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Le Meraviglie, la recensione dell’unico film italiano in concorso a Cannes

Di Andrea D'Addio

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Due bambini che giocano a fare le ombre degli animali sulle rocce di una vecchia necropoli etrusca quando è notte e l’unica luce proviene da un vicino falò; una famiglia sotto un telo per proteggere dalla pioggia e dal vento cassedi mieleche altrimenti le scoperchierebbe; un letto nel bel mezzo di un prato dove dormire d’estate ed abbracciarsi tutti assieme nonostante i problemi, nonostante un vita che forse ad alcuni di loro sta stretta: fuori c’è un mondo capitalista che spinge per entrare, le aspirazioni dei più giovani non sono quelle di rimanere per sempre a coltivare la terra, ma per ora, forse va, bene così. Sono tanti i momenti di Le meraviglie in cui si rischia di commuoversi. Non solo le idee, ma la delicatezza con cui Alice Rohrwacher riesce ad immortalare scene così apparentemente semplici, eppure così poetiche, è degna di una regista mai banale e da uno sguardo già riconoscibile.

Certo, c’è molto di autobiografico in Le meraviglie. Come nel film il papà della Rohrwacher è un tedesco apicoltore trasferitosi in un casolare del centro Italia (Toscana nella storia, Umbria nella realtà) dopo aver conosciuto un’italiana. Ed anche qui, a parte lui, in famiglia ci sono solo donne, anche se si passa dalle due sorelle Alba e Alice Rohrwacher alle quattro della pellicola (del resto sono loro le “Meraviglie” del titolo). Le analogie biografiche finiscono qui, ma sicuramente tante scene e situazioni nascono dai ricordi della cineasta che ancora una volta, come in Corpo Celeste, sceglie come protagonista una ragazzina. Il film scorre lieve tra lirismo ed emozionanti scene di vita quotidiana di campagna (il cast ha davvero dovuto imparare a vivere a contatto con le api) per circa tre quarti del racconto. Tutto viene narrato senza strappi, i personaggi sono ben delineati e seguono una loro logica nei comportamenti (forse il più sacrificato è quello interpretato da Alba Rohrwacher, la madre di famiglia). Purtroppo questa magia dura poco più di un’ora, ovvero fin quando arriva una svolta abbastanza forzata (la fuga di uno dei personaggi), mal preparata e altrettanto malamente seguita, a cui si accompagna un’altrettanto discutibile apparizione di un cammello (che a Cannes fa il paio con i fenicotteri dell’anno precedente in La grande bellezza). Sembra quasi che per arrivare ad un epilogo la Rohrwacher si sia sentita costretta a dire di più di quanto già non stesse dicendo, il che era già moltissimo. Peccato. Se a volte un film è salvato dal finale, qui accade un po’ il contrario. Il totale è comunque positivo, ma con altre scelte o con un taglio anticipato un premio sarebbe stato assicurato. Speriamo che accada lo stesso: la Rohrwacher merita di essere supportata, ha le qualità per diventare una regista di cui si parlerà a lungo.

In Italia Le meraviglie uscirà nei cinema questo giovedì 22 maggio per BIM distribuzione. Ricordiamo che nel cast troviamo anche Monica Bellucci.

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