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In arrivo il Doraemon americano

Di Redazione SW

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Scelto come ambasciatore e personaggio ufficiale delle attesissime, almeno in patria, Olimpiadi di Tokyo del 2020, Doraemon si appresta a subire una “mutazione americana” che pare davvero epocale, per quel che riguarda le strategie pop-mediali nipponiche
Nato nel 1969 dapprima come manga dalla penna di Fujio Fujiko, un nom de plume di un duetto artistico formato da Fujimoto Hiroshi e Abiko Motoo, Doraemon trova la definitiva consacrazione nel 1973 quando viene realizzata una versione animata per la televisione che arrivò con successo in Italia agli inizi degli anni ottanta. Ma se fino ad ora l’anime era già stato trasmesso in più di 35 paesi così com’e, senza nessuna modifica se non il doppiaggio, i sottotitoli e una versione diversa delle sigle di apertura e di chiusura, un accordo siglato fra la TV Asahi, detentrice dei diritti internazionali della serie, e la Walt Disney ha sancito che verrà realizzata una vera e propria versione americana della serie animata. Ciò significa che oltre a dei diversi nomi per i protagonisti, le vicende saranno ambientate in una cittadina americana fittizia ed anche l’andamento della narrazione cambierà, più enfasi sarà riservata all’azione, elemento che viene apprezzato di più dagli spettatori americani, a discapito del maggior peso dato dalla versione giapponese all’amicizia, questo è almeno quanto sostengono le parti in causa. Altre modifiche riguarderanno certi aspetti particolari come quelli alimentari, nella versione a stelle e strisce si vedrà Doraemon mangiare la pizza e non più i dorayaki, dei dolci giapponesi di cui è molto ghiotto e ancora altri cambiamenti riguarderanno Shizuka, una dei personaggi principali della serie. Nella versione giapponese la ragazzina viene descritta come una bambina gentile e modesta sempre in compagnia della sua bambola, mentre nella nuova versione per il pubblico americano avrà delle caratteristiche più forti e quasi da ragazzo, proprio per questo la bambola sarà sostituita da un diario che Shizuka porta sempre con sè. Ritornando alle abitudini alimentari non si vedranno più i bastoncini ma delle forchette e verranno introdotti anche i pancakes per sostituire altri cibi più squisitamente nipponici, la valuta stessa non sarà lo Yen, ma essendo l’anime ambientato in America si vedranno i dollari.


(Il trailer del nuovo lungometraggio in CG in uscita questa estate in Giappone)

La “nuova” serie animata sarà distribuita da questa estate sul canale americano Disney XD e conta 26 episodi, nello stesso periodo in cui in Giappone uscirà il trentaquattresimo lungometraggio dedicato al popolare gatto robot, il primo interamente realizzato in CG ed il primo che sarà distribuito dalla Walt Disney International e non dalla giapponese Toho.
Fin qui i fatti, sulle conseguenze e sul significato di tali decisioni per il mediascape giapponese e per il tanto strombazzato “soft power” del Paese del Sol Levante ci sono già e ci saranno sempre di più molte voci contrastanti. Senza andare a toccare sentimenti di attaccamento all’originale che sono sempre a doppio taglio, basterebbe ricordare come almeno in Europa uno dei punti che hanno fatto sì che le serie animate prima e i manga poi diventassero così popolari è stata proprio l’ambientazione giapponese, con tutte le sue cibarie e le tradizioni o usanze che porta con sè. Vedere un serie animata ambientata nell’arcipelago nipponico significa sì godere di narrazioni e temi che toccano corde universali ma anche avere una sorta di sguardo, per quanto di parte e deformato, sulle abitudini quotidiane dei giapponesi, le scuola che tutto ingloba, le palle di riso, il tè verde, i chioschetti che vendono il ramen, sono parte integrante ed attivo dell’immaginario pop-giapponese che si è andato formando negli occhi degli spettatori e dei lettori europei in questi ultimi trent’anni. Certo si tratta degli Stati Uniti e di una serie animata che punta sui più piccoli e su un pubblico generalista al massimo grado, il canale Disney XD raggiunge circa 80 milioni di famiglie, ma comunque resta secondo noi una scelta se non sbagliata, probabilmente avrà ampio successo, almeno molto discutibile.

(immagine da hochi.co.jp)

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