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The Flash, la recensione dell’episodio pilota

Di Lorenzo Pedrazzi

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Il primo episodio di The Flash rilancia il Velocista Scarlatto della DC Comics nell’empireo televisivo, a ventiquattro anni di distanza dalla sfortunata serie del 1990. Stavolta però l’universo narrativo è più ampio, poiché condiviso con il Freccia Verde di Arrow, e questo pilot, anche in virtù dei legami con lo show “gemello”, lascia un’ottima impressione…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Quand’era piccolo, Barry Allen (Grant Gustin) assistette all’omicidio di sua madre Nora (Michelle Harrison), che morì circondata da una strana tempesta di lampi in cui Barry poté scorgere la sagoma di una figura umana. Non credendo al racconto di un bambino traumatizzato, la polizia arrestò l’incolpevole padre Henry (John Wesley Shipp), e Barry venne affidato alla famiglia del detective Joe West (Jesse L. Martin), padre della sua migliore amica Iris (Candice Patton).
Ora, Barry lavora come scienziato forense per la polizia di Central City: è sempre in ritardo, un po’ imbranato ma molto brillante, e prova forti sentimenti per Iris, che invece vede in lui “solo” un grande amico (d’altra parte sono cresciuti insieme, quasi come fratello e sorella). Barry, determinato a trovare il vero responsabile della morte di sua madre, segue ogni traccia di attività superumana, e la sua ricerca lo porta fino a Starling City, dove conosce Oliver Queen/Freccia Verde e lo aiuta nella battaglia contro Cyrus Gold, un criminale potenziato dal Mirakuru, il siero che infonde forza e resistenza sovrumane. Tornato a Central City, il ragazzo si prepara ad assistere all’attivazione dell’acceleratore di particelle costruito dagli S.T.A.R. Labs di Harrison Wells (Tom Cavanagh), ma è costretto a tornare a casa dopo lo scontro con un borseggiatore che aveva derubato Iris. L’acceleratore, però, esplode, generando un’ondata di energia che provoca una strana tempesta di fulmini, uno dei quali colpisce proprio Barry mentre si trova nel suo appartamento, sfondando il lucernario e riducendo il ragazzo in uno stato comatoso.
Dopo nove mesi, Barry si risveglia negli S.T.A.R. Labs, accudito da due giovani scienziati: Cisco Ramon (Carlos Valdes) e Caitlin Snow (Danielle Panabaker). Stranamente, i suoi muscoli funzionano alla perfezione; anzi, il fulmine sembra aver giovato alla sua forma fisica. Harrison Wells, ora su una sedia a rotelle in seguito all’incidente con l’acceleratore, vuole che Barry si sottoponga a svariati esami, ma il ragazzo preferisce correre da Iris, che lo accoglie felice e incredula, ma nel frattempo ha cominciato a frequentare il detective Eddie Thawne (Rick Cosnett), collega di suo padre in polizia. Barry, intanto, sperimenta una strana sensazione, come se vedesse il mondo muoversi al rallentatore… ma la realtà è ben diversa: è lo stesso Barry che ha acquisito il potere di muoversi a una velocità sovrumana, la stessa del suo metabolismo, che gli permette di guarire in breve tempo anche dalle ferite più serie. Wells è entusiasta, e ritiene che nel corpo di Barry si celi la chiave per grandi progressi scientifici, che peraltro consentirebbero agli S.T.A.R. Labs di ripulire la propria cattiva fama dopo l’incidente. Nel frattempo, però, a Central City si aggira Clyde Mardon, un rapinatore alquanto peculiare: ha infatti il potere di controllare gli elementi atmosferici, e può generare nebbia, uragani e tempeste. Wells spiega a Barry che l’energia sprigionata dall’acceleratore di particelle ha trasformato anche altre persone in “meta-umani”, ovvero individui dotati di superpoteri, e Clyde è certamente uno di essi; al contempo, però, sostiene che lui non possa fare nulla per fermarlo, e che debba occuparsene la polizia. Confuso, ma deciso a fare del bene, Barry corre fino a Starling City per incontrare Oliver Queen (Stephen Amell), che lo sprona a perseverare nei suoi obiettivi: potrà diventare l’angelo custode della città, non come un vigilante, ma come un vero eroe. Unica annotazione: «Segui il tuo stesso consiglio… indossa una maschera».
Così, Barry torna a Central City e riceve il supporto di Caitlin e Cisco, che gli fornisce una tuta progettata per i vigili del fuoco: resiste alle alte temperature, ed è equipaggiata con appositi sensori per monitorare gli impulsi vitali. Caitlin individua il nascondiglio di Clyde Mardon basandosi sulla concentrazione di perturbazioni atmosferiche, e Barry, inguainato nel suo nuovo costume (ma ancora provvisorio, privo del fulmine sul petto), vi si reca all’istante. Sul posto – una fattoria alle porte della città – trova il detective West, ma il poliziotto non può nulla contro i poteri di Clyde, che scatena un uragano di notevoli proporzioni. Barry però ha un’idea: sfrutterà la sua ipervelocità per correre in senso contrario all’uragano, tagliandone la base per interromperlo. Inizialmente il compito sembra troppo arduo, ma Wells interviene via radio per dire al ragazzo che si era sbagliato su di lui, e che non c’è nessun altro che può fermare Clyde. Barry allora riprende a correre finché il tornado non si dissolve, e nell’impatto viene scaraventato a terra, senza maschera. Clyde gli punta una pistola, ma il detective West gli spara, e poi dice a Barry che non dovrà mai raccontare a Iris dei suoi poteri, per non metterla in pericolo. Rinfrancato dalla fiducia del detective, il ragazzo incontra suo padre in prigione, promettendogli che troverà il vero assassino, e dicendogli che essere suo figlio lo rende orgoglioso. Intanto, Wells accede a una stanza segreta negli S.T.A.R. Labs, dove si alza dalla sedia a rotelle e legge la prima pagina di un giornale olografico, datato 25 aprile 2024. Il titolo recita che Flash è sparito durante una non meglio specificata “crisi”…

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Greg Berlanti, Andrew Kreisberg e Geoff Johns, gli artefici della continuity narrativa dell’universo televisivo DC, confezionano un vero e proprio cinecomic in miniatura, una storia di origini compressa in tre quarti d’ora, come fosse un minifilm supereroistico. Gli effetti collaterali sono percepibili: alcuni passaggi appaiono un po’ affrettati, soprattutto il risveglio di Barry e la presa di coscienza dei suoi poteri, ma questi dettagli non ostacolano la fruizione di un pilot davvero godibile, divertente e spettacolare, intelligentemente costruito in netta opposizione rispetto a Arrow. Qui dominano i colori primari, la luce del giorno e i risvolti fantascientifici, laddove nelle storie di Freccia Verde prevalgono invece le tonalità cupe, le atmosfere notturne e gli scenari ruvidamente criminosi, da action-thriller. Il protagonista Grant Gustin tratteggia un Barry Allen tenero e fresco, capace di oscillare fra l’ingenuità fanciullesca e la brillantezza scientifica, il sentimentalismo impacciato e il dolore intimista, mentre nella scena finale con John Wesley Shipp (il Flash della prima serie televisiva) assistiamo a un momento delicato e toccante, mai eccessivamente melodrammatico, in cui i due attori si passano idealmente il testimone. La ricerca dell’assassino di Nora Allen attraverserà l’intera prima stagione, e forse anche oltre, ma i lettori dei fumetti conoscono già l’identità del killer; d’altra parte, l’epilogo dell’episodio conferma che la serie giocherà pesantemente sui paradossi temporali, esplorando la mitologia dei fumetti e attingendo alle saghe più celebri dell’eroe, seppure apportando alcune modifiche. Per il momento, comunque, l’impostazione è chiara: l’acceleratore di particelle ha trasformato alcuni individui in “meta-umani” – proprio come il Clyde Mardon di questo episodio, che poi sarebbe il fratello di Weather Wizard – e Barry dovrà dar loro la caccia, similmente a ciò che faceva Clark Kent nella prima stagione di Smallville, quando affrontava i suoi concittadini mutati dalla pioggia di meteoriti. Si può quindi presumere che molti episodi saranno focalizzati sulla presenza di avversari meta-umani, derivanti dai fumetti o creati per l’occasione. Al contrario di Arrow, insomma, i superpoteri e le tecnologie futuristiche saranno una costante dello show.

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Non certo memorabile il cast dei comprimari, anche se i personaggi di contorno risultano funzionali alla centralità del protagonista, mentre gli attori hanno volti più credibili (meno “da copertina”) rispetto alla serie gemella. C’è da dire, però, che alcune caratterizzazioni si fermano alla soglia dei classici stereotipi cinetelevisivi, almeno per il momento: Iris West fatica ad affermare una propria personalità, e si limita a catalizzare i turbamenti emotivi di Barry come suo “interesse amoroso”; Cisco Ramon è la consueta “spalla comica”, anche se la sua futura evoluzione nel supereroe Vibe potrebbe renderlo più interessante; mentre il detective Joe West funge da surrogato paterno e potenziale alleato di Flash, dato che scopre subito la sua identità segreta. Più intriganti Caitlin Snow e Harrison Wells, perché dotati di un’ambiguità completamente estranea agli altri personaggi… d’altra parte, Caitlin è destinata a diventare la supercattiva Killer Frost, e già in questo episodio evidenzia alcuni lati spigolosi del suo carattere, dovuti soprattutto al trauma della morte del fidanzato, coinvolto nell’esplosione dell’acceleratore. Attenzione anche al detective Eddie Thawne, che ricoprirà un ruolo fondamentale nella vita di Barry.

Pilot

Nel complesso, il pilot di The Flash si rivela quindi un ottimo punto di partenza per una serie supereroistica, in virtù sia di una buona realizzazione tecnica (gli effetti speciali, in rapporto ai budget televisivi, sono piuttosto validi, e i fulmini che seguono le corse del Velocista Scarlatto appaiono molto soddisfacenti) sia di un piacevolissimo spirito da Silver Age, epoca fumettistica che, peraltro, fu inaugurata proprio da Barry Allen. L’efficace tema musicale di Blake Neely fa il resto, ammantando l’episodio della giusta atmosfera romantico-fantascientifica, in cui gli appassionati potranno divertirsi a scovare riferimenti e citazioni dell’universo DC. Qualche esempio? Ferris Airlines (la compagnia aerea per cui lavora Hal Jordan/Lanterna Verde), la gabbia di Gorilla Grodd (noto avversario di Flash) e la fusione tra Wayne Tech e Queen Inc., riportata sul giornale del futuro. Senza dimenticare, ovviamente, il cameo di Stephen Amell come Oliver Queen, nell’inedito ruolo di mentore. E siamo solo al primo episodio.

La citazione: «Non credo che quel fulmine ti abbia semplicemente colpito, Barry. Credo che ti abbia scelto. Tu puoi ispirare la gente come io non sono mai riuscito a fare. Puoi sorvegliare la città come un angelo custode, fare la differenza, salvare gli altri… in un flash.»

Ho apprezzato: lo spirito da Silver Age; l’interpretazione di Grant Gustin; la presenza di John Wesley Shipp; le musiche di Blake Neely; il cameo di Oliver Queen; l’incontro toccante fra Barry e suo padre; la buona qualità tecnica.

Non ho apprezzato: un paio di passaggi narrativi un po’ affrettati; la fragile caratterizzazione di alcuni personaggi.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Flash sul nostro Episode39 a questo LINK.

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