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Salem, la recensione del primo episodio: The Vow

Di Lorenzo Pedrazzi

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Lo scorso 20 aprile ha debuttato la prima serie di finzione prodotta dal canale WGN America: Salem, creata da Adam Simon e Brannon Braga, ci porta nel famigerato villaggio del Massachusets, tristemente celebre per la caccia alle streghe…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Salem, Massachusets, diciassettesimo secolo. I puritani stringono il loro cappio attorno al villaggio, punendo ogni presunto atto peccaminoso con la tortura e la pubblica umiliazione. Mary (Janet Montgomery) è innamorata di John Alden (Shane West ), uomo scettico che odia il fanatismo dei puritani e sta per partire per la guerra, con la promessa di tornare dalla sua amata entro un anno. Nel frattempo, però, Mary scopre di essere incinta, ma non può rivelare la gravidanza a nessuno; per questa ragione accetta l’aiuto della sua amica Tituba (Ashley Madekwe), che pratica su di lei un inquietante rito notturno, offrendo il suo bambino a una misteriosa forza oscura che, in cambio, le garantirà grandi poteri e il trionfo sui suoi nemici.
Sono trascorsi sette anni, e John non è mai tornato. Mary, che lo crede morto, ha sposato George Sibley, uno degli uomini più influenti di Salem, soggiogandolo alla sua volontà e usufruendo delle sue ricchezze. Intanto Cotton Mather (Seth Gabel) guida la caccia alle streghe che infestano la città, ma ovviamente non sa che Mary è una di loro, e la sua lotta viene osteggiata dal giudice Hale (Xander Berkeley), che non crede affatto nelle streghe. Inaspettatamente, però, John torna a Salem dopo anni di prigionia, e comincia a scoprire una rete di intrighi sovrannaturali che coinvolge Mary e molti altri esponenti della comunità…

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Dopo lo sfortunato The Secret Circle e il recente American Horror Story: Coven, i network sembrano aver riscoperto l’interesse per la magia nera e le tematiche stregonesche, ma gli sceneggiatori di SalemAdam Simon e Brannon Braga – hanno l’accortezza d’inserirle in un preciso contesto storico, il drammatico processo alle streghe del 1692/93, dal quale traggono alcuni personaggi realmente esistiti come John Alden, Tituba e il giudice Hale. Il primo episodio, The Vow, inizia effettivamente come una rievocazione storica, ma scivola ben presto nel sovrannaturale: Mary concede suo figlio (e se stessa) a un’oscura forza demoniaca, in una sequenza piuttosto macabra e suggestiva che evidenzia subito il taglio horror della serie. L’ottimo lavoro scenografico e costumistico viene ulteriormente valorizzato dal fascino cupo e terroso delle atmosfere, soffocanti come il giogo del puritanesimo che grava sul villaggio.

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La qualità maggiore di Salem, almeno stando a questo primo episodio, risiede nell’ambiguità della situazione: tanto le streghe quanto i puritani rappresentano una minaccia per la città, mentre John Alden, coinvolto tra i due fuochi, deve accettare l’idea che la sua amata Mary non è più quella di una volta, ed è in grado di compiere azioni terribili pur di raggiungere i suoi obiettivi. Lei stessa, però, cela un animo conflittuale, diviso tra l’amore che ancora prova per John e i suoi doveri nei confronti delle forze oscure. Il suo personaggio oscilla tra il ruolo di vittima e quello di antagonista, anche se l’epilogo, con la rivelazione dei suoi piani per Salem, sembra propendere verso la seconda ipotesi; mentre la scoperta che il giudice Hall fa parte a sua volta del complotto stregonesco è un discreto colpo di scena, e spariglia le carte per la prosecuzione della trama.

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Non manca qualche scena più debole, che rischia di cadere nel ridicolo involontario (come l’impetuoso rapporto sessuale di Cotton Mather con una prostituta, consumato a suon di citazioni bibliche), ma nel complesso The Vow può sfoggiare una considerevole potenza visiva, a tratti persino visionaria: la “caccia” della ragazza posseduta (tenuta al guinzaglio da Mather per individuare le streghe) e il sabba magico del finale, con quelle disturbanti figure nere che emergono dal fango, sono sequenze di notevole impatto orrorifico, e si rivelano decisamente superiori alle aspettative iniziali. Peccato che in alcuni momenti si avverta l’impressione che la serie tenda ad autocensurarsi: con un pizzico di spregiudicatezza in più, l’effetto psicologico ed emotivo ci guadagnerebbe.

La citazione: «Rifugiarsi a Salem per sfuggire alla guerra è come gettarsi nell’oceano per sfuggire alla pioggia.»

Ho apprezzato: l’ambiguità del contesto; la qualità di costumi e scenografie; la sequenza del sabba; l’ambiguità di Mary.

Non ho apprezzato: la tendenza ad autocensurarsi.

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