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Non è vero ma ci credo! La leggenda di Little Bastard, la Porsche maledetta di James Dean

Di Filippo Magnifico

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Nel 1955, a soli 24 anni, James Dean era all’apice della sua carriera. La valle dell’Eden e Gioventù Bruciata stavano incantando il pubblico di mezzo mondo e si attendeva l’uscita de Il Gigante, i cui lavori si erano da poco conclusi.

Era il 30 settembre e il giovane James era a bordo di “Little Bastard” (piccola bastarda), la sua Porsche 550 Spyder, una vettura da poco in commercio, agile, veloce e in grado di raggiungere la velocità record (per il tempo) di 220 km/h, passando da 1 a 100 km/h in soli 10 secondi. Stava percorrendo la Statale 46, quando un altro giovane 23enne, Donald Turnupseed, gli tagliò la strada. Le due auto si scontarono e nell’incidente James Dean perse la vita. Un tragico scherzo del destino se si tiene conto del fatto che proprio in quel periodo Jim Stark, il personaggio da lui interpretato in Gioventù Bruciata continuava a rischiare la morte stringendo un volante all’interno delle sale cinematografiche, uscendone ogni volta illeso.

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Difficile dire se quel preciso istante fu l’inizio o la fine di un mito. Quello che è certo è che una giovane promettente carriera finì in un istante, dando luogo ad un’oscura leggenda che è giunta fino ai giorni nostri: quella riguardante la maledizione di “Little Bastard”, una vettura in grado di fare del male a chiunque provasse solo a sfiorarla. Ma cerchiamo di spiegare nel dettaglio tutto ciò che è successo (o si dice sia successo), a partire da quel fatidico momento.

– Little Bastard fu acquistata da tale George Barris. Durante il trasporto su un camion la vettura si sgancio dai sostegni, spezzando le gambe di un meccanico.

– Il motore finì nell’auto da corsa di un medico, che durante una gara si ferì gravemente. L’incidente causò anche la morte di una persona.

– Il suo semiasse, montato su un’altra vettura da corsa, causò un altro terribile incidente stradale.

– Stessa cosa per i copertoni, montati su un’altra automobile coinvolta in un incidente quasi mortale.

– Mentre i vari pezzi dell’auto facevano il loro viaggio, seminando terrore a destra e sinistra, il corpo principale era sempre in possesso di George Barris. Un ragazzino cercò di rubarne un pezzo, ma il suo furto si concluse nel peggiore dei modi: l’amputazione di un braccio in seguito ad una grave ferita.

Successivamente la carrozzeria e il telaio vennero presi in prestito per una mostra itinerante sulla guida sicura (con tanto di targa in bella vista: “Questo incidente si poteva evitare”), ma nonostante le buone intenzioni la maledizione della Porsche era sempre pronta a colpire:

– Durante una tappa del tour il camion che la trasportava fu tamponato. A causa dell’urto la vettura balzò fuori, colpendo un’altra automobile e uccidendone il conducente. Successivamente lo stesso camion perse il controllo, distruggendo la vetrina di un negozio.

– Durante un’esposizione a New Orleans, infine, Little Bastard finì in mille pezzi, dopo un cedimento della struttura su cui era esposta

Era il 1960 e si decise di raccogliere i rottami e mandarli a Los Angeles, ma quel che restava della Porsche non arrivò mai a destinazione, svanendo letteralmente nel nulla. Nonostante le numerose ricerche e una ricompensa di ben un milione di dollari offerta a chiunque fosse stato in grado di aiutarlo, George Barris non ritrovò più la sua amata vettura.

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Durante questo tempo è stata avvistata un po’ ovunque, anche in Italia. Si dice che sia stata acquistata da un ricco sceicco e che ogni tanto venga esposta nella colorata Las Vegas. Ma ovviamente non esistono conferme, quello che rimane è un mito oscuro, destinato a crescere con il passare nel tempo e, ovviamente, non confermato al 100%, come ogni leggenda metropolitana che si rispetti.

Basta fare una ricerca distratta nel web per rendersi conto di quanto determinati aneddoti differiscano per piccoli particolari: c’è chi dice che nel 1960 il treno che trasportava i rottami di Little Bastard non arrivò mai a destinazione. Secondo altri, invece, il treno giunse in stazione misteriosamente vuoto.

Insomma, in questo caso vale più che mai il motto “non è vero ma ci credo”. James Dean è diventato un simbolo di libertà e ribellione (suo malgrado) e la storia di una maledizione legata al suo nome non può far altro che accrescere il suo mito.

Qui sotto trovate i precedenti articoli della rubrica “Non è vero ma ci credo!”

10 leggende urbane di Hollywood
Le maledizioni di Superman e Poltergeist
La maledizione di The Omen e il fantasma di Tre scapoli e un bebè

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