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5 tipi di persone che si addormentano durante le proiezioni del Festival di Cannes

Di Andrea D'Addio

Hispanic people sleeping in theatre

5 – Il giornalista freelancer

La prima volta che andò ad un festival del cinema disse “Io non mi addormento o lascio mai la sala in anticipo”. Le cose sono cambiate da allora. Ha visto il primo film delle 8.30 del mattino e andrà a vedere l’ultimo delle 22.30. Ogni minuto è denaro. Se non sta scrivendo una recensione o un’intervista, è lì al computer che cerca di farsi commisisonare un pezzo o a chiedere a qualche publicist di concedergli una chiacchierata con l’attore o attrice che gli svolterebbe la giornata. Ogni giorno calcola quanto ha speso e quanto incassa e così, per non andare sotto il budget giornaliero (che comprende anche l’ammortizzamento delle spese di viaggio e alloggio) cerca spesso di essere invitato a feste e cocktail, informandosi prima però se ci sarà anche da mangiare. Sua sfortuna vuole che sia un’informazione normalmente non data in anticipo e così, mentre saccheggia ciotoline da salatini, si riempie di vino e spumante già dall’una del pomeriggio. Il risultato è una stanchezza cosmica che, coadiuvata dall’alcol, non può che farlo crollare appena si spengono le luci in sala. E la recensione? In qualche modo si arrangerà. Del resto arrangiarsi è il suo vero mestiere.

4 – L’imbucato

Per lui l’importante è esserci. Che sia per vedere dal vivo il cast in sala o solo per poter dire “io c’ero all’anteprima” è riuscito non si sa come ad accaparrarsi un biglietto o un invito dopo aver chiesto a mezzo mondo se lo potessero aiutare perché “vedere Christopher Lambert dal vivo è il mio sogno da quando sono bambino e desideravo gridare Highlander almeno una volta nella mia vita”. Lo stress accumulato durante la giornata a forza di richieste assurde e ardenti desideri è tale però che anche lui rischia spesso di cadere tra le braccia di Morfeo appena le luci si abbassano.

3 – Lo spettatore di un film rimasterizzato in 3D

Nightmare before Christmas è un film bellissimo. Lo abbiamo visto tutti tante volte e così rivederlo in 3D non sarà mai come vederlo per la prima volta. Anche perché un film non studiato per il 3D non diventa più bello e godibile grazie al 3D. Diventa però più scuro. Le lenti degli occhialetti che vengono dati fuori la sala tolgono molta della luminosità del film e affaticano di più l’occhio. Visto che il film già lo si è visto in passato, basta un attimo di stanchezza ed il cedere al “chiudo un attimo gli occhi, tanto il film già l’ho visto” per riaprirlii solo pochi secondi prima dei titoli di coda, svegliati da quello strano ed inspiegabile sentore che ci annuncia che tutti stanno per alzarsi e andarsene. La cosa migliore però è che dopo aver perso visioni del genere non si hanno rimpianti.

classic-3d

2 – Il produttore/distributore festaiolo

Ha iniziato alle 18 con l’aperitivo nello stand dell’Estonia, è andato alle 20.00 ad una cena tedesca lasciata di corsa alle 23 per andare alla celebrazione del nuovo film di Mickey Rourke annunciato al mercato e poi, alle 2 di notte, quando tutte le feste sul lungomare devono chiudere per ordine pubblico, eccolo dirigersi alla Vip Room per sentire il dj set di Bob Sinclair fino alle sei del mattino. Il giorno dopo a mezzogiorno c’è la proiezione di un film che vorrebbe distribuire nel suo paese. Per il momento non ci pensa. La sua vita a casa, quando non ci sono festival, è abbastanza monotona. A Cannes ci viene soprattutto per sfondarsi. Se vi chiedete perché certi pallosissimi film sono arrivati in Italia nonostante siano pessimi, ecco la ragione è che spesso chi ne ha comprato i diritti, il giorno prima di firmare il contratto per l’acquisizione dei diritti, durante la proiezione dormiva. Solo che si vergognava ad ammetterlo. Ed ora a dormire siete voi.

1 – Il giornalista vecchio “decano”

Vede uno, al massimo due film al giorno, e scrive un solo pezzo riassuntivo tra le duemila e le tremila battute, peraltro mettendoci dentro vari pezzi di conferenza stampa ascoltati qui e là. Quando arriva in sala stampa chiama puntualmente un tutor che gli spieghi come cambiare l’ordine dei tasti della tastiera per settarla sulla sua lingua, sempre che prima sia riuscito ad inserire il proprio nome utente e la password. Si lamenta se non ha trovato il press kit cartaceo nel suo personale box con tanto di chiavi metalliche e se qualche ufficio stampa gli risponde che gliel’ha mandato via email sbuffa e si lamenta dei tempi passati. “Allora sì che si lavorava bene”. Quando non ha tempo o voglia prova ancora a dettare i pezzi al telefono. Del resto lui al festival ci veniva ancora prima che esistesse e ogni tanto spara balle per sembrare ancora più grande. “Quando avevo 18 anni incontrai qui Howard Hawks in vacanza, stavamo entrambi in fila per prendere un gelato. Lo riconobbi e gli dissi quanto avessi amato Ombre Rosse. Lui ne fu così colpito che lui mi invitò a discorrerne la sera stessa a casa sua assieme ad altri amici, tra cui John Wayne e Godard”. Il giornale per cui lavora continua ad inviarlo nonostante sia in pensione da tempo e che guadagni con contratti al limite della legalità. I suoi capi sono convinti che l’esperienza accumulati negli anni siano tali che nessun rimpiazzo potrebbe raccogliere materiale minore. La realtà però è che a settant’anni le energie siano minori, le sale del festival sono comode e alcuni film sono piuttosto noiosi. E così si dorme e non solo, ogni tanto si russa anche…

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