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Per Viggo Mortensen ‘Peter Jackson è diventato come Ridley Scott’

Di Marlen Vazzoler

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Quando si parla della carriera cinematografica di Viggo Mortensen non si può fare a meno di menzionare il suo ruolo nei panni di Aragorn nella trilogia del Signore degli Anelli di Peter Jackson, una parte che gli ha dato non solo fama a livello mondiale, ma la possibilità di scegliere i suoi prossimi progetti.
Quattordici anni dopo l’uscita del primo film della saga dell’Anello, l’attore danese-americano ha parlato della realizzazione del film, spiegando che è stata un completo caos.

“Chiunque dice che sapevano che avrebbe avuto questo successo, non penso che sia vero. Non l’avevano presagito fino a quando hanno mostrato 20 minuti a Cannes, nel maggio del 2001. Erano in un sacco di guai e Peter ci aveva speso molto. Ufficialmente, avrebbe potuto dire che aveva finito nel dicembre del 2000 – aveva girato tutti e tre i film della trilogia – ma il secondo e il terzo erano davvero un disastro. Erano davvero approssimativi – non erano per niente finiti. Avevano bisogno di estese nuove riprese, che abbiamo fatto, anno dopo anno. Ma non avrebbero mai dato i soldi in più per fare questi se il primo non avesse avuto un grande successo. Il secondo e il terzo sarebbero andati direttamente in home video”.

Un retroscena questo, davvero interessante e che ancora una volta sottolinea l’importanza del box office. Pensiamo solo alle diverse saghe cinematografiche che sono morte sul nascere negli ultimi due anni: John Carter, Lone Ranger, Beautiful Creatures, Ender’s Game e Alex Cross.
L’aver girato in un unico blocco La compagnia dell’anello, per Mortensen, potrebbe essere uno dei motivi per cui il film sia il migliore dei tre.

“Era tutto molto confuso, stavamo procedendo con un tale ritmo, stavano girando così tante unità, era davvero folle. Ma è vero che la prima sceneggiatura era meglio organizzata. Inoltre Peter è sempre stato un geek in termine di tecnologia ma, una volta che ha ottenuto i mezzi per farlo ed è decollata l’evoluzione tecnologica, non ha più guardato indietro.
Nel primo film si ci sono Rivendell e Mordor, ma c’è una sorta di qualità organica in tutto questo, gli attori recitano gli uni con gli altri, ci sono veri paesaggi, è più crudo. Il secondo film già comincia a ingigantirsi, per i miei gusti, e poi il terzo, c’erano molti effetti speciali. Era magnifico e tutto questo ma tutto quello che era impercettibile nel primo film, gradualmente è stato perso nel secondo e nel terzo. Adesso con Lo Hobbit, uno e due, è tutto quello alla potenza di 10”.

E qua non posso che essere d’accordo con l’attore. I primi due film di Lo Hobbit sono tecnicamente molto belli, ma la storia, la sceneggiatura non è all’altezza e spesso risulta confusa. Infine l’attore arriva a definire Jackson, un nuovo Ridley Scott, un uomo dell’industria.

“Credo che Peter sia diventato come Ridley Scott – adesso questo individuo dell’industria, con tutte queste persone che dipendono da lui. Ma si può fare una scelta, credo. Ho chiesto a Ridley quando ho lavorato con lui (Soldato Jane 1997) ‘Perché non fai un altro film come I duellanti (il film di debutto di Scott del 1977)?’ e Peter, ero sicuro che avrebbe fatto un film con una scala molto intima come Creature del cielo, forse con quel progetto sui neozelandesi nella prima guerra mondiale che voleva fare. Ma poi ha fatto King Kong, e poi ha fatto Amabili resti – e ho pensato che quello sarebbe stato il suo film più piccolo. Ma il problema è che l’ha fatto con un budget da 90 milioni di dollari. Quello doveva essere un film da 15 milioni di dollari. Gli effetti speciali, il genio era fuori dalla bottiglia e lo aveva. Ed è felice, credo…” .

Possiamo comprendere il ragionamento di Mortensen, sembra che di film in film la mente di Jackson si sia sempre più focalizzata sugli effetti e tutti gli elementi tecnici della pellicola, e abbia perso completamente di vista la sceneggiatura. A questo punto l’episodio in cui McKellen piange sul set mentre deve recitare con dei stand-in degli Hobbit in Un giorno inaspettato assume forse un connotato ancora più emblematico. Ma questa evoluzione di Jackson, questa sua nuova identità di uomo dell’industria cinematografica, è paragonabile a Ridley Scott? Si e no. In termini di potere no, non credo, Scott ancora oggi fa fatica ad avere il final cut sui suoi film. Entrambi si hanno uno stuolo di persone che dipendono da loro, ma c’è da tener conto che Ridley sta ancora realizzando film a basso budget a differenza di Jackson.
Cosa ne pensate di queste affermazioni? Vi trovate d’accordo oppure no?

Fonte telegraph

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