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Doctor Who, la recensione del primo episodio dell’ottava stagione: Deep Breath

Di Lorenzo Pedrazzi

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L’atteso ritorno di Doctor Who coincide con la prima avventura di Peter Capaldi nelle vesti del Signore del Tempo: Deep Breath, questo il titolo dell’episodio, non delude, e ci mostra un Dottore confuso, ambiguo, ma non per questo meno affascinante…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

La Londra vittoriana è scossa da un ospite insolito: un tirannosauro passeggia nel Tamigi, disorientato, e poi rigurgita una cabina blu che precipita sulla riva. Madame Vastra (Neve McIntosh) e Jenny (Catrin Stewart) accolgono il Dottore (Peter Capaldi), fresco di rigenerazione, e Clara (Jenna Coleman), che raccontano di essere stati inghiottiti dal dinosauro e, per questo, di averlo coinvolto nel loro viaggio temporale. Il Dottore però è confuso, a malapena riconosce Clara, e infine crolla svenuto. Vastra spiega alla ragazza che non deve lasciarsi ingannare dal suo nuovo aspetto: in fondo, il volto anziano rispecchia più fedelmente l’età e l’esperienza del Dottore, mentre il volto giovane che aveva in precedenza era una maschera indossata apposta per lei. Intanto, il Dottore si sveglia nel cuore della notte per raggiungere il tirannosauro, che però subisce un’improvvisa combustione (apparentemente) spontanea, e muore nel giro di pochi istanti. Non è l’unico caso: negli ultimi giorni, anche diversi cittadini londinesi sono periti nelle stesse circostanze.
Il Dottore e Clara si ritrovano quindi nei locali di un ristorante, attirati da uno strano annuncio sul giornale; Clara crede sia opera del Dottore, ma non è così. Comunque, nel ristorante è celato il mistero delle combustioni spontanee: i responsabili sono i superstiti di un’antica razza di cyborg alieni, che prelevano organi e altre parti del corpo dalle loro malcapitate vittime umane per sostituirle alle proprie componenti difettose; in seguito, le vittime vengono bruciate per non lasciare alcuna traccia. Il capo degli alieni è un inquietante individuo (Peter Ferdinando) che sostiene di voler cercare la “terra promessa”, e che attiva l’astronave – in realtà un pallone aerostatico cucito con pelle umana – mentre il Dottore, Clara, Vastra, Jenny e Strax (Dan Starkey) si trovano a bordo. Il Dottore lotta con lui, e l’alieno precipita dalla nave, per poi morire infilzato dalla croce che sormonta il Big Ben… ma è stato lui stesso a suicidarsi, oppure è stato il Dottore a ucciderlo? L’alieno sosteneva che il suicidio non fosse previsto nella sua programmazione di base, mentre il Dottore sosteneva che l’omicidio non fosse contemplato nella sua: chiaramente, uno dei due ha mentito.
In ogni caso, l’alieno si ritrova in un giardino idilliaco, dove una misteriosa donna di nome Missy (Michelle Gomez) – che dice di essere la fidanzata del Dottore – lo accoglie in “paradiso”. Nel frattempo, Clara torna nel presente con il Dottore, e riceve una telefonata dalla sua precedente incarnazione (Matt Smith) poco prima che si rigenerasse. L’Undicesimo Dottore le assicura che anche il suo successore avrà bisogno di lei, e che, nonostante la differenza di aspetto, restano pur sempre la stessa persona.

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Uno dei tratti più originali di Doctor Who, nonché garanzia della sua formidabile longevità, risiede proprio nelle metamorfosi del protagonista attraverso le sue numerose rigenerazioni, che permettono di rilanciare il personaggio non soltanto con un nuovo attore (pur mantenendo intatta la continuità narrativa), ma anche con nuove sfumature caratteriali, una personalità rinnovata che si esprime persino nella gestualità e nella prossemica. Ecco che allora il bravissimo Peter Capaldi, ufficialmente la dodicesima incarnazione del Signore del Tempo, acquisisce una sottile ambiguità che lo fa oscillare dalla goffaggine alla sicurezza di sé, dall’incertezza nevrotica al freddo autocontrollo, affrontando l’antagonista di turno con una durezza sconosciuta ai suoi predecessori. Certo, conserva pur sempre la sua brillantezza teatrale e l’ironia buffonesca, ma questo Dottore riesca anche ad assumere un atteggiamento risoluto, forse persino spietato: «Ovviamente ti rendi conto che uno di noi sta mentendo riguardo alla sua programmazione di base» dice al suo avversario, un automa con le vesti di Jack lo Squartatore e il volto diviso a metà, in parte meccanico e in parte umano, poco prima che il suo corpo ci venga mostrato sulla cima del Big Ben, inerte. Se sia stato il Dottore a ucciderlo, non ci è dato saperlo. Sarebbe di sicuro una novità sconvolgente, rispetto al suo solito modus operandi.

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Di fronte a questi cambiamenti, Steven Moffat mette in campo un’idea piuttosto arguta: far coincidere lo smarrimento di Clara con quello dello spettatore, “traumatizzato” dal passaggio a un nuovo protagonista. In fondo, le domande della ragazza sono le stesse del pubblico (è davvero lui? Perché così anziano?), e l’avventura di Deep Breath consente di elaborare le novità in modo graduale, fino alla catartica telefonata con Matt Smith che chiude definitivamente – e con maggiore completezza – il suo arco narrativo. Le sue parole, in fondo, servono a rassicurare sia Clara sia lo spettatore, garantendo a entrambi che, per quanto possa sembrare diverso, il Dottore è sempre lo stesso. Nuovi misteri, però, si profilano all’orizzonte: l’enigmatica Missy e il suo “paradiso” potrebbero giocare un ruolo fondamentale in questa stagione, e lo stesso discorso vale per la misteriosa donna che diede a Clara il numero di telefono del Dottore, e che ora li ha fatti riunire nel ristorante degli alieni. Per il resto, i dialoghi vivaci e le gag comiche infondono brio in un episodio che non fa quasi mai sentire il peso della sua durata (75 minuti), e risultano particolarmente efficaci negli scambi scoppiettanti tra Clara e il Dottore, o tra Madame Vastra e Jenny, o negli interventi di Strax, o ancora nelle battute rivolte agli inglesi e al loro accento (perché Peter Capaldi è scozzese, e quindi anche la sua parlata). L’equilibrio tra umorismo e avventura fantascientifica non risulta mai compromesso, ma resta il fiore all’occhiello di uno show che sa quando è il momento di prendersi sul serio, e quando invece è più opportuno sciogliere le briglie dell’ironia.

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La citazione: «Quelle persone laggiù, loro non sono mai piccole per me. Non fare supposizioni su fino a che punto arriverei per proteggerle, perché ho già fatto parecchia strada. E, al contrario di te, io non mi aspetto di raggiungere nessuna terra promessa.»

Ho apprezzato: l’interpretazione di Peter Capaldi; la caratterizzazione ambigua del Dottore; l’ottimo equilibrio fra umorismo e avventura; Madame Vastra che fa posare Jenny per un dipinto inesistente.

Non ho apprezzato: nulla di rilevante.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Doctor Who sul nostro Episode39 a questo LINK.

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