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04 aprile 2014 • 21:00 • Scritto da Filippo Magnifico

Oltre Nymphomaniac, altri “porno d’autore”

La pornografia può diventare una forma d’arte o perlomeno rientrare nel cosiddetto cinema d’autore, se contestualizzata nella maniera giusta e inserita all’interno di una storia particolarmente efficace...
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Se c’è una cosa che ci ha insegnato Nymphomaniac, l’ultima fatica cinematografica di Lars Von Trier, da qualche giorno nelle sale italiane, è che c’è modo e modo di rappresentare una scena di sesso particolarmente esplicita. Insomma, la pornografia può diventare una forma d’arte o perlomeno rientrare nel cosiddetto cinema d’autore, se contestualizzata nella maniera giusta e inserita all’interno di una storia particolarmente efficace.

Ovviamente si può essere d’accordo o meno con questo ragionamento, magari molti di noi cercano solo di mentire a loro stessi, e con la scusa di andare a vedere un film d’autore si presentato in sala con la stessa nonchalance con cui si dice di comprare playboy per gli articoli interessanti. Resta il fatto che l’incursione di Lars Von Trier in questo mondo non è la sola ed unica.

Nel corso degli anni altri registi ci hanno offerto pellicole che hanno rasentato il limite del’hardcore più puro, e sebbene non si sia mai concretizzato il mondo immaginato dal regista di Gola Profonda Gerard Damiano, all’interno del quale cinema d’autore e pornografia riuscivano a viaggiare di pari passo (e senza creare scandali di alcun tipo), ci sono titoli che in un modo o nell’altro hanno cercato di fondere questi due universi apparentemente distanti.

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Si pensi ad esempio a Donne in Amore, girato nel 1969 da Ken Russell, o ad Ultimo Tango Parigi (1972), il film scandalo di Bernardo Bertolucci, che vede Marlon Brando e Maria Schneider alle prese con scene così bollenti da causare non pochi problemi all’intera produzione. Gerard Damiano diceva, a ragione, che il sesso è una cosa bellissima e che bisognava andare oltre determinati tabù, ma evidentemente non tutti la pensavano (e la pensano) come lui.

Ne sa qualcosa Vincent Gallo, che nel 2003 ha pagato cara quella fellatio praticatagli da Chloë Sevigny nel suo Brown Bunny, facendo infuriare il pubblico del Festival di Cannes che, molti anni prima, aveva accolto con entusiasmo L’Impero dei Sensi di Nagisa Oshima. Ma è vero anche che i due film non si possono mettere a confronto, sia per contenuti che per estetica, cosa che dimostra quanto sia importante la cornice all’interno della quale si decide di racchiudere il tutto.

Si prenda, ad esempio, La Vita di Adele, il capolavoro diretto da Abdellatif Kechiche, presentato anche lui al Festival di Cannes. Le scene di sesso presenti in quel film sono particolarmente esplicite, eppure guardandolo ci si rende conto che vanno oltre la semplice pornografia, risultando naturali e profondamente vere. C’è qualcosa in quella pellicola che ci spinge ad ignorare ogni sequenza bollente e che la rende così profonda da ignorare tutto il resto.

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Ma l’elenco di certo non finisce qui: abbiamo infatti Shortbus, scritto e diretto nel 2006 da John Cameron Mitchell; Baise-moi, diretto nel 1999 da Coralie Trinh Thi e Virginie Despentes e interpretato da veri attori porno; Romance, un esperimento particolarmente riuscito della regista francese Catherine Breillat, che può vantare tra i protagonisti il nostrano Rocco Siffredi.

Tantissimi titoli, tantissime provocazioni, sulle quali si potrebbe intavolare una piacevole discussione. Quindi fate sentire la vostra voce nei commenti e aiutateci a ricordare altre pellicole “d’autore” che hanno lasciato ampio spazio al sesso!

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