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The Walking Dead, la recensione del season finale: A

Di Lorenzo Pedrazzi

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La quarta stagione di The Walking Dead si chiude con un crescendo di brutalità e suspense che sfocia nell’inevitabile cliffhanger finale. L’episodio in questione, intitolato A, è stato l’epilogo più visto nella storia della serie, con 15.7 milioni di spettatori (negli Stati Uniti).

Attenzione: l’articolo contiene SPOILER.

Rick, Carl e Michonne si accampano presso un’automobile abbandonata per passare la notte, ma vengono sorpresi da Joe e dal suo gruppo di cacciatori, che vogliono vendicarsi di Rick per aver ucciso uno di loro. Daryl cerca di convincerli a lasciar perdere, e subisce in prima persona la violenza del gruppo, poiché Joe ordina ai suoi uomini di pestarlo a sangue. Mentre Carl rischia di essere stuprato, seguito da Michonne, Rick esplode la sua furia: uccide Joe strappandogli la carotide con un morso, poi massacra a coltellate l’uomo che stava per stuprare Carl. In breve, tutti i cacciatori vengono uccisi da lui, Michonne e Daryl.
Sconvolti ma vivi, dubbiosi su quel che resta della loro umanità, i quattro raggiungono Terminus, che inizialmente sembra un luogo idilliaco e pronto ad accoglierli… peccato però che la realtà sia ben diversa.

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Al suo ultimo episodio, la quarta stagione di The Walking Dead offre una costruzione narrativa intelligente e ben calcolata, poiché rispecchia e valorizza il tema centrale della storia: Rick sente di aver smarrito la sua umanità nell’esercizio della violenza, ubriacandosi di una rabbia che gli fa perdere il lume della ragione, e tali manifestazioni di brutalità (emblematico il piacere che prova nel massacrare l’aggressore di Carl) sono alternate ai flashback che mostrano il suo periodo di pace nella prigione, quando decise di deporre le armi per dedicarsi all’agricoltura sotto la guida di Hershel. Ma il mondo di The Walking Dead, dove la sopravvivenza è basata sulla legge dell’homo homini lupus, soffoca sul nascere ogni possibilità di ricostruire una vita civile, e costringe i superstiti ad abbracciare la violenza per difendere se stessi e i propri cari. Quest’alternanza risulta molto efficace nel focalizzare il conflitto interiore di Rick, poiché gioca su almeno due livelli di contrasto: tematico (pace-guerra, quiete-violenza) e luministico (luce-oscurità, giorno-notte). Lo stesso Carl teme di essersi trasformato in un mostro, e sperimenta – seppure in formato ridotto – le medesime ansie paterne.

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Insomma, l’epilogo non fa altro che ribadire il punto cardine della serie: i veri mostri non sono certo i morti viventi, così anonimi e penosi nel loro incedere claudicante, bensì gli umani, i vivi, coloro i quali hanno la responsabilità delle proprie azioni ed esercitano l’orrore in piena consapevolezza. Le scene di maggior tensione, ben gestite sul piano del ritmo e della suspense, sono infatti quelle che mettono i protagonisti di fronte ad altri sopravvissuti: in primo luogo l’inquietante sequenza con i cacciatori, terribile più per ciò che evoca (il tentato stupro a Carl) che per l’effettiva messa in scena delle violenze; e in secondo luogo la fuga per le strade di Terminus, che si rivela essere un mattatoio in cui gli abitanti non attirano i superstiti per accoglierli, ma per mangiarli, replicando così – con un paradosso crudelmente ironico – le abitudini degli stessi morti viventi.

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Si chiude così una stagione altalenante, che di certo ha faticato a reggere il peso dei sedici episodi (dialoghi ripetitivi, momenti di stanchezza, pochi sviluppi concreti), eppure al contempo è riuscita a centrare alcune intuizioni indubbiamente apprezzabili, se non addirittura sconvolgenti (gli omicidi di Mica e Lizzie resteranno nella storia dell’orrore televisivo, come le Nozze di Sangue di Game of Thrones). In questo finale, il gruppo si ritrova prigioniero di Terminus (meno Beth, Tyreese, Carol e Judith, poiché la prima è ancora dispersa e gli altri sono in viaggio), ma con una rinnovata coscienza della propria forza: «Si sentiranno stupidi quando lo scopriranno» dice Rick nell’ultima scena, suscitando l’attenzione di Abraham che gli domanda «Cosa?». E Rick: «Che si sono messi contro le persone sbagliate».
L’avvio della quinta stagione, con tali premesse, potrebbe essere scoppiettante.

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La citazione: «Non sono la persona che lui crede. Sono solo un altro mostro.»

Ho apprezzato: l’alternanza tra flashback e presente; la scena con i cacciatori; la fuga finale nelle strade di Terminus.

Non ho apprezzato: nulla di rilevante.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Walking Dead sul nostro Episode39 a questo LINK.


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