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Extant, la recensione del primo episodio: Reentry

Di Lorenzo Pedrazzi

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Sulla CBS ha debuttato Extant, la nuova serie fantascientifica co-prodotta da Steven Spielberg attraverso la sua Amblin Television, con Halle Berry nel ruolo di protagonista: il primo episodio, Reentry, ci introduce subito in un clima di mistero…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Ci troviamo alcuni anni nel futuro. Molly Woods (Halle Berry) è un’astronauta appena tornata sulla Terra dopo una missione solitaria di tredici mesi a bordo di una stazione spaziale: suo marito John (Goran Visnjic) e suo figlio Ethan (Pierce Gagnon) – che in realtà è uno humanic, un androide con fattezze e comportamenti umani – l’accolgono a braccia aperte, ma la sua dottoressa nonché migliore amica Sam (Camryn Manheim) le rivela un fatto sconcertante; dalle analisi post-missione, risulta che Molly è incinta. Sembra impossibile, dato che la donna ha trascorso più di un anno da sola, e inoltre sapeva già da tempo di non poter concepire bambini… eppure, è realmente incinta.
Scopriamo così che, durante la missione, Molly ha ricevuto la misteriosa e inspiegabile visita di Sergio Harford (Marcus Dawkins), il suo ex fidanzato, morto da alcuni anni: l’uomo è comparso dal portellone d’ingresso dopo un’eruzione solare che ha interrotto le comunicazioni, provocando in lei una sorta di trance, durante la quale ha consumato un rapporto amoroso con lui. Risvegliatasi, Molly ha controllato le registrazioni delle telecamere, che però mostravano soltanto lei, da sola, che abbracciava e baciava l’aria davanti a sé. Spaventata, la donna ha deciso di non rivelare nulla dell’accaduto, e ha cancellato le registrazioni.
Nonostante Molly abbia tenuto per sé questa strana esperienza, il suo capo Alan Sparks (Michael O’Neill) e il milionario Hideki Yasumoto (Hiroyuki Sanada), che ha finanziato la missione, sembrano sapere qualcosa, e decidono di sorvegliarla. Non a caso, Yasumoto accetta di finanziare anche le ricerche di John, che ha concepito gli humanic insieme alla sua collega Julie Gelineau (Grace Gummer), e vorrebbe produrli su vasta scala. Ethan è per lui come un bambino vero, e infatti prova emozioni, cresce, apprende dall’esperienza, ha comportamenti impulsivi… anche troppo, a volte, e Molly lo vede cambiato rispetto a quando è partita. Forse, comincia anche a diffidare di lui.
La donna, però, ha altre cose di cui preoccuparsi: Harmon Kryger (Brad Beyer), astronauta creduto morto in una missione precedente, ricompare dal nulla e le dice di non fidarsi di nessuno…

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Se è vero che il panorama televisivo sta cambiando, e prodotti come Top of the Lake e True Detective hanno adottato il format della miniserie per declinarlo in termini cinematografici, anche Extant sembra percorrere la medesima direzione: Reentry, anche in virtù della sua breve durata (una quarantina di minuti, poca cosa se paragonati ai quasi settanta di The Leftovers), somiglia più al primo “atto” di un film, piuttosto che al primo episodio di una serie televisiva. La narrazione è infatti totalmente focalizzata su Molly e sulla sua famiglia, senza digressioni o sfumature da racconto corale, anche se la trama segue due binari paralleli che corrispondono a due diversi retaggi della fantascienza, forse destinati a incontrarsi con il procedere della stagione. Echi di Artificial Intelligence – inevitabili quando alla produzione c’è Steven Spielberg – risuonano nell’utopia di John e nell’ambiguità emotiva del piccolo Ethan, indistinguibile da un bambino vero, ma anche molto consapevole della sua natura artificiale; mentre il mistero della gravidanza di Molly potrebbe celare tracce di fantascienza messianica, dove l’incontro ravvicinato (ammesso che si tratti realmente di un alieno) non ha caratteristiche minacciose, ma si afferma come un idillio sentimentale, uno scambio di corpi e fluidi che simboleggia la conoscenza reciproca. Reentry offre ben pochi indizi, e si limita a introdurre lo spettatore in un mistery “puro” e complottista, con forze sconosciute all’opera, uomini potenti che perseguono obiettivi oscuri (cosa nascondono Sparks e Yasumoto?) e un ex collega che intima alla protagonista di “non fidarsi di nessuno”. L’intreccio, pur essendo impostato in modo alquanto convenzionale, risulta intrigante, e la commistione di diverse sfaccettature fantascientifiche giova alla varietà del racconto.

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Il futuro di Extant è costruito con eleganza, puntando su tecnologie verosimili (la domotica) e piccoli dettagli che restituiscono la percezione di un’epoca più avanzata rispetto al nostro presente, ma non molto lontana. L’intero episodio, comunque, è gestito con sobrietà dal regista Allen Coulter, che infonde un’inquietudine strisciante, sottocutanea, concentrandola tutta negli sguardi di Ethan e di Molly, e adottando soluzioni simpaticamente demodé come la dissolvenza “a cerchio” nella scena dell’incontro ravvicinato. Insomma, un debutto complessivamente valido, che si fa perdonare le caratterizzazioni non certo memorabili dei personaggi (il più interessante è John, soprattutto per le sue convinzioni anti-religiose), e che suscita curiosità per la prosecuzione della storia. La trama è abbastanza insolita rispetto agli standard televisivi, e per il momento è difficile immaginare quale strada prenderà nel corso dei suoi tredici episodi. Staremo a vedere.

La citazione: «Ciò che lei chiama anima, io la chiamo un effetto cumulativo di esperienze esistenziali.»

Ho apprezzato: la trama intrigante; la commistione di diversi retaggi fantascientifici; la ricostruzione sobria ed elegante del futuro.

Non ho apprezzato: la caratterizzazione poco incisiva dei personaggi.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Extant sul nostro Episode39 a questo LINK.

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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