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The Strain, la recensione del secondo episodio: The Box

The Strain, la recensione del secondo episodio: The Box

Di Lorenzo Pedrazzi

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The Box, secondo episodio della serie tv creata da Guillermo Del Toro e Chuck Hogan, approfondisce il lato intimista dello show, in particolare nella vicenda privata di Ephraim Goodweather, a scapito però del versante più orrorifico e “mostruoso”, che qui risulta un po’ trascurato.

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Vasiliy Fet (Kevin Durand), un disinfestatore che vive con un bel gattone grigio, irrompe in un rinomato locale di Manhattan e lo obbliga a chiudere, facendo scappare la clientela alla vista di un topo morto che ha trovato nelle cucine. Intanto, Gus (Miguel Gomez) lascia la bara del Maestro in un deposito, e fugge non appena la vede muoversi. A casa viene accolto da sua madre, e poi se la prende con suo fratello quando scopre che ha rubato un orologio al banco dei pegni di Abraham Setrakian (David Bradley). Quest’ultimo si trova ancora in cella, dove riceve la visita di Thomas Eichorst (Richard Sammel), che evidentemente è stato responsabile della sua prigionia in un campo di concentramento, durante la Seconda Guerra Mondiale, e infatti si riferisce a lui soltanto con un numero. Thomas lo deride, poiché ritiene che non possa fare nulla per fermare ciò che sta per accadere, e gli ricorda le ultime parole della sua amata, che chiamava il suo nome mentre lui la uccideva. Abraham, però, promette che la vendicherà.
Nel frattempo, Eldritch Palmer (Jonathan Hyde) ha fatto insabbiare le indagini sull’aereo: ora, la versione ufficiale dice che i passeggeri sono morti per una perdita di monossido di carbonio, e i quattro sopravvissuti vengono liberati dalla quarantena… salvo poi accusare alcuni sintomi, come uno strano ronzio nelle orecchie, perdita di capelli e sete di sangue. Ovviamente, il Dr. Ephraim Goodweather (Corey Stoll) e la sua collega Dr.ssa Nora Martinez (Mia Maestro) sanno bene che si tratta di una misteriosa epidemia, ma il caso è stato ormai tolto dalle loro mani. Il capitano del velivolo, però, non crede alle versioni ufficiali, e vuole fare tutto il possibile per scoprire la verità: su consiglio di Ephraim, accetta di farsi ricoverare privatamente in ospedale, dove un’analisi con la luce ultravioletta rivela la presenza di parassiti vermiformi che strisciano sotto la sua pelle. Ephraim deve però affrontare anche l’udienza per la custodia di suo figlio Zach (Ben Hyland), e accettare che sua moglie Kelly (Natalie Brown) viva con un altro uomo. A un passo dal riprendere a bere, Ephraim ha invece la forza di recarsi a una seduta degli alcolisti anonimi, dove confessa le sue frustrazioni, i suoi problemi nel gestire la rabbia, le sue manie di controllo e il suo egocentrismo.
Parallelamente, Eldritch si presenta al cospetto del Maestro, mentre la piccola Emma (Isabelle Nélisse), contagiata a sua volta, aggredisce e uccide suo padre…

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Come capita spesso agli episodi transitori, The Box trascura proprio gli elementi di maggior attrattiva della serie, e offre ben poco sul piano dell’horror, dell’azione o del ributtante “bestiario” che dovrebbe affollare il mondo di The Strain. Il disgustometro segna punteggi abbastanza bassi, e ritrova un barlume di vitalità solo nella piccola (ma efficace) scena dell’analisi con la luce ultravioletta, che rivela le sagome striscianti dei parassiti sotto alla pelle del capitano: nulla di eccezionale, ma dimostra le potenzialità dello show nel pizzicare il senso del limite degli spettatori. Per il resto, l’episodio deve pagare dazio alla puntata precedente, raccontando i retroscena di alcuni personaggi e approfondendone il versante emotivo. Il monologo di Ephraim agli alcolisti anonimi ci introduce nell’intimità dei suoi conflitti, elencandoci didascalicamente i problemi di cui soffre (anche se sarebbe stato più opportuno mostrarli al pubblico attraverso le azioni, piuttosto che declamarli a parole) e che rischiano di allontanarlo da suo figlio, sebbene questa caratterizzazione tormentata suoni tuttora un po’ artificiosa e mal costruita, dettata da esigenze drammaturgiche sin troppo scoperte. Al momento, il protagonista fatica a suscitare empatia, mentre lo stesso non può dirsi di Abraham, il personaggio migliore della serie, anziano guerriero che ha subìto sulla sua pelle l’orrore indicibile dell’olocausto e, come se non bastasse, ha dovuto combattere perfino la minaccia dei vampiri che vogliono conquistare il mondo, perdendo la sua amata nel corso della battaglia. È il suo cuore, quello che conserva in cantina. E il responsabile della sua morte – anzi, della sua trasformazione – è proprio l’odioso Thomas Eichorst, a cui Abraham giura vendetta: i due personaggi sono legati da una lotta decennale, che affonda le radici nei campi di concentramento nazisti, al punto che Eichorst non lo chiama mai per nome, ma si riferisce a lui solo come “ebreo”, oppure citando il numero che ha tatuato sul braccio. Questo dualismo caratteriale, finora, è l’aspetto più affascinante dello show.

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Per il resto, l’episodio svolge una funzione per lo più informativa e descrittiva, poiché fa procedere la storia per piccoli passi, senza svolte narrative brusche o eventi clamorosi. Anzi, ciò che accade è ampiamente prevedibile: il padre di Emma viene attaccato dalla bambina (possibile che l’uomo abbia accolto il suo ritorno porsi domande?), Eldritch si presenta al cospetto del Maestro (di cui sentiamo per la prima volta la voce cavernosa, ma non ne vediamo il volto), i sopravvissuti accusano i primi sintomi della trasformazione, ed Ephraim si sforza perché Zack non si dimentichi di lui. Più ambiguo è l’inserimento del disinfestatore interpretato da Kevin Durand, che spinge a chiedersi quale ruolo giocherà tale personaggio nella trama della serie, e inaspettato è anche il bacetto che Ephraim stampa sulle labbra di Nora: che sia più probabile un riavvicinamento nei suoi confronti (i due hanno già avuto una relazione), piuttosto che con sua moglie Kelly? Staremo a vedere. Intanto, The Strain conserva le sue potenzialità d’intrattenimento, ma farebbe meglio a non perdere di vista i suoi risvolti più “di genere”: in uno show di questo tipo, è ciò che conta maggiormente.

La citazione: «Disinformazione. Una buona storia trionfa sempre sulla verità. Basta dare alla stampa un cattivo da odiare.»

Ho apprezzato: il dualismo tra Abraham e Eichorst; la scena con i parassiti sottocutanei; la voce del Maestro.

Non ho apprezzato: un paio di momenti didascalici; la caratterizzazione un po’ artificiosa di Ephraim; la scarsità di scene orrorifiche.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Strain sul nostro Episode39 a questo LINK.

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