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X-Men – Giorni di un Futuro Passato, la recensione del cinecomic di Bryan Singer

Di laura.c

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Alzino la mano i fan degli X-Men che non hanno odiato il terzo film della saga cinematografica dedicata ai mitici mutanti Marvel. Se la scomparsa di diversi personaggi chiave, o comunque la piega presa dalla serie non aveva soddisfatto gran parte degli appassionati di cinecomic, a raddrizzare il tutto ci ha pensato definitivamente Bryan Singer, che dopo l’intervento di altri registi decisamente meno apprezzati e meno legati al franchise, ha ripreso il saldo controllo della saga con una sorta di reboot in corsa, in continuità con i capitoli precedenti ma destinato ad aprire linee narrative completamente nuove rispetto a quelle seguite fino ad ora.

L’idea alla base di questo ultimo X-Men – Giorni di un futuro passato, è semplice e rispetta alla perfezione le regole dei fumetti Marvel: minacciati di estinzione da robot costruiti per adattarsi e neutralizzare i loro poteri, mutanti da sempre rivali si uniscono in un’ultima missione disperata per rimandare Wolverine nel passato e salvare il mondo da una guerra disastrosa tra specie. Ma se saltare nel tempo può essere complicato perfino per un supereroe, lo è molto di più tentare di conciliare due personalità in piena rotta di collisione come quella del Professor Xavier e di Magneto, nelle loro versioni giovanili già comparse in X-Men – L’inizio e interpretate ancora una volta in modo molto convincente da James Mcavoy e Michael Fassbendner. Dall’immancabile inconto-scontro di questi due poli della filosofia mutante nasce dunque la spettacolare serie di eventi destinata a cambiare drasticamente il futuro degli X-Men e riscrivere la loro storia, compresa quella già esposta nei primi tre film della serie.

12 X Men Giorni Di Un Futuro Passato Foto Del Film

Oltre alla capacità e allo sfizio che si è concesso Singer di riavviare e riprendere il comando di un franchise ancora fondamentale per l’universo dei cinecomic, X-Men – Giorni di un futuro passato passato si distingue anche per una serie di intuizioni che di sicuro gli varranno l’apprezzamento non solo degli appassionati. Prima di tutto, si tratta di un ottimo prodotto di intrattenimento, dove il ritmo serrato di combattimenti spettacolari si alterna a sequenze più riflessive, incentrate principalmente sulla psicologia di personaggi come la bivalente Mystica (l’ormai affermatissima Jennifer Lawrence) e Xavier, mostrato in piena fase nichilista e autodistruttiva, in linea con l’epoca dell’ambientazione.

Grazie al salto temporale gran parte del racconto torna infatti a svolgersi nel passato recente, gli anni ’70 per la precisione, e a incrociare elementi cruciali della Storia americana, come Vietnam e Nixon, con costumi, musica e colori vintage che per qualche motivo non guastano mai quando si parla di supereroi. Può non sembrare così essenziale ai fini del film e della saga, ma vedere un giovane mutante con walkman e maglietta dei Pink Floyd aggiunge agli X-Men quel pizzico di realismo che li rende ancora più affascinanti e umani. Se poi il mutante in questione è il giovane Pietro, l’iperveloce fratello dell’ancora non introdotta Scarlet Witch nonché personaggio centrale nei fumetti Marvel, tutto diventa ancora più gustoso. Viene giusto da chiedersi come farà questa comparsa a essere integrata con la saga parallela degli Avengers, in mano ai Marvel Studios (e dunque Disney) piuttosto che a 20th Century Fox. Altro dettaglio non secondario, infine, l’introduzione di un nuovo acerrimo nemico dei mutanti, il Dr Trask, affidato a un volto stranoto del’attuale cultura pop quale Peter Dinklage, il Tyrion di Game of Thrones.

10 X Men Giorni Di Un Futuro Passato Foto Del Film

Questi i lati positivi del film, mentre tra i difetti di fondo, rimane la decisione di virare verso il melenso e lo psicologismo spiccio la relazione tra Xavier e Mystica, due “quasi fratelli” sulle cui incomprensioni e schermaglie continua a incentrarsi anche la trama di questo ultimo X-Men, con picchi di patetismo e ripetitività non proprio utili all’economia del racconto. Non si risparmiano inoltre “spiegoni” e divagazioni didascaliche, mentre rimangono alcuni dubbi e apparenti incoerenze su come questo ultimo episodio si leghi ai precedenti, anche se probabilmente sarà tutto materiale da sfruttare per i prossimi film.

Nel complesso,un’opera ben riuscita ma non eccelsa, che riesce a fare da raccordo col nuovo universo “X” senza annoiare o apparire semplicemente strumentale. Con un’impronta forte di Singer che potrebbe far storcere un po’ il naso ai puristi della saga a fumetti.

Restate dopo i titoli di coda per un minuscolo assaggio… Dell’Apocalisse! (A buon intenditore poche parole)

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