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Silicon Valley, la recensione del secondo episodio: The Cap Table

Di Lorenzo Pedrazzi

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Dopo l’ottimo episodio pilota, Silicon Valley si conferma un gioiellino da non perdere: The Cap Table, ancora diretto dal co-ideatore Mike Judge, aggiunge un ulteriore tassello nella satira sociale della Silicon Valley…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Richard (Thomas Middleditch) si reca all’incontro con Peter Gregory (Christopher Evan Welch), il milionario che gli ha offerto duecentomila dollari in cambio del 5% della società, impegnandosi ad aiutarlo per costruirla. Richard, però, si fa trovare completamente impreparato, e Gregory gli dà quarantotto ore per tornare con un piano preciso. Il giovane programmatore chiede quindi aiuto a Jared (Zach Woods), esperto di business che ha lasciato Hooli per unirsi a lui nella nuova società. Purtroppo, però, quando arriva il momento di definire i ruoli (e di conseguenza anche le quote societarie), il migliore amico di Richard, Big Head (Josh Brener), si rivela un ramo secco da tagliare: tutti gli vogliono bene, lo apprezzano sul piano umano, ma lui non eccelle in nessun campo, e la sua esclusione sembra inevitabile. Deluso dalla vita nella Silicon Valley, Big Head decide di andarsene, ma Gavin Belson (Matt Ross) gli offre una promozione alla Hooli come ripicca per aver perso Jared…

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La vita è dura nella Silicon Valley, anche per chi ha fra le mani un algoritmo potenzialmente multimilionario: ora che ha rifiutato i dieci milioni di dollari di Gavin Belson per fondare la propria società, Richard comincia a sperimentare la grande mole di responsabilità che grava sulle sue spalle, sbattendo la testa contro la sua inadeguatezza negli affari (d’altra parte è un programmatore, non un manager) e contro lo spietato cinismo che si cela dietro ai più grandi successi della Silicon Valley. Il mondo gli chiede di fare lo stronzo, ma lui non ne è in grado, e attraversa un momento di crisi quando Jared gli suggerisce di escludere Big Head, apprezzato da tutti per il suo carattere ma non per il talento (molto divertente la scena in cui il ragazzo assiste ripetutamente alle critiche dei coinquilini, che non si rendono conto della sua presenza). L’amicizia viene messa alla prova di fronte al pragmatismo degli affari – ricordate The Social Network? – ma Richard e Big Head sembrano conservare un buon rapporto, com’è evidente quando Big Head gli rivela che i programmatori di Hooli stanno risalendo al suo algoritmo e cercano un modo per replicarlo senza infrangerne il copyright. E non bisogna dimenticare che, per Richard, ci sono altri ostacoli all’orizzonte: recatosi in banca per versare l’assegno di duecentomila dollari sul suo conto, scopre che non lo può fare, perché l’assegno non è intestato a lui, bensì alla società… soltanto che la società formalmente non esiste ancora. Insomma, accettare quei dieci milioni sarebbe stato molto più semplice.

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La virtù di Silicon Valley sta nella capacità di raccontare tutto questo con un’ironia sottile ma precisissima, dove i tempi comici delle singole gag risultano impeccabili. La sceneggiatura di Carson Mell non si limita a imbastire uno humour molto godibile, espresso generalmente a fil di voce, ma prosegue sullo stesso binario dell’episodio pilota per approfondirne la satira sociale, mostrandoci una realtà popolata da figure meschine, perennemente stimolate alla competizione, in alcuni casi talentuose e in altri completamente inutili (è il caso di Ehrlich), che soffrono di manie, tic nervosi e difficoltà relazionali. Scontato l’imbarazzo dei protagonisti nei confronti dell’altro sesso, e deliziosa la caratterizzazione di Peter Gregory, che parla ai propri interlocutori senza guardarli negli occhi, pronunciando le parole con una costante frustrazione repressa.

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Anche The Cap Table si rivela quindi un episodio arguto e divertente, confermando le ottime impressioni lasciate in precedenza dal pilot.

La citazione: «Mentre tu eri occupato con quei ridicoli studi di genere e cantavi a cappella al Sarah Lawrence, io ottenevo l’accesso root ai server dell’NSA. Ero a un solo click dal far partire la seconda rivoluzione iraniana.»

Ho apprezzato: i tempi comici delle gag; l’umorismo sottile; la satira intelligente.

Non ho apprezzato: nulla di particolare.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Silicon Valley sul nostro Episode39 a questo LINK.


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