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Game of Thrones, la recensione del quinto episodio: First of His Name

Di Lorenzo Pedrazzi

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First of His Name, quinto episodio della quarta stagione di Game of Thrones, prepara il terreno per il nuovo sovrano dei Sette Regni, mentre a nord della Barriera si consuma una sanguinosa battaglia…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Daenerys Targaryen: a Meereen, Daenerys valuta con i suoi consiglieri se sia il caso di salpare per Westeros e attaccare Approdo del Re, ma Ser Joras le comunica che nelle altre città liberate gli schiavisti hanno ripreso il potere, ristebilendo il vecchio status quo. Daenerys capisce che non può ambire a governare un intero continente, se prima non impara a governare sulle città: decide quindi che per il momento resterà a Meereen, regnando come sua sovrana.

Sansa Stark: giunta con Petyr Baelish a Nido dell’Aquila, Sansa viene accolta da sua zia Lysa Arryn, ansiosa di sposare Petyr e di sistemare suo figlio Robin proprio con Sansa, non appena da Approdo del Re fosse giunta voce della morte di Tyrion. Il matrimonio fra Lysa e Petyr ha luogo immediatamente, mentre Sansa si preoccupa della sua sorte.

Cersei Lannister: consapevole che suo figlio Tommen, appena eletto Re dei Sette Regni, avrà bisogno di una buona moglie, Cersei verifica la (scontata) disponobilità di Margaery Tyrell, e poi discute con suo padre Tywin la data delle nozze, che si svolgeranno dopo due settimane di lutto per la morte di Joffrey; il matrimonio fra lei e Loras Tyrell, invece, verrà celebrato dopo altre due settimane, rafforzando così i legami tra i Lannister – ormai in bancarotta – e la casa Tyrell, le cui finananze sono in buona salute. In seguito, Cersei si reca da Oberyn Martell per domandargli di portare un regalo a Dorne per sua figlia Myrcella, di cui sente la mancanza.

Arya Stark: in sosta con il Mastino, Arya recita i nomi degli uomini che desidera uccidere, poi si allena in riva al fiume con la spada. Il Mastino la deride per il suo stile elegante, e infine la punisce con uno schiaffo per averlo colpito all’armatura, dopo che lui l’aveva sfidata.

Brianne di Tarth: accompagnata da Podrick, che ha difficoltà nel cavalcare e nel cucinare il cibo, Brianne mette in discussione le sue capacità di scudiero, ma comincia a stabilire un legame con lui quando il ragazzo le racconta di aver ucciso una Guardia Reale per salvare la vita di Tyrion, durante la battaglia delle Acque Nere.

Bran Stark: prigioniero nella magione di Craster con Jojen, Meera e Hodor, Bran viene rassicurato da Jojen sul fatto che quella non sarà la fine del loro viaggio. Quando Karl sta per stuprare Meera, i Guardiani della Notte guidati da Jon Snow attaccano la magione, e Locke tenta di rapire Bran, ma il ragazzo prende il controllo di Hodor e sfrutta la sua forza per spezzare il collo del rapitore. Nel frattempo, Jon affronta Karl in duello: l’assassino gioca sporco e sta per avere la meglio, ma una delle figlie di Craster lo aggredisce alle spalle, permettendo così a Jon di ucciderlo. Le donne chiedono ai Guardiani di bruciare la magione e rifiutano di seguirli al Castello Nero, preferendo andare per la propria strada. Bran vorrebbe riabbracciare Jon, ma Jojen lo avverte che, se lo facesse, suo fratello gli impedirebbe di riprendere il cammino verso nord per trovare il corvo con tre occhi: i quattro pellegrini liberano quindi il metalupo Estate, e riprendono il loro viaggio.

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First of His Name è un episodio abbastanza povero di sviluppi narrativi, ma contrariamente a quanto accade in altre serie (chi ha nominato The Walking Dead?) Game of Thrones sa rendersi accattivante anche nei momenti di stasi, poiché non scade in dialoghi superflui o ripetitivi, ma tende a illuminare i coni d’ombra dei suoi personaggi con battute sagaci e sottotesti rivelatori, fondamentali in uno show che, oltre al fantasy e all’avventura, pone in evidenza anche gli intrighi di corte. In questo caso, i primi tre quarti della puntata si concentrano proprio sulle manovre dei Lannister per assicurare un futuro al proprio lignaggio, e al parallelo dipanarsi di una trama che coinvolge Petyr Baelish e Lysa Arryn, che scopriamo essere colpevoli dell’avvelenamento di Jon Arryn (marito di Lysa nonché Primo Cavaliere di Robert Baratheon), la cui morte ha innescato l’intreccio della saga. Al di là di tutte le implicazioni drammatiche, non si può fare a meno di sorridere davanti alla foga passionale di Lysa, così disperatamente aggrappata a Petyr, ma anche consapevole dell’amore che lui provava per Catelyn: dubito che le sue urla stridule, durante l’amplesso, siano state d’aiuto per fargliela dimenticare…

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Ad Approdo del Re c’è invece Cersei, cuore materno che bilancia la sua consueta perfidia con un amore incondizionato per i figli. Sa che Tommen sarà un buon re, e sa anche – suo malgrado – che Margaery è l’unica sposa in grado di garantire il futuro dei Lannister grazie alle vaste risorse della sua famiglia, i Tyrell, ormai la casata più ricca dei Sette Regni, dato che i Lannister sono in bancarotta e sopravvivono soltanto con i prestiti della Banca di Ferro di Braavos. Le parole che rivolge a Oberyn Martell, colme di dolore per la separazione dalla figlia Myrcella, contribuiscono inoltre ad approfondire il suo stato emotivo, sfumandone il carattere. Come antagonista, Cersei non è certo un personaggio monodimensionale.

1

Se le vicende di Brianne e Podrick hanno il merito di alleggerire l’atmosfera, mostrandoci la difficile convivenza – e i primi barlumi di solidarietà – tra due personaggi francamente adorabili, è nell’ultima parte dell’episodio che sono concentrati gli sviluppi più importanti. Jon e Bran, separati da quando il primo partì per arruolarsi nei Guardiani della Notte, si sfiorano ma non s’incontrano, e sono entrambi protagonisti delle scene migliori di questa puntata: Bran prende il controllo di Hodor e sfrutta la sua forza per uccidere Locke, mentre Jon affronta Karl in un duello aspro e piuttosto suggestivo, il migliore della stagione, in cui il ragazzo si rende conto che le regole di onore e correttezza imparate a Grande Inverno non si applicano al mondo reale. Ciononostante, Karl viene sconfitto anche grazie all’intervento di una delle figlie di Craster, e le donne, finalmente libere dopo anni di strupri e altre prevaricazoni, decidono di prendere autonomamente la propria strada, ma non prima di aver chiesto ai Guardiani di bruciare quella magione a cui legano le proprie sofferenze. Catartico.

La citazione: «Non partirò per Westeros. Farò quello che fanno le regine: regnerò.»

Ho apprezzato: le sfumature emotive di Cersei; la foga maniacale di Lysa; Brianne e Podrick; Hodor al soccorso di Bran; il duello tra Jon e Karl.

Non ho apprezzato: gli sviluppi narrativi consistenti sono tutti concentrati alla fine.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Game of Thrones sul nostro Episode39 a questo LINK.

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