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Masters of Sex, la recensione del quinto episodio: Giants

Di Lorenzo Pedrazzi

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Giants, quinto episodio della seconda stagione di Masters of Sex, ricompone finalmente il sodalizio professionale tra William Masters (Michael Sheen) e Virginia Johnson (Lizzy Caplan), ma il nuovo contesto lavorativo non è dei più agevoli…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

William (Michael Sheen) annuncia a Virginia (Lizzy Caplan) che potranno riprendere i loro studi presso il Buell Green Hospital, l’ospedale afroamericano di St. Louis, ma Virginia pretende alcune garanzie, come un contratto a lungo termine. Insediatosi nel suo nuovo ufficio, William viene accolto dal Dr. Hendricks (Courtney B. Vance), direttore dell’ospedale, e poi si confronta con Virginia circa l’opportunità di proseguire con le loro “sessioni”, che per lui sono un requisito indispensabile al fine di continuare la collaborazione. Virginia, però, è recalcitrante: la Dr.ssa Lillian DePaul (Julianne Nicholson) l’ha infatti accusata di sottostare a un ricatto sessuale, intimandole di «non tramandare l’insulsa convinzione che le donne debbano spalancare le gambe per arrivare ai piani alti». Di fronte a questa prospettiva, Virginia reagisce nell’unico modo che, pur attenendosi agli accordi con Bill, le permette di esercitare una forma d’indipendenza: assume il controllo del rapporto carnale, costringendo il suo partner a spogliarsi e masturbarsi mentre lei prende appunti con aria distaccata, e poi inducendolo a praticarle del sesso orale.
Appianate le divergenze, William e Virginia cominciano però a sperimentare le difficoltà del nuovo contesto lavorativo: le pazienti di Bill sono poco propense a recarsi in un ospedale afroamericano, e la diffidenza dei bianchi provoca persino una rissa in sala d’aspetto. Le incomprensioni di natura etnica, peraltro, invadono anche la casa di William: Libby (Caitlin FitzGerald) riceve infatti la visita del fidanzato di Coral (Keke Palmer), che non ha gradito il suo recente comportamento tirannico. Libby, sempre più frustrata e presuntuosa, crede di poter dare a Coral un consiglio materno, e le suggerisce di lasciarlo, ma Coral le dice che non può, sottolineando maliziosamente le spiccate capacità amatorie del suo fidanzato. Punta nel vivo della sua insoddisfazione, Libby chiede a William di fare l’amore con lei come gesto di distensione, ma non ne ricava alcun piacere. Parallelamente, anche Gene (Greg Grunberg) e Betty (Annaleigh Ashford) attraversano alcune difficoltà: nella vita di Betty, infatti, ricompare Helen (Sarah Silverman), la sua ex amante, che non ha digerito il matrimonio d’interesse fra lei e Gene. Quest’ultimo, però, organizza una cena a quattro con il suo amico Al, durante la quale emerge il grande affiatamento tra le due donne.
Intanto, il Dr. Hendricks è deluso dalle defezioni delle pazienti di William, poiché il suo obiettivo principale è promuovere l’integrazione razziale all’interno del Buell Green. A tal fine, Hendricks lo sprona per convincerle a tornare, e William ammette che Virginia è molto più portata per questo compito, riconoscendole esplicitamente che in alcune cose è migliore di lui. Hendricks, però, dimostra di non avere alcun interesse a sostenere gli studi sulla sessualità: fuori dall’ufficio, all’insaputa dei suoi nuovi dipendenti, straccia un volantino per la ricerca di volontari, e lo butta nel cestino.

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La linea di confine tra il ricatto sessuale e la relazione clandestina, già tracciata nella prima stagione di Masters of Sex, si fa ancora più tenue: Virginia è chiaramente sottoposta a un ricatto, poiché i rapporti con William sono una condizione imprescindibile per proseguire la collaborazione, eppure lei ricava un genuino piacere da tali rapporti, ed è indubbiamente attratta da quell’uomo brillante e autoritario, chiuso e anaffettivo, che la guarda come se fosse la donna più desiderabile della Terra, e pensa a lei anche quando pratica l’autoerotismo. Assumere il controllo, emanciparsi da oggetto a soggetto della relazione carnale, è quindi l’unica arma che le resta per stabilire la propria indipendenza, affermando il suo ruolo dominante nella stimolazione e nella soddisfazione del desiderio. Per questa ragione, Virginia si comporta come un’algida osservatrice, e pone William in una condizione subordinata che lo mette in grande imbarazzo, denudandolo sia fisicamente sia emotivamente, per poi indurlo a praticarle un cunnilingus (che alcuni uomini – quelli ancora ossessionati dal mito della virilità – considerano “demascolinizzante”).

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L’ambiguità di questo sodalizio non può che suscitare il disappunto di Lillian, che ha costruito la sua carriera sul duro lavoro e sul talento, rimanendo estranea a qualunque civetteria o concessione sessuale. In questo episodio, appare chiaro quanto lei si senta tradita non solo a livello personale (perché Virginia, comunque, tende a preferire il lavoro con William), ma anche sul piano ideologico e morale, com’è evidente quando le rinfaccia che le sue azioni «renderanno tutto più difficile» per le donne dopo di lei. D’altro canto, Virginia si mette sulla difensiva e si atteggia a “martire del proletariato”, dichiarando di non potersi permettere il lusso di certi ragionamenti, poiché non ha mai goduto di alcun privilegio familiare o economico, e deve mantenere due figli piccoli. Fra le due donne, insomma, si consuma uno scontro di natura sia caratteriale che sociale, risolvibile soltanto in una solidarietà che, di fronte alla malattia di Lillian, riemerge come un disperato istinto di sopravvivenza. Curioso che lo stesso genere di solidarietà femminile, seppure in un contesto differente, affiori anche nella sottotrama di Betty e Helen, quest’ultima interpretata dall’attrice comica Sarah Silverman: le due donne si amano ancora, e il loro affiatamento è tangibile, eppure Betty ha optato per un soluzione pragmatica (sposare Gene) che dovrebbe tenerla lontana dalla sua ex amante, ma che non le impedisce di darle un bacio mentre si trovano entrambe nel bagno del ristorante.

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Parallelamente, i conflitti sociali si combattono anche in materia d’integrazione razziale, tematica che Masters of Sex non poteva certo ignorare. Siamo alla fine degli anni Cinquanta, epoca in cui Martin Luther King – citato in un dialogo da Hendricks – era schierato in prima linea per i diritti civili della popolazione afroamericana, mentre la diffidenza dei bianchi innescava tensioni, livori e rappresaglie. William e Virginia non sono insensibili alla causa (anche se non figura tra le loro priorità), e si adeguano al nuovo contesto lavorativo per promuovere l’integrazione; peccato però che Hendricks, di contro, stia segretamente cercando di sabotare gli studi sulla sessualità, anche se per il momento le sue motivazioni non sono chiare. In ogni caso, sotto il tetto di William si svolgono le medesime battaglie, ma su scala più intima e privata: Libby ha ormai completato la sua trasformazione in personaggio deprecabile, ed esercita un velato regime di oppressione sulla povera Coral, che però sa rispondere altrettanto sottilmente. Emerge così la profonda frustrazione di Libby, mai soddisfatta sul piano sessuale e persino disabituata al contatto, poiché suo marito – oltre ad avere un atteggiamento distaccato per natura – sfoga già la sua libido con un’altra donna. L’immagine di Libby sdraiata sul letto, inerte sotto al corpo di William, è emblematica della sua attuale condizione, e non può che suscitare un minimo di simpatia anche nei suoi confronti.

La citazione: «Hai chiuso gli occhi. È il tuo comportamento abituale?»

Ho apprezzato: Virginia che assume il controllo del rapporto; il confronto tra lei e Lillian; William che ammette di aver bisogno di lei; la frustrazione di Libby.

Non ho apprezzato: nulla di rilevante.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Masters of Sex sul nostro Episode39 a questo LINK.

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