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Perché tutti odiano Michael Bay?

Perché tutti odiano Michael Bay?

Di Filippo Magnifico

Michael Bay. Dopo aver letto questo nome cosa avete provato? Solitamente le ipotesi sono due: c’è chi reagisce indignato di fronte a quello che considera uno dei principali fautori della morte del cinema contemporaneo, e poi c’è chi semplicemente comincia a gioire, pregustando una pellicola fracassona e senza troppe pretese a parte il più puro e sano intrattenimento. La verità molto probabilmente risiede nel mezzo, ma l’interrogativo rimane: stiamo sul serio parlando del male cinematografico fatto uomo e di tutto ciò che un buon regista non dovrebbe mai essere?

Molto probabilmente no e di certo a lui questi interrogativi non interessano, dato che stiamo parlando di un nome che gode della fiducia della maggior parte delle major hollywoodiane. Mentre noi siamo qui a discutere su quanto sbagliato possa essere il suo modo di fare film, infatti, lui è lì che si diverte con gli amici e conta i dollari che sta incassando la sua ultima fatica: Transformers 4: L’Era dell’Estinzione, da qualche giorno nelle nostre sale. Già, perché che vi piaccia o meno Michael Bay è una garanzia e ai produttori le garanzie piacciono. A loro piace affidare determinati budget a persone di cui si possono fidare, che sono in grado di spendere esattamente la cifra che gli è stata data senza rischiare di sforare e che consegnano il loro lavoro nei tempi stabiliti.

Transformers 4 L'Era dell'Estinzione Mark Wahlberg Michael Bay Premiere mondiale di Hong Kong foto 1

Da questo punto di vista Michael Bay è decisamente un professionista, ma per quanto riguarda la tecnica? Anche qui sarebbe il caso di rassegnarsi perché – rullo di tamburi – stiamo parlando di un vero e proprio autore, relegato solo ed esclusivamente ad un genere, è vero, ma pur sempre un autore. Lo so, il termine “autore” accostato al nome Michael Bay a molti di voi avrà fatto venire l’orticaria, ma cerchiamo di illustrare meglio questa bizzarra teoria con una domanda: come si riconosce un autore all’interno del vasto panorama cinematografico contemporaneo?

Io sono sempre stato del parere che un autore, per definirsi tale, deve portare avanti nel corso della sua carriera un personale pensiero e deve avere uno stile riconoscibile, che lasci pochissimo spazio a dubbi. E Michael Bay un suo stile ce l’ha, nonostante molti pensino che il suo sia un cinema fatto, come direbbero in Boris, “alla cazzo di cane”. Non è assolutamente così: nel corso della sua carriera Bay ha portato avanti una sua personalissima idea di cinema e ha sviluppato uno stile che, per quanto sbagliato possa essere, è rimasto coerente con sé stesso. Il video che trovate qui sotto può illustrare meglio il concetto:

Michael Bay – What is Bayhem? from Tony Zhou on Vimeo.

Chiedetelo a Jeanine Basinger, che è stata la sua professoressa di cinema alla Wesleyan University del Connecticut:

La prima volta che ho visto Michael Bay era solo un ragazzino di 18 anni molto educato, che voleva studiare cinema. Mi domandò se fossi interessata a vedere alcune sue fotografie. Io risposi di sì, sono insegnate, è il mio lavoro. Nel corso della mia carriera ho visto moltissimo materiale prodotto da ragazzi, ma non ho mai visto qualcosa che raggiungesse il livello delle foto che mi ha mostrato Michael Bay. Erano incredibili, mettevano in evidenza un occhio attento alla composizione, un particolare istinto nel catturare i movimenti e una comprensione particolarmente approfondita della narrazione.

Jeanine Basinger

Che sia il caso quindi di abbandonare ogni pregiudizio e cominciare a pensare che stiamo parlando di un regista che sa quello che fa? Il suo stile può non piacere, come quello di chiunque altro, ma non stiamo certamente parlando di un incompetente.

Cos’è dunque che penalizza Michael Bay? È presto detto: la sua essenza tamarra. Michael Bay è americano ed è anche un bel po’ tamarro (con tutte le accezioni positive e non che questo termine può avere). Questo nelle sue pellicole si nota parecchio. Agli americani tamarri piacciono le esplosioni, piacciono i film dove ad un certo punto tutto salta in aria, i buoni vincono e c’è qualcuno che si alza urlando “Yeah!”.

Ecco dunque cos’è Michael Bay: un registra in grado di comporre immagini grandiose ma povero dal lato dei contenuti. Non l’ho detto io, l’ha detto Steven Spielberg, poco prima di affidargli la regia di Transformers e lanciare uno dei franchise più fracassoni e redditizi degli ultimi anni. Ed è la verità perché a parte qualche eccezione (come ad esempio il recente Pain & Gain, forse il suo film migliore finora) Bay ha sempre evidenziato uno scarso interesse per il contenuto a favore della spettacolarità.

È per forza un male? Non credo proprio. Le persone dovrebbero forse rilassarsi un po’ più di più quando parlano di Michael Bay perché, a differenza di molti altri registi usa e getta del panorama cinematografico odierno, lui fa e ha sempre fatto ciò che più gli piace. E l’ha (quasi) sempre fatto bene.

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Transformers: L’Era dell’Estinzione ha fatto il suo ingresso nelle sale italiane il 16 luglio 2014. Il film si svolge quattro anni dopo gli eventi narrati nel precedente capitolo. Nel cast troveremo Mark Wahlberg, Jack Reynor, Nicola Peltz, Stanley Tucci, Sophia Myles, Kelsey Grammer e Li Bingbing. Per maggiori informazioni potete consultare le nostre News dal Blog.

Fonte: Criterion


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