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Friends esordì vent’anni fa sulla NBC: genesi e ascesa di una sit-com leggendaria!

Friends esordì vent’anni fa sulla NBC: genesi e ascesa di una sit-com leggendaria!

Di Lorenzo Pedrazzi

Il 22 settembre 1994, sulla NBC, il pubblico americano assistette al debutto di una sit-com che avrebbe presto colonizzato l’immaginario collettivo di tutto il mondo, contribuendo a rivoluzionare i canoni del genere: si tratta ovviamente di Friends, una delle serie tv più emblematiche degli anni Novanta, il cui impatto riecheggiò non soltanto sul panorama televisivo, ma persino sul linguaggio verbale (almeno nei paesi anglosassoni) e su svariati aspetti della cultura popolare.

Ma non si può parlare di Friends senza prima diffondere una scontata atmosfera nostalgica: e allora… SIGLA!

In principio era Insomnia Cafe
Quando cominciarono a sviluppare il soggetto di Friends, gli sceneggiatori David Crane e Marta Kauffman erano reduci dalla repentina chiusura di Family Album (cancellata dalla CBS dopo soli otto episodi), e soprattutto dal buon successo di Dream On, una deliziosa comedy targata HBO, piuttosto innovativa e poco ricordata, co-prodotta e saltuariamente diretta persino da John Landis. Così, i due autori decisero di trarre ispirazione dalle loro esperienze post-universitarie, quando entrambi cominciarono a vivere autonomamente a New York, volgendo lo sguardo a un futuro ancora nebuloso: un periodo della vita, compreso fra i venti e i trent’anni, in cui gli amici costituiscono davvero un surrogato della propria famiglia. Il trattamento che presentarono alla NBC nel dicembre del 1993, intitolato Insomnia Cafe, era lungo sette pagine, e attirò subito l’attenzione del presidente del network, Warren Littlefield, che stava proprio cercando uno show umoristico incentrato su un gruppo di giovani amici che vivono insieme e condividono esperienze memorabili. La NBC comprò quindi il progetto con l’ordine di un put pilot (che obbliga il pagamento di una penale nel caso l’episodio non venga mandato in onda), mentre Kauffman e Crane si misero subito al lavoro per scrivere la prima puntata, cambiando il titolo in Friends Like Us, che poi divenne Six of One quando la NBC ordinò la produzione della prima stagione… e infine, più semplicemente, Friends.

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Cambiamenti dell’ultim’ora
Naturalmente, il progetto iniziale era ben diverso da quello che conosciamo oggi, e gli autori dovettero resistere alle ingerenze della NBC, che propose alcune idee poco congeniali al duo Kauffman-Crane (cui si aggiunse il loro partner produttivo Kevin Bright). Littlefield, ad esempio, voleva che la serie fosse rappresentativa della cosiddetta “Generazione X” ed esplorasse un nuovo genere di “legami tribali”, ma Crane non fu d’accordo, sostenendo invece che Friends dovesse rivolgersi a tutti, a prescindere dall’età; inoltre, la NBC insistette per l’introduzione di un personaggio più anziano che potesse elargire consigli ai protagonisti, così gli sceneggiatori furono costretti ad aggiungere tale “Pat il poliziotto”, che però venne immediatamente scartato perché Crane e Kauffmann trovarono orribile la sua storyline, e il network si arrese a lasciar perdere.
Anche in fase di casting si verificarono alcuni cambiamenti fondamentali: se è vero che il personaggio di Ross fu scritto apposta per David Schwimmer, che aveva già lavorato con Kauffman e Crane in passato, i produttori volevano assegnare il personaggio di Rachel a Courtney Cox, mentre Jennifer Aniston avrebbe dovuto interpretare Monica. Durante le audizioni, però, Cox dimostrò di essere la sceltà ideale per Monica (com’era nelle sue preferenze), e Kauffman si trovò d’accordo con lei; poi, nel corso della prima stagione – e in particolare nell’episodio della Festa del Ringraziamento – gli autori capirono che il personaggio risultava molto divertente nella manifestazione dalle sue nevrosi, e lo caratterizzarono in tal senso. Anche Joey fu soggetto a cambiamenti: Matt LeBlanc, in principio respinto dai due autori, li convinse con una performance ricca di cuore e di buffa ingenuità, che portò Kauffman e Crane a modificare il personaggio per adattarlo sulla sua interpretazione.
Anche Matthew Perry, Lisa Kudrow e Jennifer Aniston furono scritturati subito dopo i loro provini.

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Friends in Manhattan
Epicentro di ogni puntata di Friends è il Central Perk, il caffè dove si riuniscono i protagonisti della sit-com, e dove Rachel (Jennifer Aniston) fa il suo ingresso in abito da sposa nel corso del pilot, dopo essere fuggita dal suo matrimonio. Qui, ritrova la sua vecchia amica Monica (Courtney Cox) e suo fratello Ross (David Schwimmer), e conosce i loro amici Chandler (Matthew Perry), Phoebe (Lisa Kudrow) e Joey (Matt LeBlanc). Le loro avventure si protraggono per 10 stagioni, fino al 6 maggio 2004, quando la NBC manda in onda l’ultima puntata. Le radici di un tale successo, sia di ascolti sia di costume, sono rintracciabili nella freschezza del soggetto: Friends è la prima sit-com caratterizzata da un approccio realmente corale, dove nessun personaggio prevale sugli altri, e ogni arco narrativo ha eguale importanza nella scansione dei singoli episodi. Questo senso di “comunità”, peraltro, si riflette anche nei rapporti fra i membri del cast, costantemente uniti e solidali sia nella negoziazione dei compensi (arrivati a un milione di dollari ciascuno per ogni puntata nelle ultime due stagioni) sia rispetto ai premi televisivi (dove rientravano tutti nelle medesime categorie). D’altra parte, l’intero universo di Friends si risolve nei rapporti che intercorrono fra i sei personaggi: lontani dalle rispettive famiglie, i protagonisti costruiscono un proprio surrogato parentale, antenato di tutte quelle famiglie atipiche o “non convenzionali” (e spesso disfunzionali) che popolano la televisione odierna, da Glee a How I Met Your Mother, da Community a New Girl. Un universo, questo, spesso visitato dalla più clamorosa galleria di guest star nella storia del piccolo schermo, con apparizioni di Brad Pitt, Julia Roberts, Sean Penn, Charlton Heston, Robin Williams, Isabella Rossellini, Jeff Goldblum, Kathleen Turner, Danny De Vito, Billy Chrystal e molti altri; eppure la centralità dei sei amici non viene mai turbata, nonostante la girandola di ospiti e relazioni passeggere che movimenta le loro vite, o i molteplici legami amorosi che si stabiliscono all’interno del gruppo (Ross con Rachel e Monica con Chandler, che quindi diventano una famiglia de facto). Non soprende, di conseguenza, che lo spin-off dedicato a Joey sia fallito dopo due stagioni: il nucleo di Friends risiede nel cast corale, e un unico personaggio non può reggere il peso di un’intera sit-com.

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Inoltre, seppure immerse in uno scenario luminoso ed edulcorato, le vicissitudini dei protagonisti attirano direttamente l’empatia del pubblico, che non ha difficoltà a riconoscersi nei medesimi percorsi sentimentali (il conflitto tra maschile e femminile, ad esempio) o professionali (insoddisfazione, ricerca di un’affermazione individuale), anche se il senso di smarrimento è prevalentemente emotivo, poiché legato a un’epoca in cui la crisi economica non aveva ancora colpito con la durezza di oggi, e la prospettiva di un lavoro stabile era piuttosto realistica. Le frustrazioni riguardano soprattutto la ricerca di un partner con cui edificare un futuro, o la scarsa rilevanza di un lavoro che comunque garantisce un discreto benessere, e i personaggi – soprattutto Chandler e Ross – non hanno remore a mettersi consapevolmente in ridicolo, esercitando un’autoironia che gioca con le piccole miserie della vita quotidiana. In tal senso, l’umorismo si esprime attraverso i calembour verbali, la derisione affettuosa degli amici e persino qualche punta di cinismo (di cui Phoebe è campionessa), spesso con una sfumatura bizzarra e surreale che poi esploderà in altri prodotti più recenti, come Arrested Development, Scrubs e i già citati Community e New Girl. I tempi comici si sono evoluti con il trascorrere delle stagioni, aumentandone il ritmo per adeguarsi agli standard contemporanei.

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Inutile dire che, di fronte a un simile successo planetario, l’impatto culturale è stato dirompente. Se la famosa pettinatura “alla Rachel” è diventata popolarissima negli anni Novanta, ben più significativa è l’influenza della serie sul linguaggio verbale nei paesi anglosassoni: l’espressione con cui Joey abbordava le ragazze, «How you doin’?», è entrata nello slang degli spettatori, così come l’utilizzo intensivo della parola «so» per enfatizzare gli aggettivi, o l’abitudine di Matthew Perry di terminare con sarcasmo una frase lasciata in sospeso. Un’ulteriore eredità di Friends è poi la catena dei caffè Central Perk, inaugurata nel 2006 da un imprenditore iraniano, e presente in 32 paesi: ogni locale riproduce la scenografia originale della serie, divano compreso, con i dipinti dei protagonisti e svariati schermi su cui scorrono gli episodi. James Michael Tyler (Gunther) è stato ospite dell’inaugurazione a Dubai, dove ha persino servito ai tavoli!

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Quello in cui finisce tutto
In lingua originale, il titolo di ogni episodio di Friends comincia con The One with… (ovvero “quello con…”), che ironizza sull’assenza del titolo nei credit delle puntate, identificabili con una frase generica come “quella in cui Rachel va a Parigi”. L’unica eccezione è costituita dall’ultimo episodio, il 240° dell’intera serie, intitolato The Last One. È il momento in cui le esistenze dei personaggi affrontano il definitivo passaggio alla “vita adulta”, simboleggiato dal trasferimento di Monica e Chandler (che hanno adottato due gemellini) in periferia, e dal conseguente abbandono del loro appartamento, ulteriore epicentro – oltre al Central Perk – delle avventure dei sei amici. Ma non solo: è anche la casa dove tutti, in diversi periodi della loro vita, hanno abitato almeno una volta. Le chiavi – perché tutti avevano le chiavi! – vengono lasciate sul tavolino della cucina, e noi le vediamo un’ultima volta nell’inquadratura che, dopo aver abbracciato tutta la panoramica del soggiorno ed essersi conclusa sulla porta d’ingresso, chiude la serie. Oltre quel confine, Rachel, Ross, Monica, Chandler, Phoebe e Joey procedono verso nuovi orizzonti, ma non prima di aver consumato un ultimo caffè tutti insieme.
«Dove?» chiede ironicamente Chandler, perché la risposta è ovvia.
E la risata sfuma nel silenzio.

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