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EXCL – Magic in the Moonlight, incontro con Woody Allen e il cast a New York!

Di Leotruman

woody allen magic in t

ScreenWeek, da New York. Articolo a cura di Chiara Isabella Spagnoli Gabardi.

La Costa Azzurra durante gli anni ruggenti vede protagonista Colin Firth, nei panni del britannico Stanley Crawford, il prestigiatore più stimato della sua epoca, razionalista convinto, scettico su qualsiasi forma di sovrannaturale. Stanley viene convinto dall’amico Howard Burkan a smascherare la presunta chiaroveggente Sophie Baker (Emma Stone), divenuta la beniamina della famiglia Catledge, al punto da aver conquistato il cuore del giovane erede. Le disavventure che avranno luogo saranno a dir poco magiche e travolgeranno i personaggi in maniera inaspettata.

In esclusiva italiana, abbiamo incontrato Woody Allen e i suoi protagonisti, Colin Firth e  Jacki Weaver, al Waldorf Astoria di New York, che ci hanno raccontato la loro magia al chiaro di luna.

Woody, i tuoi ultimi tre film sono stati quelli che hanno avuto maggior successo al botteghino, quale pensi sia il motivo?

Penso sia un caso. Giri un film, speri sempre di girare Quarto Potere o Ladri di Biciclette, e per un motivo o l’altro uno funziona e l’altro non funziona. Ma non hai potere sul riscontro che avrà. Talvolta i critici lo stroncheranno e il pubblico non andrà a vederlo, altre volte il pubblico andrà a vederlo lo stesso, ma è raro. È molto casuale.

Magic in the Moonlightn - ScreenWeek alla conferenza stampa di New York - Foto 5 Ci puoi raccontare la genesi di questo film?

La magia mi ha sempre incuriosito, e da giovane mi dilettavo con qualche trucco di magia, mi esercitavo molto e leggevo tutto quello che era legato alla magia. Quindi conosco abbastanza la storia della magia e durante la mia adolescenza c’erano molti spiritualisti fraudolenti in America e anche nel resto del mondo. Molte persone sfruttavano le persone che credevano nel soprannaturale, fingendo di predire il futuro o parlare con i defunti. Erano truffatori molto scaltri che hanno ingannato anche persone istruite, intellettuali, scienziati, dottori ma non potevano ingannare i maghi, perché utilizzavano i loro stessi trucchi. Infatti molti di questi illusionisti cercavano di smascherarli, tra questi c’era il mago Houdini. Questo è ciò che mi ha ispirato per una commedia romantica.

Colin, ti senti affine al tuo personaggio, condividi la sua visione del mondo?

Sicuramente lui è consapevole di essere il più in gamba della situazione, ma queste sue convinzioni fanno sì che si perda qualche cosa: l’assoluta certezza è una posizione alquanto precaria. Posso sentirmi affine con il suo scetticismo. La cosa bella nel girare un film è che si può aprire un dibattito, prendi una posizione e ne discuti, era Oscar Wilde che diceva che riusciva a dibattere con se stesso. Penso che le qualità meno piacevoli del mio personaggi siano funzionali per scatenare questa dialettica.

Jacki, quando hai saputo che avresti recitato nell’ultimo film di Woody Allen, hai trovato riscontro alle tue aspettative?

Ho la sensazione di conoscere Woody Allen da quarant’anni, perché copiavo i suoi sketch. Lui non lo sapeva…ora mi farà causa [ride]. Quindi per me è stata una splendida sorpresa sapere che mi voleva nel suo film, all’inizio credevo fosse una burla [ride]. Poi sul set quando era seduto nella sedia da regista, mentre guardava il monitor mi dicevo “non riesco a credere che stia succedendo.”

Magic in the Moonlightn - ScreenWeek alla conferenza stampa di New York - Foto 2

In considerazione della tua lunga carriera teatrale, negli ultimi anni il cinema ti intriga di più, soprattutto dopo la tua nomination all’Oscar?

Dal momento che il cinema è un’esperienza alquanto recente, dopo 52 anni di teatro, mi sono innamorata di questo mondo. Inoltre alla mia età trovo più facile ricordare le battute per 3 minuti di dialogo rispetto a 3 ore [ride].

Woody, come è avvenuto il casting dei tre protagonisti, Colin Firth, Emma Stone e Jacki Weaver, che lavorano su un tuo film per la prima volta?

Il ruolo più difficile per il casting era quello di Colin: avevamo bisogno di un uomo con grande eleganza, con un certo savoir faire, che riuscisse ad incarnare il personaggio e recitare le battute in maniera appropriata, e non era facile, in pochi potevano farlo. Colin è stato il primo al quale abbiamo pensato. Lo volevamo fortemente, ma stava per cominciare un altro film, che fortunatamente è stato posticipato all’ultimo. Emma l’avevo appena vista mentre stavo facendo i miei esercizi sul tapis roulant, e mi sono domandata chi fosse l’attrice di questi film post-adolescenziali e mi sono detto “è bella ed anche molto brava,” e ho accennato il suo nome a Juliet Taylor (Casting Director) e mi ha detto “non è solo un bel faccino è anche un’attrice di talento.” L’abbiamo chiamata, abbiamo avuto una bella chiacchierata, l’ho scelta, ed è stata talmente brava che sta lavorando anche al film che sto girando adesso, dal momento che è adatta alla parte. Jacki l’ho incontrata per la prima volta nella mia sala di proiezione per un saluto, ma nel momento in cui è andata via Juliet ed io sapevamo che la volevamo.

Colin, la tua prima volta in un film di Woody Allen hai evitato di interpretare il suo alterego come hanno fatto altri in precedenza, come hai creato il tuo personaggio?

[Sarcastico] A dire il vero cercavo di imitare Woody, ma a quanto pare è stato un insuccesso spettacolare [ride]. Non sarebbe stato adatto imitarlo. Per di più era un personaggio così meravigliosamente connotato che non ne ho sentito la necessità. Rileggendo P.G. Wodehouse e George Bernard Shaw, mi sono ricordato di come le persone avessero la tendenza ad esaminare certe situazioni, cosa che oggi non si fa più. Io magari in qualche modo lo faccio, perché sono una sorta di relitto [ride], in ogni caso mi ha colpito nella scrittura della sceneggiatura come Woody avesse colto questa caratteristica. Quando il dialogo è di qualità e le relazioni tra i personaggi sono buone, la maggior parte del lavoro è già preparato. Per quanto riguarda la magia, per me sarebbe stata una causa persa, per essere un bravo illusionista devi esercitarti tantissimo. C’è stato un momento in cui mi è stato chiesto di fare un semplice tentativo con le carte, ma ero negato. Credo che ho visto l’infinita pazienza di Woody tentennare impercettibilmente, al mio ottavo tentativo di un semplice trucco con le carte, che naturalmente lui riusciva a far brillantemente. Quella scena è stata tagliata dal film.

Magic in the Moonlightn - ScreenWeek alla conferenza stampa di New York - Foto 3

Woody, il film esplora la contrapposizione tra la realtà e l’illusione, anche nell’amore, e nella transizione dell’epoca dagli illusori anni venti alla devastazione economica degli anni trenta…

Gli anni venti adesso per noi sembrano meravigliosi, ma sono sicuro chi ha vissuto durante quell’epoca la pensasse diversamente. Il tempo aiuta a creare quell’illusione. Per questo ambiento i miei film nel passato. Io sono a tutti gli effetti a favore dell’illusione, adesso mi auto-cito – anche se non ricordo in quale dei miei film fosse – “Siamo tutti a conoscenza della stessa verità, tutto dipende da come decidiamo di distorcerla.” L’ho già fatto in altri film, come La Rosa Purpurea del Cairo, dove Mia Farrow è combattuta tra la realtà e l’illusione ed è costretta a scegliere la realtà, perché se scegli l’illusione vieni travolto dalla follia, ma nel farlo soffre. Lo stesso accade in questo film.

Però, in questo film il personaggio di Colin sembra trovare maggior gioia nell’illusione…

Ricordo che una volta ero ad un talk show con il predicatore Billy Graham e mi disse, -giustamente – che anche se io avessi avuto ragione sul nonsenso della vita, lui avrebbe avuto una miglior vita della mia. Ha ragione perché la mia vita è condizionata dall’ansia, dal dubbio, mentre lui ha solo certezze. Per questo il personaggio di Colin, per quanto scettico non aspetta altro che cambiare opinione e sapere di essersi sbagliato. Per un istante accade, ma la sua felicità è condizionata sulla finzione, come credo accada a chi si affida alla religione. Devi essere in grado di poterti dire quello che vedo è ciò che ottengo.

Perché i tuoi protagonisti spesso sono nevrotici, che ritengono che la vita non abbia un senso?

Perché credo fermamente che la vita non abbia senso. Non sono solo nel pensarla così, molte menti superiori alla mia sono arrivati a questa conclusione. Dopo tanti anni di vita ed esperienza la vedo così, a meno che qualcuno possa avere qualche prova del contrario. Penso che sia piena di grida, strepiti, furori, del tutto privi di significato. Questo è il mio pensiero. Non dico che uno dovrebbe pensare di farla finita. Ma se ci pensi ogni cent’anni c’è un grande risciacquo e tutte le persone vengono spazzate via. Questo si ripete incessantemente. L’universo, come hanno attestato i migliori astrofisici, si sta sfaldando e poi non rimarrà più nulla. Le grandi opere di Shakespeare, Beethoven, Da Vinci, scompariranno. Questo avverrà prima del previsto perché il sole si esaurirà prima di quanto immaginiamo e tutte queste grandi opere spariranno. Per questo negli ultimi anni non ho mai realizzato film legati alla politica, dal momento che nel grande schema solo le grandi domande sono importanti, e le risposte sono molto deprimenti. Quello che posso suggerire, o quanto meno la conclusione alla quale sono arrivato, è distrarsi. Ci si può distrarre con l’amore, con il baseball, con il cinema. Ma alla fine l’universo si esaurisce e tutto questo non avrà senso.

Magic In The Moonlight Emma Stone Colin Firth Foto Dal Film 02

Se la vita è senza senso, la magia mostrata nel film sembra trovarlo il senso…

Penso che il lavoro dell’artista sia quello di cercare di trovare una soluzione nell’accettare lo stato delle cose. Nasciamo, moriamo, soffriamo, non c’è un senso, e dobbiamo affrontare questa spietata realtà. Io non ho mai trovato una buona soluzione, e il meglio che posso offrire è la distrazione. C’è una storia che riguarda due registi: uno che realizza film che sono profondi ed intellettuali e l’altro che li realizza per puro svago e non sono sicuro che quest’ultimo dia un miglior contributo rispetto al primo. Però quando entri in una stanza buia, il cinema, e vai per un’ora e mezza e trovi Fred Astaire che balla, è come bere una limonata in una giornata particolarmente calda, ti allieva la sofferenza per un breve momento. Questo è l’unica cosa che mi viene in mente che possa fare l’artista. Non può dare una risposta esauriente all’orrenda realtà. Quindi il meglio che si può fare, forse, è intrattenere le persone e rinfrescarle per un’ora e mezza e poi possono tornare a confrontarsi con il mondo.

In passato hai detto che ami far film d’evasione non per il pubblico, per te stesso…

Ho cercato l’evasione per tutta la mia vita, fin da bambino la mia evasione era il cinema prima come spettatore. Poi quando sono diventato un adulto l’ho fatto girando i miei film. Quindi ho passato almeno gli ultimi quarantacinque anni cercando evasione nel cinema, ma al tempo stesso mi sveglio la mattina e lavoro con donne bellissime, uomini affascinanti, comici divertenti e attori drammatici, con costumi meravigliosi e colonne sonore stupende, viaggio in luoghi fantastici. Quindi per gran parte della mia vita ho vissuto in una bolla e mi è piaciuta. Sono come Blanche DuBois in quel senso, preferisco la magia alla realtà. E spero di continuare a realizzare film per evadere la realtà.

Il film uscirà nelle statunitensi il 25 luglio e arriverà al cinema in Italia il 4 dicembre (la finestra naturale per Allen) distribuito da Warner Bros, proprio come Blue Jasmine.

Cinema chiusi fino al 5 marzo, QUI gli ultimi aggiornamenti.


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