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Masters of Sex, la recensione del primo episodio della seconda stagione: Parallax

Di Lorenzo Pedrazzi

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Torna Masters of Sex con il primo episodio della seconda stagione, Parallax, in cui William Masters (Michael Sheen) e Virginia Johnson (Lizzy Caplan) affrontano le conseguenze della loro nuova situazione…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Dopo il suo licenziamento, William Masters (Michael Sheen) ha dichiarato a Virginia Johnson (Lizzy Caplan) di non poter rinunciare a lei, dopodiché hanno fatto l’amore, e Virginia ha scaricato per telefono il suo spasimante Ethan Haas (Nicholas D’Agosto): sa benissimo che lui potrebbe offrirle una vita matrimoniale serena, ma ciò che le importa maggiormente, e che la soddisfa, è il suo lavoro con William. I due cominciano quindi a frequentarsi in un hotel fuori città, ma mettono in chiaro che il loro legame è basato proprio sul lavoro, e che non ci saranno complicazioni di altro genere. Nel frattempo, William vede suo figlio come un estraneo, e non se ne prende cura nemmeno quando si trova da solo con lui, lasciando l’incombenza a sua madre Estrabook (Ann Dowd); esasperato dalla sua presenza, le confessa di avere una relazione con Virginia, e la donna decide quindi di tornare in Ohio, mentre Libby (Caitlin FitzGerald) – ignara di tutto – è costretta a cercare una babysitter. La sua dedizione nei confronti del marito è però costante, ed è anche grazie a lei – e all’aiuto del ricco Gene Moretti (Greg Grunberg), che gli è sempre riconoscente – se William riesce a farsi assumere presso il Memorial Hospital, dove il viscido Dr. Douglas Greathouse (Danny Huston) è ben felice di accogliere i suoi studi sul sesso. In realtà, William avrebbe voluto parlarne con il suo amico Barton Scully (Beau Bridges), ma i tentativi di sradicare la sua omosessualità – persino con una “terapia” a base di l’elettroshock – sono falliti, e Barton ha cercato d’impiccarsi in cantina. È stato salvato da sua moglie Margaret (Allison Janney), che ora lo protegge e congeda William con una scusa.
Intanto, Virginia accetta di vendere pillole dimagranti per sbarcare il lunario, ma non ha molta fortuna; come se non bastasse, in ospedale girano delle maldicenze sul suo conto, e molti dottori tentano di “rimorchiarla” con una certa volgarità. In compenso, però, un medico chiede la sua consulenza perché vuole utilizzare la stessa tecnologia impiegata negli studi sul sesso, e questo le permetterà di guadagnare qualcosa in più…

2

Una sinossi lineare non rende giustizia alla qualità di un episodio come Parallax, che conferma per l’ennesima volta la finezza di Masters of Sex e la bravura della sceneggiatrice Michelle Ashford: la narrazione è infatti impostata sull’alternanza tra passato e presente, a cui corrispondono i diversi punti di vista di William e Virginia. I flashback che contaminano il racconto fanno riferimento sempre agli incontri clandestini fra i due protagonisti, a partire da quello con cui si è conclusa la prima stagione: William si presenta alla porta di Virginia, zuppo di pioggia, e le dichiara che non può in alcun modo rinunciare a lei. Ciò che accade in seguito lo scopriamo nel corso della puntata, e con il trascorrere dei minuti diventa sempre più chiaro che si è trattato di un momento decisivo, uno spartiacque nelle vite di entrambi, sul piano lavorativo e – nonostante le apparenze – anche sentimentale. Perché fra loro c’è del sentimento, c’è amore; solo, è un amore nato dalla solidarietà professionale e dall’ambizione scientifica, poiché William e Virginia sanno bene che la ricerca non sarebbe stata possibile senza l’apporto di entrambi, e in tal senso la loro relazione è di reciproca necessità, quasi una simbiosi. Credere che il loro rapporto si limiti al sesso e agli studi sul sesso è una menzogna che si raccontano per non avere complicazioni, anche perché di complicazioni ne trovano già parecchie nella loro vita quotidiana. Virginia, in primo luogo: nel clima repressivo e sessista degli anni Cinquanta, è ovvio che sia lei, la donna, a pagare il prezzo più salato. Sottopagata, in cerca di quella soddisfazione personale che solo il lavoro può darle (perché rappresenta un piacere autarchico, una conquista privata che non ha nulla a che fare con l’amore o la famiglia), Virginia si ritrova a subire le maldicenze dei colleghi, guadagnandosi immeritatamente la fama di ragazza “facile” che attira gli sguardi lubrichi e le attenzioni volgari dei maschi, com’è evidente quando un medico l’assale nel bagno delle signore. Al contempo, però, le viene anche riconosciuta una certa competenza professionale, poiché un altro medico si rivolge a lei per chiederle aiuto: è la prima volta, da quando William ha inserito anche il suo nome sulla ricerca, che qualcuno si rivolge a lei in un sistama di rapporti paritario, riconoscendole un ruolo attivo nel campo delgli studi medici. Una grande vittoria, per lei, oltre che un aiuto sul fronte economico.

3

William, di contro, resta sempre chiuso nel suo rigido orgoglio, nel suo malcelato complesso di superiorità. Uno dei pregi di Masters of Sex consiste proprio nel renderci difficile l’empatia con il protagonista, la cui emotività repressa – unita all’ambiguità delle sue azioni, soprattutto nei confronti di una moglie meravigliosa e dolcissima come Libby – lo rende un personaggio ruvido ma affascinante, che non richiede una facile identificazione nei suoi confronti, e talvolta può farsi oggetto di aperta ostilità. Com’è possibile non detestare il suo egoismo, quando ignora il pianto del figlio e scaccia via sua madre in modo così brusco? Michael Sheen si conferma bravissimo, in tal senso, ma Lizzy Caplan gli tiene testa.

1

L’attenzione per il linguaggio non verbale continua a essere uno dei maggiori pregi della serie, doveroso per un prodotto che si focalizza sulle funzioni fisiologiche del corpo in ambito sessuale. A volte, la prossemica, la mimica facciale e il dialogo tra i corpi sono più espressivi delle parole stesse: si veda, ad esempio, la scena in cui Barton cerca goffamente di fare l’amore con Margaret per superare la sua omosessualità, senza sapere come muoversi, e finendo per ispirare la diffidenza di sua moglie che progressivamente si ritrae; oppure la foga di William e Virginia quando consumano il loro primo rapporto al di fuori del laboratorio, ebbri di desiderio e di voluttà sensuale. Tornando a Barton, la sua vicenda contribuisce a dipingere l’affresco di un’epoca, che Masters of Sex ha saputo rappresentare molto bene sia sul piano visuale (costumi, scenografie) sia sul piano sociale, dove, dove l’omosessualità è trattata come una malattia, il sesso è un argomento tabù, e la superiorità dell’orgasmo femminile rispetto a quello maschile – provata da William e Virginia nei loro studi – è considerata inaccettabile. In questo contesto di repressione sessuale ed emotiva, i protagonisti vivono la medesima condizione, restando sull’orlo del coinvolgimento sentimentale ma senza il coraggio di spingersi oltre. L’ultima scena, con un dialogo teso e imbarazzato fra William e Virginia, ricco di sottotesti e di verità non dette, lascia intendere che il rapporto fra loro è ancora ben lontano dal diventare sincero e liberatorio. Nel frattempo, godiamoci una delle migliori serie tv in circolazione.

La citazione: «C’è solo un brandello di me che mi fa ancora sentire donna. Non puoi prenderlo. Non puoi averlo.»

Ho apprezzato: la costruzione non lineare; le interpretazioni di Lizzy Caplan e Michael Sheen; l’attenzione per il linguaggio dei corpi; la ricostruzione del clima sociale dell’epoca.

Non ho apprezzato: nulla di particolare.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Masters of Sex sul nostro Episode39 a questo LINK.

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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