceva, perché in ogni caso erano stati dentro il film, vivendone il disagio. Il film è visionario, paranoico, doloroso, perverso, il tutto raccontato con la cifra stilistica di Renato De Maria, è stato scritto con Aldo che è il mio autore preferito. È stata una splendida esperienza, era il mio primo festival come produttore. Sono entrato nel vortice di Venezia e sono stati due giorni veramente intensi, che ricorderò per il resto della mia vita. Si percepisce una vera e propria passione per il Cinema, sia nel criticarlo che nell’amarlo. A mio parere abbiamo ottenuto un ritorno che non era lontanamente sperato.

Un’opera coraggiosa, una produzione indipendente italiana che ha visto la luce grazie a Film Vision. Qual è stata la genesi del progetto e quali sono i rischi come produttori di un progetto così particolare?

È stata una genesi che si potrebbe definire familiare. Io ho un ottimo rapporto con Renato De Maria, è un mio amico, come anche Riccardo [Scamarcio]. Ci siamo trovati a cena e parlavamo di cinema. Avevo già fatto da produttore associato al film da Valeria, Miele, prodotto appunto da Riccardo. Venivo dall’esperienza di Tutti al Mare diretto da Matteo Cerami, figlio dello straordinario Vincenzo. Ero alla ricerca di un terzo progetto, ma volevo qualcosa che fosse sperimentale, che in qualche modo avesse al suo interno le connotazioni tipiche dell’avventura. Volevo qualcosa che mi appassionasse che fosse in grado di trascinarmi al suo interno. Qualche giorno dopo Renato mi ha dato il suo libro, l’ho letto e l’ho subito adorato e ho subito detto sì. Inizialmente pensavamo di essere matti, data la particolarità del film, ma ci siamo buttati lo stesso in quest’avventura. È stata un’esperienza straordinaria e ne vado fiero.

Come e quando sono saliti a bordo Isabella Ferrari e Riccardo Scamarcio, nelle vesti di produttori associati, e non solo visto che l’attrice ha prestato anche il suo volto?

Isabella è stata la prima scelta di Renato come madre del protagonista. Come tutte le persone che hanno partecipato a questo film, anche lei non l’ha fatto per questioni economiche, ma spinta dalla passione per un progetto visionario, con un linguaggio artistico diverso, che fosse in grado di raccogliere persone unite dalla voglia di fare Cinema. È proprio per questo che ho adorato l’esperienza, perché c’era molta intesa. Riccardo, come ho già detto, era con noi mentre abbiamo concepito il progetto. Ci siamo incontrati nuovamente dopo, quando il film era già stato scritto, girato e montato. L’ha visto e gli è subito piaciuto a tal punto che ha deciso di finanziarlo. Il suo ingresso è stato decisivo, nell’uso della voce fuori campo, in alcune scelte di montaggio. Riccardo ha proprio l’istinto del Cinema, è un pezzo importante del nostro Cinema, averlo a bordo è stato molto positivo.

Gianluca+De+Marchi+La+Vita+Oscena+Photo+Call+R4x-5uoFurOl

“La Vita Oscena” è tratto dall’omonimo romanzo di Aldo Nove. Com’è stata la collaborazione tra lo scrittore e il regista del film, Renato De Maria, nella fase di sviluppo e sul set?

La collaborazione tra loro due è stata forse una delle parti più belle del film. Ogni fase di costruzione di un progetto ha un suo fascino particolare e quella me la ricordo particolarmente perché li ha visti vivere in simbiosi: hanno dormito nella stessa casa, si sono chiusi lì dentro, hanno fatto delle scelte, hanno ascoltato della musica, hanno visto delle immagini. È stato un periodo veramente costruttivo: vedere due teste che stanno per partorire un prodotto così è stata un’esperienza unica. Hanno fatto uno splendido lavoro.

Daniele Ciprì, regista di È Stato il Figlio, qui torna nelle vesti di direttore della fotografia, ruolo ricoperto recentemente anche in Bella Addormentata e Salvo. Il suo contribuito è tra gli elementi che hanno elevato ulteriormente la qualità artistica della pellicola.

Daniele è stato straordinario. Mi ha fatto un grandissimo complimento, dicendomi di invidiare tutti coloro che avevano prodotto il film. Si è messo a disposizione con quella passione che lo contraddistingue e soprattutto con professionalità, le immagini del film sono meravigliose

Il giovane Clément Métayer è il protagonista di questa drammatica e visionaria odissea. Soddisfatti della scelta?

Avevamo visto diversi attori, soprattutto italiani. Ci trovavamo a Parigi perché dovevamo parlare con degli eventuali co-produttori e ci hanno contattati chiedendoci di fare un provino a questo giovane attore. L’impatto che ha avuto Clément su Renato è stato importante, appena ci siamo rivisti lui mi ha detto: “L’abbiamo trovato, e lui!”. Io ho condiviso immediatamente la scelta. L’esperienza personale di Clément è affine a quella del protagonista, è riuscito ad arricchire il suo personaggio. Ad esempio nel libro il protagonista si muove in taxi, mentre nel film abbiamo optato per lo skate perché lui è un ottimo skater.

la vita oscena foto dal film 2

La Vita Oscena è costato quasi 650mila euro, la maggior parte dei quali finanziati appunto da Film Vision. Sono ormai pochi i produttori che investono i loro soldi nelle proprie pellicole: è questo il vero cinema indipendente su cui l’Italia dovrebbe puntare?

Il primo a crederci è stato il Ministero della Cultura. Noi abbiamo fatto l’audition con Renato e abbiamo portato una serie di referenze fotografiche annesse alla sceneggiatura, che sono state importanti e decisive. C’era tanta cultura italiana nel progetto, che è stata ulteriormente confermata nella realizzazione, quando abbiamo radunato il cast tecnico, composto da professionisti del Cinema che lavorano con passione. La maggior parte dei soldi sono stati finanziati di Film Vision, lo abbiamo finanziato noi, che ci abbiamo creduto e che facciamo questo lavoro con passione. Inoltre c’è un connotato importante nel non ricevere troppi finanziamenti: non si corre il rischio di venire influenzati e non bisogna scendere a compromessi. In questo caso siamo stati liberi di fare quello che volevamo, e speriamo di averlo fatto bene.

Il film non ha ancora una distribuzione, ma era visionabile online e on demand dal pubblico di tutto il mondo grazie alla “Sala Web” della Mostra del Cinema. Cosa ne pensa di questo nuovo canale usato dal Festival? Può essere una buona strada per dare visibilità agli indipendenti?

Riccardo ha lanciato da Venezia un appello per distribuire il film e devo dire che ha avuto un esito positivo perché nell’arco di due giorni ha avuto una distribuzione che è la Bea Production di Gianni Cottone [ndr. la stessa del Pasolini di Ferrara]. Abbiamo chiuso con loro un accordo, quindi il film arriverà nelle sale. Il canale della “Sala Web” è stato straordinario, ha permesso a tanti miei amici che non potevano venire a Venezia di vedere il film. Sono stato favorevolmente impressionato e penso che sia una buona strada per il cinema indipendente.

Quali sono i nuovi progetti in fase di sviluppo per Film Vision?

Ci sono nuovi progetti che stiamo valutando, siamo arrivati in dirittura di arrivo con due. A breve inizieremo a produrre un nuovo film.

Rimaniamo in attesa di scoprire la data di uscita de La vita oscenae vi aggiorneremo non appena disponibile.

Fonte: ScreenWeek

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