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The Knick, la recensione del primo episodio: Method and Madness

Di Lorenzo Pedrazzi

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Su Cinemax ha debuttato The Knick, la serie televisiva creata da Jack Amiel e Michael Begler, nonché interpretata da Clive Owen. Il primo episodio, Method and Madness, è diretto dal produttore esecutivo Steven Soderbergh

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

New York, 1900. Il Dr. John W. Thackery (Clive Owen) è un brillante chirurgo del Knickerbocker Hospital, dove si sperimentano le procedure chirurgiche più audaci e innovative del mondo. Dopo la morte di una paziente e del suo bambino nel corso di un’operazione molto rischiosa, il Dr. J.M. Christiansen (Matt Frewer), mentore di John e primario dell’ospedale, si toglie la vita, e il consiglio di amministrazione decide di affidare il suo ruolo proprio a John, imponendogli il talentuoso Dr. Algernon Edwards (André Holland) come vice. Edwards vanta il supporto di Cornelia Robertson (Juliet Rylance), figlia di uno dei benefattori del Knick, ma John non ha intenzione di assumerlo: Algernon è nero, e John – ben poco interessato a farsi paladino dei diritti civili – ritiene che il colore della sua pelle respingerebbe i pazienti. La volontà del consiglio, però, prevale.
Nel frattempo, il signor Sebastiano Gentile è in convalescenza dopo un’operazione, ma è affetto da bronchite e setticemia, e deve subire un altro intervento. Il Dr. Everett Gallinger chiede alla giovane infermiera Lucy Elkins (Eve Hewson) di recuperare John, che ha trascorso una notte in bianco nel tentativo di non assumere cocaina: Lucy lo trova riverso sul suo letto, sofferente, e gli inietta una dose per “rimetterlo in sesto”. Giunto in sala operatoria, assistito da Algernon (che però si sente indesiderato, e ha intenzione di dare le dimissioni), John constata l’impossibilità di addormentare il signor Gentile con l’etere a causa della bronchite, e opta per una soluzione rischiosa: praticargli un’anestesia spinale, mai tentata su un essere umano. L’iniezione riesce, e l’operazione ha buon esito; Algernon, stupefatto da questa dimostrazione di talento, decide di rimanere al Knick per imparare tutto ciò che John potrà insegnargli.

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Steven Soderbergh ha abbandonato (definitivamente?) il cinema, ma non il mestiere di regista, che continua a esercitare in campo televisivo: il primo episodio di The Knick reca le sue impronte nell’utilizzo massiccio di camere a spalla, nell’afflato intimista delle inquadrature e nell’attenzione minuziosa – quasi morbosa – per i dettagli fisiologici delle operazioni chirurgiche, traboccanti di fluidi corporei e altre materie caliginose che evidenziano la statura pionieristica delle procedure sperimentate al Knickerbocker. Focalizzandosi principalmente sul Dr. John W. Thackery di Clive Owen, ma con tentazioni da racconto corale quando segue le vicende di altri personaggi, la serie allestisce una rappresentazione piuttosto credibile della sua epoca di riferimento, mostrandone la contraddittoria alternanza tra coni d’ombra e sprazzi luminosi. Perché, certo, si tratta di un periodo caratterizzato da grandi scoperte in campo medico («Sulle cure del corpo umano» dice John, «è stato appreso di più negli ultimi cinque anni che nei cinquecento precedenti»), ma anche di un’epoca deteriorata dalla corruzione, dove gli ispettori sanitari intascano mazzette per sorvolare sulla salubrità dei condomini popolari, e le ambulanze si contendono i malati a scopo di lucro, come dimostra la storia del rude portantino Tom Cleary (Chris Sullivan). In tale contesto, anche John è animato dai medesimi chiaroscuri. L’idea di un medico cinico, pragmatico e tossicodipendente non può che far pensare agli eccessi di Dr. House, ma la caratterizzazione di John Thackery, per quanto esasperata, trae ispirazione da uno dei pionieri della chirurgia moderna, John Halsted, anch’egli dipendente dalla cocaina nonché audace sperimentatore di tecniche rivoluzionarie (fu il primo a effettuare una trasfusione di sangue d’emergenza negli Stati Uniti). Ovviamente, però, il personaggio si carica di un fascino prettamente televisivo: l’immagine iniziale di Clive Owen disteso sul letto di un bordello, immerso in una luce fumosa e rossastra, ricorda sin troppo da vicino il Johnny Depp di From Hell, e stona un po’ con le ambizioni “realistiche” – o quantomeno storicamente accurate – di The Knick.

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Le forzature, peraltro, sono percepibili anche in materia d’integrazione razziale: l’inserimento del Dr. Algernon Edwards, in anticipo di vent’anni sul vero primo medico afroamericano che abbia mai lavorato in un ospedale di New York (il Dr. Louis Wright dell’Harlem Hospital), è un espediente pretestuoso e poco verosimile, adottato dagli sceneggiatori per offrire un quadro più ampio sui conflitti che turbavano la società americana agli albori del Ventesimo Secolo, offrendo inoltre un controcanto etico, professionale ed emotivo alla ruvida personalità di John. Il dialogo – o lo scontro – fra i due personaggi potrebbe essere uno dei cardini sui quali ruoterà l’intera serie, le cui aspirazioni valicano i confini del medical drama per volgere lo sguardo sul più vasto paesaggio di un ritratto storico-sociale. Gli alti valori produttivi sono sicuramente d’aiuto, in tal senso: le scenografie di Howard Cummings e i costumi di Ellen Mirojnick vantano una qualità di livello hollywoodiano, mentre la fotografia di Peter Andrews lavora sulla dominante cromatica delle più svariate ambientazioni, esaltandone alternativamente i bianchi (l’ospedale, la sala operatoria), i rossi (il bordello), il grigio-azzurro (le strade di New York) e il bruno tendente al nero (gli interni delle case). Ne risulta uno show che, pur con alcune concessioni di natura patinata e “commerciale”, delinea un mondo in precario equilibrio tra positivismo e decadenza, ottimismo e sfiducia, dove la sala operatoria diventa non soltanto la linea di confine tra vita e morte, ma anche la soglia per accedere alle rivoluzioni della medicina moderna.

La citazione: «Sarà pazzia, eppure c’è del metodo in essa.»

Ho apprezzato: la ricostruzione d’epoca; la fotografia di Peter Andrews; le contraddizioni in seno al contesto sociale; il cinismo del protagonista.

Non ho apprezzato: alcune forzature di carattere storico.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Knick sul nostro Episode39 a questo LINK.

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