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Jersey Boys – La recensione del nuovo film di Clint Eastwood

Di laura.c

Jersey-Boys-trailerUn quartiere periferico del New Jersey di fine anni ’50. Tre ragazzi italoamericani che si dividono tra lavoretti, furtarelli e spesso la galera. Un’ambientazione da film di Coppola e Scorsese, dove ci si aspetta solo di veder spuntare gangster e rivoltelle, e dove invece si può coltivare anche altro: il vero American Dream, quello di sfondare grazie al proprio talento e assurgere a massimi orizzonti di gloria. Salvo scoprire, una volta raggiunta la vetta, il rimpianto per ciò che ci si è lasciati alle spalle. È una classica storia di ascesa e declino quella di Jersey Boys, film sulla storica band rock ‘n roll The Four Seasons che adatta per il  grande schermo l’omonima e pluripremiata produzione teatrale di Broadway. La strada scelta non è però quella del musical, bensì quella meno rischiosa e ben più battuta del normale biopic, cioè di un racconto biografico condito in egual misura da esaltazione e dramma, ma intervallato da molte più canzoni del solito e dalle convincenti performance vocali dei suoi protagonisti.

L’idea di fondo è piuttosto semplice e consiste nel tracciare la parabola del gruppo, dalle origini sulla strada e nei piccoli club fino ad arrivare alla celebrità, agli hotel extralusso, alle incomprensioni tra i membri della band, alla brusca rottura e infine alla riconciliazione,  in occasione del più grande riconoscimento alla carriera che si possa desiderare, cioè l’inclusione nella Rock and Roll Hall of Fame. Dallo spettacolo originale, Jersey Boys eredita inoltre una cronologia non totalmente lineare, basata sui diversi punti di vista dei personaggi  che si passano la palla nel riportare alla memoria quelli che, secondo loro, rappresentano i momenti salienti della vita della band, del suo successo a lungo atteso e del rapido scioglimento.

Jersey-Boys-Clint-Eastwood_foto

Non c’è però da aspettarsi molto di più che qualche flashback un po’ sfasato rispetto a un andamento per il resto piuttosto tradizionale, che ha giusto il pregio di lasciare molto spazio alla musica. Cambiando ed evolvendosi insieme alle epoche e al gruppo, le canzoni dei Four Seasons lasciano infantti intendere in modo molto più efficace quello che ripetono quasi ossessivamente gli “spiegoni” affidati ai diversi personaggi. Quando si sceglie di avere tanti diversi narratori, e di farli rivolgere  al pubblico parlando direttamente in camera e interrompendo a tratti la finzione filmica, si può guadagnare forse in empatia, ma si incorre pericolosamente anche nel rischio di diventare didascalici e ridondanti. Volendo concentrarsi sulla vita fuori dal palco dei cantanti, e mantenendo sempre un tono piuttosto celebrativo, il film rimane inoltre molto in superficie, accennando in modo solo parziale a quelle caratteristiche del gruppo che aiuterebbero a comprenderne meglio le dinamiche e le vicende in un contesto culturale in pieno fermento, quello a cavallo tra i ’60 e i ’70, in cui forse stava terminando lo spazio per quattro ragazzi di periferia, guidati dai romantici gorgheggi in falsetto di un giovane italoamericano cresciuto idolatrando Frank Sinatra.

Ovviamente per chi ama ancora quel tipo di sound, Jersey Boys è un assoluto piacere per le orecchie, mentre per chi non conosce la band, il film potrebbe essere un buon modo per avvicinarsi alla sua musica, a partire dalle assolute hit Sherry, Walk like a man, December 1963, Can’t Take My Eyes Off You, My Eyes Adored You. Merito anche delle ottime perfomance degli attori protagonisti, cui bisogna riconoscere di aver reinterpretato con grande maestria le canzoni dei Four Seasons.  A spiccare è in particolare John Lloyd Young, che è riuscito non solo a restituirne  il particolarissimo timbro canoro del frontman della band, Frankie Valli, ma anche a dare al suo ruolo un’intensità inaspettata, capace di stemperare perfino l’eccessivo patetismo dei passaggi più melodrammatici della storia.

jersey-boys-eastwood film

Peccato si senta poco invece la mano del regista, nientemeno che il premio Oscar Clint Eastwood, la cui visione appare fin troppo ovattata e trattenuta. Bisogna infatti aspettare i titoli di coda per un gustosissimo medley in vero stile musical, in cui sembra esprimersi tutta la voglia del filmmaker di cimentarsi con un genere estremamente spettacolare ma anche delicato, dove è difficile trovare il giusto equilibrio tra il puro intrattenimento del pubblico e il suo coinvolgimento a livello superiore nella storia raccontata sullo schermo.

Jersey Boys è nelle sale italiane dal 18 giugno, distribuito da   Warner Bros.  Nel cast, anche un divertito e sempre  prezioso Christopher Walken.  A questo link trovate la scheda ufficiale del film sul sito Warner Bros.

 

 

 

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