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Japan Expo – Intervista esclusiva a Tatsuro Iwamoto di Phoenix Wright

Di Marlen Vazzoler

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Nel settore dei videogiochi il nome dell’illustratore freelance Tatsuro Iwamoto è ben conosciuto, sopratutto per il suo lavoro come art director della serie di Phoenix Wright della Capcom, e doppiatore dei personaggi di Miles Edgeworth e Manosuke Naito nella versione originale del gioco creato per le console portatili della Nintendo.

Durante il Japan Expo abbiamo avuto occasione di intervistare Iwamoto che ci ha parlato della sua entrata nella Capcom e del suo lavoro come disegnatore e doppiatore nella serie di Phoenix Wright.

Quando e come ha iniziato a lavorare nell’industria del videogioco?

Ho iniziato nel 2000. Volevo vivere con i miei disegni, e i miei disegni erano più orientati al videogioco, e così sono andato alla Capcom.

Alla Capcom, ha solamente presentato i suoi disegni?

In Giappone bisogna passare un test, dove devi disegnare di fronte a loro e mostrare come lavori. Ho passato il test ed ho cominciato a lavorare per la Capcom.

Può parlare della genesi del progetto di Phoenix Wright?

Phoenix Wright è stato un progetto che abbiamo iniziato con davvero poche persone. Io ero uno degli ultimi che è entrato a farne parte della Capcom e mi hanno chiesto di partecipare e io gli ho detto ‘perché no’? Ho incontrato molte persone lavorando lì, e il gioco è stato giusto un test, ho detto ‘perché no’?

Possiamo dire che Phoenix è diventato un simbolo della Capcom. Secondo lei qual’è il segreto del successo di questo personaggio?

Non lo so, non ci ho davvero pensato. Il successo è stato possibile grazie ai fan, in più non ho scritto io quel personaggio.

Ma è rimasto sorpreso che il personaggio di un avvocato fosse così amato dai fans?

Sono rimasto davvero sorpreso perché le serie di videogame sono più come… non pensavo che Phoenix Wright sarebbe diventato una serie. Abbiamo fatto un gioco, poi un altro, sembrava che ci saremmo fermati lì. Mi sono molto divertimento, grandi persone con cui lavorare.
Poi era per il game boy, che è più infantile, e il gioco era indirizzato più verso gli adulti perché richiedeva di pensare molto.

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Lei è il doppiatore di Miles Edgeworth e Manosuke Naito in Phoenix Wright. Come le è stato offerto anche questo incarico?

Il progetto di Phoenix Wright non era molto grande, non ci lavoravano molte persone, quindi non avevamo i soldi per pagare un vero doppiatore. Così hanno preso della gente dallo staff, gli è piaciuta la mia voce, non l’ho scelto io. Prendete questo tipo e questo tipo…

Ha lavorato ad un altro gioco cult, Okami del Clover Studio. Cosa ci può dire di questa esperienza?

Non ho disegnato i personaggi, ero nel progetto del movimento 3D. È stata una grande esperienza per me fare questo lavoro, è stato come un sogno. Lavorare al movimento di un personaggio, mi ha permesso di imparare a disegnare una figura come fosse sul punto di muoversi.

Questa esperienza fatta con Okami le è stata utile quando c’è stato il passaggio dal 2D al 3D in Phoenix Wright?

No, perché non ho lavorato alla versione 3D di Phoenix Wright.

Di solito le vengono fatte richieste particolari per la creazione dei personaggi? Nel caso di Godot?

Per la maggior parte dei miei personaggi non mi viene chiesto di disegnare un personaggio in particolare, nel caso di Godot, mi hanno dato l’età del personaggio e mi hanno detto che doveva essere hard boiled. Così ho disegnato diverse versioni del personaggio e poi ne è stata scelta una. Quando realizzo dei personaggi sono solitamente delle mie creazioni originali, i produttori del videogioco poi le guardano e dicono ‘Oh questo è fantastico’!

Per l’edizione Gyakuten Kenji 2 – Collector’s Packageyou hai creato un breve manga. Possiamo aspettarci in futuro la realizzazione di un altro fumetto?

Se la Capcom mi contatterà per farlo, certamente.

Vi ricordo che tutte le interviste, recensioni e speciali sul Japan Expo li trovate nell’apposita sezione.


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