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Mai dire Cannes: le figuracce e le leggende del Festival

Di Andrea D'Addio

Festival Cannes 2014 programma

1 – INCOMPRESO

È vero, quel ragazzo sulla trentina, ben vestito e impomatato, odorava di alcol già quando ci si era seduto accanto  cinque minuti prima della proiezione e aveva passato l’attesa emettendo vari suoni glutturali inframmezzati da un’ eccessiva protesta, per volume e veemenza, rivolta ad una signora colpevole di aver attivato il suono di digitazione per ogni tasto premuto sul cellulare. Sudava, bofonchiava e si agitava senza ragione, insomma un pochino era scosso anche prima, ma che si alzasse dopo 10 minuti della proiezione e corresse fuori dalla sala probabilmente innescato dalla necessità di rimettere il pranzo (erano le 14.10) può forse essere giustificato anche dalla bruttezza di Incompresa di Asia Argento. Sembra una citazione del racconto di Chunk alla Banda Fratelli di I Goonies (“Raccontaci tutto, ma proprio tutto”) , ma è pura verità, purtroppo. (Ps: il tizio in questione non è più rientrato in sala)

Ascensore piccolo per la mensa (quello a sinistra grande non ci arriva)
Ascensore piccolo per la mensa (quello a sinistra grande non ci arriva)

2 – LA MENSA

Neanche molti dei decani di Cannes (gli stessi che si addormentano alle proiezioni che vi abbiamo raccontato qui) ne conoscevano l’esistenza fino a questa edizione quando un passaparola partito dal fotografo Pietro Coccia ha dilagato tra la comunità dei giornalisti italiani a Cannes. È successo così, da una settimana circa la mensa posta al piano meno due del Palais è composta al 50% da affamati nostri connazionali che mangiano accanto a poliziotti, garagisti, autisti, guardarobisti, ragazze del caffé e tutto il resto del personale operativo del festival ringraziando il cielo per aver trovato un posto dove un secondo con contorno costa solo 8 euro anziché i canonici 15 o 20 che si trovano in qualsiasi altro locale della Croisette che non sia Mac Donald’s (in cui in questi anni abbiamo visto mangiare, nascondendosi il volto, anche grandi giornalisti vegan- radical-no logo: meglio il risparmio dell’ideologia ). La mensa del Palais non è un posto come un altro. Ci si arriva solo prendendo il più piccolo dei due ascensori posti al terzo piano (foto in basso). Nessuno al momento ha capito se esistono altre fermate e da dove durante il percorso. L’entrata nell’ascensore ha un che di magico e nascosto che tanto ricorda il settimo piano e mezzo (cit. di Ilaria Ravarino) utilizzato da Cameron Diaz e John Cusak in Essere John Malkovich di Spike Jonze . Una volta scesi al meno due si entra in mesto luogo dalle pareti gialle illuminato unicamente da tremolanti luci al neon dove, per trovare presenze di vita, ci si deve destrreggiare all’interno di un dedalo di corridoio il cui ultimo è presenziato da un custode di colore e sempre in divisa che normalmente o dorme o cincischia al cellulare, muta Sfinge di una Storia Infinita dall’ambientazione piuttosto underground. La mensa non si chiama né mensa né ristorante, ma caffetteria. E prima di entrarci si passa davanti ad un distributore automatico di tramezzini che forse ha roba più invitante. Le possibilità per fermarsi prima sono molte, ma una volta arrivati lì bisogna fare le cose per bene e arrivare fino alla fine. Come alla mensa si Fantozzi la fila è lunga e la varietà mini. Si pul scegliere tra tre insalate, ma se si vuole un secondo la scelta è unica, o quello (normalmente a base di carne) o nulla.  Se ti va bene lo prendi, sennò sono fatti tuoi ti comunica con lo sguardo l’unica inserviente al bancone. E tu lo prendi, anche perchè non sai come tornare indietro e aspetti di accodarti ai tuoi amici a cui serviranno almeno 20 minuti per finire di mangiare.

Mensa di Cannes
Mensa di Cannes

3 – FILA ALL’ITALIANA

Cannes, primo giorno. Un importante ufficio stampa internazionale chiede ai giornalisti che vogliono avere delle interviste con gli attori e i registi dei film di cui loro curano la promozione di andare a trovarli nella loro sede. Assieme alla mail di risposta ti mandano anche una cartina che ti spiega dove si trovino. Non è lontano dal Palais, ma è abbastanza complicato arrivarci, ci sono tante stradine e vicoli oltretutto in salita, però è lo stesso posto da anni, quindi si può andare anche un po’ a memoria, come accade a noi che non abbiamo il tempo o la voglia di stampare le indicazioni. Il pomeriggio aprono alle 14. Arriviamo lì alle 13.45. Suoniamo, ma è chiuso. Altri giornalisti armati di cartina si aggiungono alla nostra coda davanti alla porta. Ore 13.55 suoniamo, ma non risponde nessuno. Alle 14 stessa cosa. Nel frattempo, dietro di noi ci sono almeno 20 giornalisti. 14.10 ancora nulla. Proviamo a bussare con le nocche, forse il campanello non funziona. Niente. Al che vediamo un altro giornalista, l’ennesimo venirci incontro dal lato opposto della strada da cui tutti gli altri, noi compresi, eravamo arrivati. Anche lui sta per mettersi in coda dietro di noi. Dietro di lui però vediamo una porta che assomiglia tanto a quella davanti a cui siamo seduti. Sembra proprio il posto in cui siamo stati l’anno scorso e l’anno passato ancora. Con nochalance, senza attirare l’attenzione, attraversiamo la strada e prima ancora che tutti gli altri giornalisti capiscano, entriamo nella porta aperta della sede, quella giusta, dell’ufficio stampa. Dietro di noi comincia una corsa per accaparrarsi la seconda posizione con scarso rispetto della coda formatasi antecedentemente. Li sentiamo alzare la voce e liticare e ci vergogniamo un pochino della situazione, tutti stavano davanti alla porta sbagliata per colpa nostra, ma non possiamo a meno che scoppiare a ridere sotto i baffi….

4 – RAUL!! RAUL!!

Presso la sala Debussy del festival ogni volta che inizia un film c’è qualcuno che grida: “Raul!!! Raul!!!”.  Succede così da anni. La ragione l’ha scovata Eva Carducci di Best Movie: sembra che anni fa una signora aveva tenuto il posto ad un suo amico dal nome Raul. Lui era entrato quasi sui titoli di testa, ma mentre lei vedeva lui, lui non vedeva lei che così cominciò a gridare incessantemente il suo nome. Il richiamo andò avanti per a toni elevati per diversi minuti. Lui, spazientito, si era seduto da un’altra parte, ma lei lo voleva accanto a lui e così continuò a chiamarlo finché (ci auguriamo tutti noi) qualcuno non la zittì in qualche modo. Ma di questa seconda parte della storia non abbiamo conferme….

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