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The Search, la recensione del deludente nuovo film del regista di The Artist

Di Andrea D'Addio

the search cannes

Cecenia 1999. La storia segue le sorti di quattro personaggi che in qualche modo finiscono per incrociare i propri destini. Il primo è un soldato russo, il secondo è un ragazzino ceceno che scappa da una probabile esecuzione, il terzo è sua sorella che vaga per il Paese alla sua ricerca mentre il quarto è una rappresentante della Commissione per i diritti umani dell’Unione Europea che cerca di raccogliere testimonianze su quanto sta accadendo sperando che il resto del mondo apra gli occhi e intervenga. Ognuno, a proprio modo, mostra l’inizio della seconda guerra cecena (la prima ci fu tra il 1994 e il 1996), i suoi orrori, le sue vittime e i suoi carnefici. Questa la situazione di partenza, ma in che direzione stanno andando davvero le loro vite?

Prima di The Artist, Michel Hazanavicius aveva girato tre film per il cinema, tutti commedie. Non si poteva quindi che essere curiosi di vederlo alle prese con The Search, dramma di guerra con un budget di 22 milioni di euro. Il risultato? Piuttosto deludente, soprattutto a causa di una sceneggiatura retorica e superficiale che divide in buoni e cattivi in maniera così netta che, anche se fosse vero, viene voglia di non credergli. Il fil rouge della pellicola, quella “ricerca” del titolo rappresentata dal viaggio della sorella che vuole ritrovare il fratello, è tra le più convenzionali che si possano aspettare, sia nello svolgimento che nell’epilogo. Il personaggio interpretato da Bérénice Bejo dovrebbe essere quello capace di dare una profondità politica alla questione, ma al contrario risulta il più banale di tutti, combattuto tra la voglia di fare la madre adottiva simpatica e comprensiva e la propria frustrazione generale per non riuscire a rendere utili i propri sforzi lavorativi. Da un punto di vista visivo il film ha dei bei momenti. Hazanavicius riesce a piegare il proprio registro narrarivo sull’asciuttezza delle immagini. Soprattutto le scene di guerra riescono ad essere avvincenti il tanto che basta a dimenticarsi del resto, ma non bastano a rendere il film godibile, soprattutto perché per fare durare un film due ore e trenta bisognerebbe avere qualcosa in più da dire che non il solito stupirsi di quanto la guerra in generale, e quella in Cecenia, facciano schifo. Peccato, dopo The Artist era sicuramente difficile riuscire a fare qualcosa di completamente diverso che convincesse con altrettanta intensità la critica, ma aver mancato così tanto il bersaglio era impensabile. A Cannes, dove il film è stato presentato in concorso, i fischi della critica sono stati molti. Forse sono stati esagerati, ma data l’alta aspettativa se ne possono capire le ragioni.

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