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The Leftovers, la recensione del terzo episodio: Two Boats and a Helicopter

Di Lorenzo Pedrazzi

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Two Boats and a Helicopter, terzo episodio di The Leftovers, è interamente dedicato al reverendo Matt Jamison, interpretato da un ottimo Christopher Eccleston

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Il reverendo Matt Jamison (Christopher Eccleston) sta recitando il sermone in una chiesa semivuota, quando un uomo percorre la navata centrale e lo aggredisce a calci e pugni, infuriato perché Matt ha diffuso un volantino in cui si dice che una donna, anche lei scomparsa nella presunta estasi del 14 ottobre, spacciava droga. È la sua missione: fare ricerche sugli scomparsi, individuare i colpevoli delle più svariate malefatte, e denunciarli attraverso dei volantini, per dimostrare che la loro sparizione non ha nulla a che vedere con uno premio divino. Mentre viene medicato in ospedale, riceve la visita di Kevin (Justin Theroux), che gli chiede se vuole sporgere denuncia, ma Matt rifiuta. Ci sono però anche altri problemi che lo affliggono: qualcuno ha fatto un’offerta di 135 mila dollari per comprare la sua chiesa e il terreno su cui sorge, costringendolo a trovare quella stessa cifra entro il giorno successivo per evitare la vendita. Si rivolge quindi a sua sorella Nora Durst (Carrie Coon), che il 14 ottobre ha perso il marito e i figli, e ha ottenuto un lauto indennizzo dal governo: la donna accetterebbe di prestargli i soldi soltanto se lui, in cambio, la smettesse con la storia dei volantini, ma Matt non vuole saperne, e le racconta che suo marito aveva una storia con la maestra d’asilo dei loro bambini.
A casa, Matt trova Roxana (Olga Sosnovska) che minaccia di andarsene se non le verrà pagato ciò che le spetta per aver badato a sua moglie Tina (Janel Moloney), catatonica dopo un incidente automobilisco provocato proprio dal caos del 14 ottobre. Il reverendo le assicura che presto potrà pagarla: le chiede soltanto di far compagnia a Tina per la notte, mentre lui recupera i soldi. Si reca quindi nel giardino della casa di Kevin, dove trova la moglie di quest’ultimo, Laurie (Amy Brenneman), che gli chiede di non dire nulla a suo marito, e poi se ne va. Nel giardino, il padre di Kevin ha sepolto del denaro sottratto a un giudice corrotto, e destinato proprio a Matt, poiché l’uomo credeva nella sua missione. Sono ventimila dollari. Matt, guidato dalle strane apparizioni di alcuni piccioni che sembrano indicargli la via, raggiunge un casinò indiano e riesce a moltiplicare la cifra fino a 160 mila dollari, puntando continuamente sul rosso, sempre alla stessa roulette che gli era stata “indicata” dai volatili. Un balordo cerca di derubarlo, ma lui reagisce e lo neutralizza, abbandonandolo privo di sensi nel parcheggio del casinò. La mattina successiva, però, sulla strada per la banca, Matt si ferma per soccorrere un Guilty Remnant che è stato colpito con un sasso da un’auto in corsa, ma l’auto torna indietro e riserva a lui il medesimo trattamento. Dopo un’inquietante esperienza onirica in cui rivive i traumi della sua infanzia (soprattutto l’incendio che ha ucciso i suoi genitori), Matt si risveglia nel letto di un’ospedale: sono le quattro e mezza, se si sbriga può ancora fare in tempo ad andare in banca e salvare la sua chiesa. Il suo referente gli dice però che ormai è troppo tardi: Matt è rimasto privo di coscienza per tre giorni, quindi il termine è scaduto. Di ritorno alla chiesa, vede che i nuovi proprietari la stanno già smantellando, dipingendo le vetrate di bianco e togliendo le lettere dal cartello d’ingresso: sono i Guily Remnants, ora proprietari di quello che, un tempo, era il principale luogo di culto di Mapleton…

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Non si prende un attore come Christopher Eccleston per relegarlo a un ruolo di contorno, e infatti il terzo episodio di The Leftovers lo elegge a inaspettato protagonista, rinunciando momentaneamente alla struttura corale per concentrarsi soltanto su di lui. D’altra parte, il reverendo Matt Jamison – che nelle puntate precedenti ci era sembrato più che altro un lunatico predicatore da strada – svolge un ruolo importante nella serie: incarna infatti il punto di vista più delicato sulla presunta estasi del 14 ottobre, quello dell’istituzione ecclesiastica, a cui molti si sono rivolti per ottenere risposte. Matt non crede però che la sparizione corrisponda all’estasi biblica – piuttosto, ritiene che si sia trattato di una prova per qualcosa che dovrà accadere in futuro – ma il suo scetticismo ha contribuito ad allontanare i fedeli dalla chiesa, dando invece forza, per contrasto, all’ascesa dei Guilty Remnants: la loro “espansione” anche sul terreno della chiesa non è certo casuale, e dimostra la grande influenza che il gruppo sta esercitando sui cittadini, assumendo progressivamente un ruolo di maggioranza, forse persino di monopolio spirituale sulla popolazione di Mapleton. Nell’epilogo, Matt è ormai ridotto a un emarginato sociale, nonostante i suoi sforzi per mostrarsi caritatevole e disponibile nei confronti dei GR. Considerando il risultato, non si può evitare di mettere in discussione l’affidabilità dei presunti “segnali divini”, che però potrebbero svelare il loro vero significato più avanti, nel corso della serie; di certo, però, The Leftovers riafferma anche in questo caso la sua proverbiale ambiguità, la sua tendenza ad annebbiare il cammino dei personaggi per renderne incomprensibile l’operato, gli obiettivi, il carattere. Corre una linea sottile tra dedizione spirituale e ossessione maniacale, ma il reverendo da quale parte si colloca? Fino a che punto possiamo credere in lui, o in qualunque altro personaggio? È curioso come lo show sembri diffidare sia del singolo (anche lo stesso Kevin ha già mostrato segni di squilibrio) sia della collettività (i cittadini sembrano uniti soltanto dall’odio per i Guilty Remnants, e questi ultimi hanno un’aria tutt’altro che rassicurante). Ogni punto di riferimento, insomma, crolla miseramente.

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Anche il confine tra incubo e realtà, come negli episodi precedenti, diventa sempre più sfumato. L’esperienza onirica di Matt è una trascinante concatenazione allucinatoria che sintetizza il passato e le nevrosi del personaggio, concedendosi peraltro tutto il tempo necessario per sviluppare la sequenza: un sogno ininterrotto di quattro minuti e mezzo è cosa rara, nella media delle serie tv, ma è proprio ciò che possiamo aspettarci da uno show che cambia improvvisamente “formato” ed elegge a protagonista un personaggio apparentemente secondario. Two Boats and a Helicopter aggiunge un tassello a quel criptico mosaico che è The Leftovers, ma ovviamente si focalizza sull’interiorità delle persone, sul mistero che si cela dentro di loro, piuttosto che sull’enigma che aleggia all’esterno. Matt, figura tragica ma risoluta, segue (o pensa di seguire) le tracce del divino che si manifestano attorno a lui, ma la sua chiesa si fa sempre più deserta e quelle tracce sembrano condurlo alla sconfitta. I Guilty Remnants sono voraci, si dilatano come un blob e rappresentano un futuro ben poco auspicabile, ma quando Matt li osserva da lontano, mentre smantellano quel luogo di culto su cui lui ha vegliato per anni, capiamo che la battaglia è soltanto all’inizio.
Bravo Christopher Eccleston: l’attore non perde il controllo, ma lascia sfumare reazioni e sentimenti in un ruolo che, per le sue stesse caratteristiche, sarebbe facilmente soggetto a interpretazioni sopra le righe.

La citazione: «È stato un test. Non per ciò che è avvenuto prima, ma per ciò che è avvenuto dopo. È stato un test per ciò che accadrà ora.»

Ho apprezzato: la focalizzazione sul personaggio di Matt; l’ambiguità del contesto; l’interpretazione di Christopher Eccleston; la sequenza onirica.

Non ho apprezzato: l’espediente del denaro lasciato dal padre di Kevin, un po’ troppo facile.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Leftovers sul nostro Episode39 a questo LINK.

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