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Constantine, la recensione dell’episodio pilota

Di Lorenzo Pedrazzi

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Dopo un film generalmente poco apprezzato dai lettori del fumetto Hellblazer, Constantine debutta in televisione nella nuova serie della NBC, sviluppata da David S. Goyer (Blade, Il Cavaliere Oscuro, L’Uomo d’Acciaio) e Daniel Cerone (Dexter, The Mentalist), con Neil Marshall (The Descent, Doomsday, Game of Thrones) alla regia dell’episodio pilota…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

John Constantine (Matt Ryan), investigatore dell’occulto, demonologo e maestro delle arti oscure, si fa internare nell’istituto psichiatrico di Ravenscar, in Inghilterra, dopo aver provocato indirettamente la morte della piccola Astra, una bambina che aveva cercato di aiutare: Astra era tormentata da un demone, e John aveva pensato bene d’invocarne uno più potente, Nergal, per distruggerlo, ma quest’ultimo ha poi trascinato la bambina all’inferno, condannandola alla sofferenza eterna. Gravato dal senso di colpa, John si sottopone alle cure più brutali – compreso l’elettroshock – per convincersi che i demoni non esistano, ma è tutto inutile, anche perché una delle pazienti viene improvvisamente posseduta da un’entità ultraterrena: si tratta del suo vecchio amico Jasper, recentemente defunto, che gli chiede di salvare sua figlia Liv (Lucy Griffiths), presa di mira da un demone.
John lascia quindi l’istituto e raggiunge Liv ad Atlanta, negli Stati Uniti. La ragazza, uscendo dal lavoro, viene attaccata da Furcifer, un demone che si nutre di energia elettrica, ma l’arrivo di John – accompagnato dal suo consueto sarcasmo – risolve la situazione. Liv, però, non si fida di lui, e si fa venire a prendere dalla sua vicina di casa, Talia (Julia Lehman), che la mattina seguente viene trovata morta nel suo appartamento: Furcifer, non potendo raggiungere Liv grazie al simbolo protettivo inciso sulla sua porta da Chas (Charles Halford), amico di John, ha infatti rivolto la sua furia su Talia, impossessandosi del suo corpo. Dopo essere scampata a un altro attacco, Liv decide di seguire John, che le consegna un talismano appartenuto a suo padre. Toccandolo, la ragazza può vedere le più svariate manifestazioni del mondo sovrannaturale, ed è proprio per questo che il demone la vuole morta. Sul taxi di Chas, i due si mettono in viaggio per rifugiarsi nella casa di Jasper, ma durante il tragitto vengono attaccati nuovmente dal demone, che uccide Chas con un cavo elettrico. Liv apprende le basi della divinazione, mentre John riceve ripetutamente la visita di Manny (Harold Perrineau), un angelo che gli annuncia il profilarsi di una misteriosa minaccia all’orizzonte, e chiede il suo aiuto per capire di cosa si tratti: potrebbe essere l’unica possibilità per salvare la sua anima, già condannata all’inferno dopo la morte di Astra. Poi, aiutato da un amico (Jeremy Davies) che s’introduce nel sistema elettrico della città per togliere la corrente, John sconfigge Furcifer, e infine convince Liv – facendole credere che sia stata una sua idea – ad assisterlo nelle investigazioni occulte. Con loro c’è anche il redivivo Chas, tornato in vita grazie al suo spiccato talento nello sfuggire alla morte, la cui origine non viene però specificata.

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L’adattamento televisivo di opere dirompenti e provocatorie come Hellblazer o Preacher (attualmente in lavorazione presso Seth Rogen e Evan Goldberg) suscita sempre l’inevitabile preoccupazione dei fan, ma anche una punta di silenziosa speranza, una segreta convinzione che qualcosa, nel passaggio da un medium all’altro, possa conservarsi intatto nella sua forza corrosiva, in modo da infrangere i soliti cliché che appesantiscono certi prodotti seriali del piccolo schermo, soprattutto quelli che esplorano i territori del mistero, dell’avventura e del sovrannaturale. L’attesa che circonda Constantine è illuminata proprio da questo genere di speranza, e la scelta del gallese Matt Ryan per il ruolo di protagonista, così fedele all’iconografia del personaggio, ha contribuito ad alimentare le aspettative. Purtroppo, però, alla prova dei fatti, il pilot di Constantine non mantiene le sue promesse, o almeno non del tutto: vittima del consueto processo di edulcorazione che non gli permette nemmeno di “sfoggiare” il suo caratteristico vizio del fumo (lo vediamo soltanto spegnere una sigaretta di sfuggita dentro un pub), John Constantine ha ben poco di provocatorio, e appare solo come un eroe sarcastico, recalcitrante e sbruffone, privo di vera ambiguità o, tantomeno, di “bastardaggine”. Niente più che un Dean Winchester un po’ più ruvido, almeno per ora. E, non a caso, gli echi di Supernatural sono sin troppo forti nell’arco dell’episodio: non c’è nulla di nuovo nel vedere possessioni diaboliche, sigilli demoniaci o angeli che hanno bisogno dell’intervento umano per raggiungere obiettivi che potrebbero compiere tranquillamente da soli, e anche sul piano visivo Neil Marshall (forse limitato da esigenze di budget e di network) non riesce a infondere un’atmosfera particolarmente ricercata, ma scivola in stereotipi rappresentativi già noti, soprattutto per quanto riguarda le apparizioni dei demoni. Manca inoltre un percepibile senso del macabro, o un’inquietudine che generi vera suspense, nonostante i tentativi di adottare certe dinamiche del genere horror.

Constantine - Season Pilot

I pregi maggiori sono quindi imputabili alla performance di Matt Ryan e ad alcuni buoni momenti di sarcasmo: la sceneggiatura di Daniel Cerone e David S. Goyer (che ormai non ne centra una), pur abbandonandosi a stereotipi un po’ vetusti nella costruzione della storia, è vivacizzata da dialoghi piacevoli, soprattutto quelli caustici e disincantati di John, a cui Ryan imprime un’efficace mimica facciale e un gustoso accento gallese, che si sposano benissimo con il suo atteggiamento arrogante. Buono anche il ritmo del racconto: l’episodio non dura un minuto più del necessario, ed è ben lontano dagli eccessi visti nei pilot di altre serie tv. L’impressione è che la struttura sia fondamentalmente verticale, con un “mostro della settimana” per ogni puntata, ma al contempo la serie svilupperà anche le trame orizzontali riguardanti Nergal e l’anima di John, appesa a un filo come nei fumetti, senza però la minaccia del cancro ai polmoni. Liv, dal canto suo, incarna la co-protagonista femminile che non può mancare mai (e che per il momento deficita in personalità), mentre l’ombra silenziosa di Chas sembra più intrigante, anche in virtù di questa sua misteriosa “immortalità”, peraltro assente nei fumetti. Insomma, staremo a vedere. Di certo non ci si annoia, ma Constantine ha bisogno di battere percorsi ben più arditi se vuole imporsi sul panorama televisivo, anche per rendere giustizia alla sua fonte fumettistica.

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La citazione: «Ah, l’impazienza! La malattia mentale del Ventesimo Secolo.»

Ho apprezzato: l’interpretazione di Matt Ryan; il buon ritmo dell’episodio; il sarcasmo di alcune battute.

Non ho apprezzato: la trama stereotipata; l’assenza di suspense; la poca originalità sul piano visivo; lo scarso coraggio nella trasposizione del protagonista.

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