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Married, la recensione dell’episodio pilota

Di Lorenzo Pedrazzi

married-copertina

Su FX ha debuttato Married, interessante comedy di Andrew Gurland con Nat Faxon e Judy Greer nel ruolo di una coppia che affronta le difficoltà quotidiane del matrimonio. Se l’idea di base non è certo innovativa, l’approccio dello sceneggiatore è invece molto convincente…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Russ e Lina Bowman (Nat Faxon e Judy Greer) sono una coppia come tante, con tre bambine e una carente vita sessuale. O, forse, inesistente: ogni sera, a letto, Russ cerca di convincere Lina a fare l’amore, ma lei lo respinge di continuo, preferendo rilassarsi con romanzi o film di vampiri e lupi mannari. Troppo stanca per soddisfarlo, Lina arriva addirittura a suggerirgli di trovarsi un’amante per sfogare i suoi desideri. Nat però non vuole, anche se i suoi migliori amici, Jess (Jenny Slate) e AJ (Brett Gelman) gli consigliano di approfittarne. Jess è sposata con un amico di suo padre, quindi un uomo molto più grande di lei, che non ha la forza di soddisfarla; mentre AJ, divorziato e con una figlia, frequenta prostitute e dominatrici sessuali. In ogni caso, Jess consiglia a Russ di farsi tagliare la poco attraente peluria che gli spunta dalle orecchie, e così Russ si reca in un centro di bellezza, dove conosce Isis (Karolin Luna), una giovane donna che ha perso il bambino di cui era incinta, e che avrebbe chiamato Charlie. Russ la porta fuori per un gelato, e poi le compra un cagnolino a cui lei dà lo stesso nome di suo figlio. A casa della ragazza, Russ viene interrotto mentre sta per fare sesso con lei, perché Lina gli intima di tornare. Poi, mentre Isis è in ospedale per assistere la nonna malata, il suo ex fidanzato obbliga Russ a riprendersi il cagnolino, e lui lo regala alle sue figlie, che hanno appena perso il pesce Norman. Per tagliare i ponti con Isis (che nel frattempo gli ha inviato delle foto “sexy” con alle spalle la nonna nel letto dell’ospedale), Russ le dice che il cagnolino è stato investito da un camion, precipitandola nella disperazione. E Lina, intanto, continua a negarsi.

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Le commedie televisive lavorano spesso su tematiche di ordine comune, isolando i problemi più diffusi nel loro contesto socio-anagrafico di riferimento per metterli in scena con gusto ironico e paradossale, a volte sfiorando le corde della satira. Per gli adolescenti ci sono le questioni legate alla crescita e all’accettazione sociale; per i trentenni, le difficoltà sul piano lavorativo e l’arduo passaggio alle responsabilità della vita adulta; mentre per le coppie sposate, che spesso hanno superato gli “anta”, affiorano i problemi tipici della routine di coppia, dove gli obblighi familiari assorbono tutte le energie, e l’intesa sessuale è ormai un lontano ricordo. Married comincia proprio da qui, da una premessa estremamente stereotipata, un cliché che già molte altre serie, non solo comiche, hanno affrontato: basti pensare al recente (e fallimentare) Friends with Better Lives, per farsi un’idea. Eppure, Married ha l’accortezza di distinguersi già per il formato e per l’impostazione registica: camera singola, inquadrature finto-documentaristiche da cinema indie, ambientazioni molto verosimili e per nulla patinate. In questo scenario, risulta ancora più straniante lo stile comico dello sceneggiatore Andrew Gurland (lo stesso – strano a dirsi – de L’ultimo esorcismo), che rifiuta l’apparato stucchevole di molte sit-com incentrate sui problemi di coppia, e adotta invece uno spirito mordace, un umorismo cinico che sfocia, a tratti, nel politicamente scorretto. Le battute vengono pronunciate con naturalezza, le gag hanno un’apparenza quasi casuale, e Nat Faxon risulta molto credibile nel ruolo del marito imbranato ma sinceramente innamorato, contrapposto al pragmatismo scostante di Judy Greer, che sembra reggere l’intero peso della famiglia sulle sue spalle.

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Apprezzabile è anche la scioltezza con cui Russ e Lina affrontano i loro problemi, evitando scenate o melodrammi: l’approccio di Gurland è sostanzialmente antiretorico (esemplare, in tal senso, la noncuranza con cui Lina suggerisce al marito di trovarsi un’amante), e si focalizza su soluzioni costruttive piuttosto che distruttive, anche se non sempre le proposte dei due coniugi coincidono; semplicemente, sono arrivati a un punto in cui il sesso è diventato un’entità separata dalla loro vita matrimoniale, e persino un eventuale tradimento non avrebbe alcun peso, poiché resterebbe confinato alla sfera della carne (cui Lina non ripone più molto interesse), e non scalfirebbe la loro unione. Le bambine, la casa e le commissioni quotidiane hanno ben altra importanza. L’episodio pilota, se mai, è sin troppo impreciso nel delineare il contesto economico e professionale dei due personaggi: non capiamo che lavoro facciano, né se lavorino entrambi (anzi, sembra quasi che nessuno dei due abbia una professione). Analogamente, non è chiaro per quale motivo Russ abbia bisogno di farsi prestare 400 dollari da un amico per comprare il cagnolino a Iris, e questo dimostra quanto sia nebuloso tale aspetto dei protagonisti. Resta però un avvio molto promettente, dove non mancano le risate – spesso a denti stretti – né alcune scelte abbastanza originali, come quella di inserire una donna, Jess, nella compagnia goliardica di Russ: non a caso, però, i suoi consigli suonano molto più maschili che femminili.
Da segnalare, in chiusura, il cameo di Alexandra Daddario, che compare fugacemente nel ruolo di una cameriera: considerando che si tratta di un’attrice ormai abbastanza nota, è curioso vederla in una parte così minimale.

La citazione: «Anche quando facciamo sesso, non è vero sesso, capisci? È una via di mezzo tra il sesso per pietà e la necrofilia.»

Ho apprezzato: l’umorismo cinico; l’approccio antiretorico; la verosimiglianza delle ambientazioni; l’interpretazione dei due protagonisti.

Non ho apprezzato: la trascuratezza nel delineare il contesto economico-professionale.


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