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Doctor Who, la recensione del terzo episodio: Robot of Sherwood

Di Lorenzo Pedrazzi

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Robot of Sherwood, terzo episodio dell’ottava stagione di Doctor Who, mette il Dodicesimo Dottore di Peter Capaldi a confronto con Robin Hood, e segna il ritorno di Mark Gatiss come sceneggiatore.

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Il Dottore (Peter Capaldi) chiede a Clara (Jenna Coleman) di scegliere una destinazione spaziotemporale per il loro prossimo viaggio, e la ragazza esprime un suo vecchio desiderio: conoscere Robin Hood. Il Dottore ironizza su questa sua richiesta, ma decide di soddisfarla per dimostrarle che il suo mito non è mai esistito realmente… salvo poi trovarsi una freccia conficcata nel TARDIS, subito dopo aver raggiunto la foresta di Sherwood nel 1190. La freccia è stata scagliata proprio da Robin Hood (Tom Riley), che sfida il Dottore a duello, al termine del quale finiscono entrambi in acqua. In seguito, lui e Clara vengono condotti presso i compagni di Robin, ma il Dottore non crede alla loro esistenza, e comincia a cercare le prove per incastrarli; eppure, le analisi confermano che sono tutti umani. Lo stesso, però, non può dirsi dei cavalieri che servono il dispotico Sceriffo di Nottingham (Ben Miller): sotto alle loro armature si nasconde infatti un corpo meccanico, e dalla fronte proiettano mortali raggi laser. Il Dottore, Robin e Clara vengono fatti prigionieri, e mentre Clara scopre i piani dello Sceriffo (i robot sono alieni che gli hanno promesso il dominio del mondo, e ora hanno bisogno di oro per i circuiti della loro astronave), i due eroi tentano una difficile collaborazione per liberarsi. Robin riesce a fuggire, ma il Dottore, dopo aver trovato la sala controllo dell’astronave, viene nuovamente catturato. Il Signore del Tempo riesce però a innescare una rivolta contadina, i robot vengono distrutti, e Robin sconfigge lo Sceriffo in duello. Gli alieni rimasti riescono però a far partire l’astronave, che non ha accumulato abbastanza oro e rischia quindi di esplodere, spazzando via mezza Inghilterra. Unendo le forze, il Dottore, Robin e Clara riescono a lanciare una freccia d’oro (data in premio in una precedente gara di tiro con l’arco) fino all’astronave, che quindi esce dall’atmosfera ed esplode nello spazio. Il Dottore e Robin si riconciliano, e il Principe dei Ladri ritrova infine la sua Lady Marian.

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Robin Hood e il Dottore, passato e presente del folclore britannico, incrociano il loro cammino in Robot of Sherwood, ma il risultato non corrisponde alla somma dei due addendi: si tratta infatti dell’episodio più debole dall’inizio della stagione, poco curato sia negli snodi narrativi (compreso il finale) sia nella caratterizzazione degli antagonisti, completamente anonimi e guidati da un leader – lo Sceriffo di Nottingham – ben poco carismatico, oltre che privo di quell’ironia che si era fatta apprezzare in altre versioni. I robot però sono alla ricerca di una “terra promessa”, proprio come gli alieni vittoriani del primo episodio, e questo dettaglio stabilisce un legame con la trama orizzontale della stagione.

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Divertente, però, il rapporto conflittuale che s’instaura tra Robin e il Dottore. Se il Principe dei Ladri adotta una “maschera” quasi teatrale, caricata nei suoi atteggiamenti guasconi e provocatori (proprio come ci si aspetterebbe da lui), il Signore del Tempo lo affronta con il disincanto dell’uomo moderno, trattandolo come un mito popolare, e non come un essere umano. Particolarmente arguta, in tal senso, è l’insofferenza del Dottore nei confronti di quelle grasse risate che Robin e compagni fanno risuonare al termine di ogni frase, e che alle sue orecchie sembrano false e artificiose; ma non c’è nessun trucco, nessun inganno: Robin Hood è “reale”, e il Dottore deve imparare a credere all’esistenza di eroi impossibili, perché soltanto così potrà credere anche in se stesso (o nella sua bontà, per la precisione). S’innesca quindi una relazione speculare tra i due personaggi, un gioco di rimandi che viene sottolineato più volte anche da Clara, la cui fiducia è l’unico antidoto ai dubbi del Signore del Tempo, l’unico rimedio per quella disillusione che lo rende caratterialmente così diverso dai suoi predecessori (e soprattutto dall’undicesimo, Matt Smith, estroso e sognatore).

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Robot of Sherwood riesce quindi a intrattenere in modo dignitoso, eppure manca di finezza sia nella costruzione del racconto sia nell’ideazione del soggetto, e si pone come un leggero diversivo all’interno di una stagione altrimenti molto ambiziosa. Un episodio di decompressione, umoristico e un po’ sgangherato, ma comunque godibile.

La citazione: «Gli eroi vecchio stile esistono solo nelle fiabe vecchio stile, Clara.»

Ho apprezzato: il rapporto conflittuale fra il Dottore e Robin Hood; la comicità dell’episodio.

Non ho apprezzato: la trascuratezza di certi snodi narrativi; la scarsa caratterizzazione degli antagonisti.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Doctor Who sul nostro Episode39 a questo LINK.

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