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The Congress: la recensione del film con Robin Wright (anche in versione cartoon!)

Di laura.c

The Congress CoverNel genere futuristico o fantascientifico è lecito aspettarsi una discreta dose di  inquietudine rispetto a ciò che attende il genere umano. Tecnologie che si rivoltano ai propri creatori, invenzioni che finiscono per sovrastare l’intera razza, i lati oscuri di ciò che oggi ci appare come progresso, sono tra le fondamenta stesse di questo tipo di storie e narrazioni. Non fa eccezione The Congress dell’apprezzato regista e animatore israeliano Ari Folman.

european-film-awards-the-congressNoto soprattutto per il personalissmo Valzer con Bashir, con questo titolo (presentato a Cannes nel 2013) Folman cambia decisamente fonte di ispirazione e si rivolge a un classico della letteratura firmato da Stanislaw Lem, in cui si immagina un mondo dominato dalle case farmaceutiche e da un potente medicinale che ha il potere di trasformare le persone, specialmente quelle famose, in formule chimiche, che chiunque può ingerire in modo da appropriarsi del loro aspetto.  Il romanzo si intitola  Il Congresso di Futurologia, e nella versione cinematografica si arricchisce di una figura fondamentale, ovviamente non prevista dall’autore: protagonista della storia è  infatti l’attrice Robin Wright, che interpreta se stessa in un ruolo non facile, lasciando che il regista metta a nudo le luci e le ombre di una carriera e di una vita burrascosa, caratterizzata da grandi successi ma anche grandi cadute, delusioni e ferite profonde, anche dal punto di vista familiare.

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Il film si apre dunque con Robin Wright che viene spinta dal suo agente ad accettare l’offerta quanto mai ambigua di una major: farsi “scannerizzare” dalla casa cinematografica, rinunciare alla sua carriera ormai in declino e consentire allo studio di usare la sua immagine virtuale in qualsiasi tipo di film o evento pubblico. E se sparire per sempre dietro la propria motion capture, o affidare la propria identità pubblica a un avatar, sembra già abbastanza spaventoso, il futuro descritto in The Congress è ancora più folle e controverso. Allo scadere del primo contratto, Robin vienecosì convinta a trasformarsi in cartone animato per accedere a una sorta di città ideale, controllata dalle multinazionali dell’intrattenimento e della farmaceutica, dove  l’attrice vedrà nascere sotto i suoi occhi un mondo fatto di mera illusione, in cui tutti possono assumere le sembianze che preferiscono, scordandosi della realtà materiale da cui provengono.

futurist congress

Nonostante il romanzo originale risalga a un’epoca in cui la rivoluzione digitale era ancora lontana dall’essere immaginata, è ovvio come Folman lo abbia piegato a quelle che possono apparire come le derive della società e del cinema contemporaneo, caratterizzati da un crescendo talvolta incontrollato di tecnocrazia e smaterializzazione. Non sembra pero esserci una vera tesi di fondo, piuttosto un’ode malinconica a un’umanità così stanca e ferita da essere quasi remissiva nel farsi spogliare di tutto, perfino del proprio corpo. Certo, se The Congress si fermasse al suo contenuto dichiarato, cioè all’accusa contro lo strapotere dei colossi mediatici che offrono sogni in provetta, sarebbe un film piuttosto scadente. L’opera di Folman si salva invece dalla banalità grazie a due elementi che ne rendono gradevole la visione nonostante l’ispirazione tecno-apocalittica: da un lato la scelta di mettere in gioco anche la biografia e la persona di Robin Wright, che almeno nella prima parte del film splende di luce propria, andandosi un po’ a spegnere nel finale a causa della ripetitività della trama. L’altra è senza dubbio la bellezza dell’animazione, in cui il regista israeliano è indiscusso maestro. Per quanto narrativamente debole, tutta la seconda parte del film è un tripudio visionario di colori e personaggi che vivono nel futuro ma appartengono a un immaginario fatto di elegante classicismo, quasi ingabbiati in un meraviglioso passato a cui guardare con nostalgia ma anche spirito critico.

congress robin

Non un film imperdibile dunque, ma un viaggio molto sofisticato nella paura di quello che ci aspetta in un futuro dove potremmo rinunciare a inseguire i nostri sogni per rifugiarci in un mondo virtuale dove ottenerli con il minimo sforzo. E che rischia anche di piacerci molto di più della realtà materiale, con le sue imperfezioni, le sue brutture e la sua ostilità.

The Congress è nelle sale italiane da giovedì, distribuito da Wider Films.

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