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Game of Thrones, la recensione del nono episodio: The Watchers on the Wall

Di Lorenzo Pedrazzi

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The Watchers on the Wall, come suggerisce il titolo, è un episodio interamente dedicato ai Guardiani della Notte, e ci offre la battaglia più appassionante mai vista in Game of Thrones

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Mentre i Bruti e i feroci Thenn aspettano il momento più opportuno per attaccare il Castello Nero, Jon Snow e Sam Tarly fanno il turno di notte in cima alla Barriera. Sam è sempre preoccupato per Gilly e il suo bambino, e studia i vecchi libri della biblioteca per scoprire quale potrebbe essere stato il loro destino, in mano ai Bruti. Maestro Aemon dice di capire i suoi sentimenti – li ha provati lui stesso, quand’era un giovane Targaryen – ma gli ricorda che «l’amore è la morte del dovere», e che tali sentimenti rischiano di offuscare la sua missione in quanto Guardiano della Notte. Nel frattempo, l’esercito di Mance Ryder si ammassa a poca distanza dalla Barriera, e Ser Alliser ammette i suoi errori nei confronti di Jon, pur continuando a detestarlo. Gilly e il bambino raggiungono il castello per chiedere rifugio, e vengono accolti da un incredulo Sam, che li nasconde in una stanza con la promessa di tornare presto. Mentre Ser Alliser si trova sul bordo per coordinare le difese, un gruppo di Bruti attacca il castello dal lato opposto, e fra loro ci sono Tormund, il capo dei Thenn e Ygritte, che ovviamente desidera piantare una freccia nel cuore di Jon: Alliser è quindi costretto a scendere per guidare i suoi uomini nel corpo a corpo, lasciando implicitamente il comando a Jon, che ordina di scagliare frecce e lanciare barili di olio bollente sugli avversari, intenti a sfondare il cancello grazie alla presenza di due fortissimi giganti. Il primo assalto viene respinto, ma uno dei giganti riesce a sopravvivere, solleva il cancello ed entra nel tunnel, dove Grenn – uno dei fedelissimi di Jon – e altri cinque uomini lo aspettano al varco, e danno la vita per fermarlo.
Intanto, Jon scende nel cortile del castello, dove infuria la battaglia (a cui contribuisce anche Spettro che, liberato dalla sua gabbia, squarcia la gola di un Bruto con un sol morso). La situazione, però, è critica: Tormund ha ferito mortalmente Ser Allister, e Ygritte continua a bersagliare i Guardiani con le sue frecce. Prima che si accorga della sua presenza, Jon ingaggia un duello con il temibile capo dei Thenn, e riesce a ucciderlo, ritrovandosi poi faccia a faccia con Ygritte, che tende l’arco per colpirlo. Jon sorride, la ragazza esita: è chiaro che non ha veramente intenzione di ucciderlo. Ma una freccia di Olly – il bambino che aveva trovato rifugio al Castello Nero dopo il massacro dei suoi genitori da parte dei Bruti – la colpisce alla schiena. Ygritte muore fra le braccia di Jon, ricordando i bei momenti trascorsi insieme nella grotta, quando fecero l’amore per la prima volta. Tormund viene catturato, la battaglia è vinta, e Sam finalmente bacia Gilly. Jon, addolorato per la morte di Ygritte, sa però che i Bruti attaccheranno ancora, e decide quindi di recarsi in missione da solo oltre la Barriera: vuole uccidere Mance, perché senza la sua guida le tribù dei Bruti non avranno più coesione, e rinunceranno all’attacco.

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Stavolta non ci sono molteplici trame parallele che scorrono con il montaggio alternato, seguendo le disavventure di vari personaggi suddivisi fra due continenti: The Watchers on the Wall racconta un’unica, trascinante battaglia che sembra priva di speranza, e che attraversa l’intero episodio con una tensione crescente. Si tratta inoltre della puntata più ricca d’azione da parecchio tempo a questa parte (forse la più ricca in assoluto), e molti dei suoi pregi sono certamente imputabili all’esperienza del regista Neil Marshall, abilissimo sia a gestire le scene di battaglia sia a valorizzare il lavoro della scenografa Deborah Riley, che ha realizzato set molto spaziosi e interamente praticabili, come dimostra il suggestivo long take che inquadra il cortile a trecentosessanta gradi durante lo scontro, svelando al contempo l’ottima organizzazione coreografica di cast e comparse. La stazza imponente dei giganti, l’integrazione con la CGI, la tremenda falce che stermina i Bruti sulla Barriera, l’intervento di Spettro e le validissime coreografie dei duelli – soprattutto quando entra in scena Jon Snow – garantiscono un’efficace confezione spettacolare, decisamente sopra la media televisiva.

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Ovviamente, sotto alla confezione spettacolare si agitano le vicende di uomini e donne che, nella lunga notte della battaglia, trovano la convergenza del proprio cammino individuale, magari pronunciando le loro ultime parole. Non c’è da stupirsi che quelle di Ygritte corrispondano al suo famigerato tormentone: «You know nothing, Jon Snow» sussurra la ragazza fra le braccia di Jon, ricordando i pochi momenti felici trascorsi insieme. La loro storia finisce così, in un misto di attrazione e opposizione, amore e guerra, sentimenti inconciliabili dovunque se non in quella grotta segreta, quando Jon scoprì per la prima volta i piaceri della carne. Il suo dolore non sembra causato dalla perdita in sé – sapeva benissimo che non ci sarebbe stato alcun futuro per loro due – ma dalla consapevolezza di aver vissuto un amore impossibile, circoscritto nello spazio e nel tempo, forse irripetibile. Di tutt’altro tenore – si spera – è invece il rapporto fra Sam e Gilly: il ragazzo gioca un ruolo determinante nel corso dell’episodio, dimostra coraggio e spirito d’iniziativa, e finalmente si decide a baciare la sua amata, con un gesto ampiamente liberatorio sia per lui sia per gli spettatori. In generale, la battaglia del Castello Nero assume le fattezze di un evento cruciale, un momento di crescita e di formazione per l’intero corpo dei Guardiani della Notte: massa di criminali e reietti, espulsi dal proprio ambiente sociale e relegati ai confini del mondo, i Guardiani ritrovano coesione di fronte a una sorte comune, elevando i loro spiriti all’apice dell’eroismo, come accade a Grenn e agli altri soldati quando recitano il giuramento per farsi coraggio contro l’assalto del gigante, in una delle scene più emozionanti di questa stagione. Davvero uno splendido episodio, tesissimo, ben ritmato e coinvolgente sul piano emotivo.

La citazione: «L’amore è la morte del dovere. Una volta l’ho detto al tuo amico Jon Snow, ma non mi ha ascoltato.»

Ho apprezzato: la tensione costante; le ottime scene di battaglia; la regia di Neil Marshall; le scenografie di Deborah Riley; Spettro che entra in azione; l’addio tra Jon e Ygritte; il bacio di Sam a Gilly.

Non ho apprezzato: nulla di particolare.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Game of Thrones sul nostro Episode39 a questo LINK.

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