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Game of Thrones, la recensione del secondo episodio: The Lion and the Rose

Di Lorenzo Pedrazzi

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Siamo soltanto al secondo episodio della quarta stagione di Game of Thrones, ma è già tempo di risvolti scioccanti: il finale di The Lion and the Rose sarà ricordato per un evento lungamente atteso…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Theon Greyjoy: evirato, soggiogato e addomesticato, Theon è ormai il docile servo di Ramsay Snow, il sadico figlio bastardo di Roose Bolton, a cui è stato promesso il dominio sul Nord. Tornato a Forte Terrore, Roose rimprovera Ramsay per come ha ridotto Theon, poiché ritiene che sarebbe stato meglio conservarlo “integro” per sfruttarlo come ostaggio. Una volta appreso che Bran e Rickon Stark – eredi legittimi del Nord – sono ancora vivi, il signore di Forte Terrore incarica Locke e Ramsay di partire alla ricerca dei due fratellini e di Jon Snow, che potrebbe averli nascosti al Castello Nero. Theon, rinominato Reek, dovrà seguirli.

Jaime Lannister: frustrato per la sua incapacità di combattere con la mano sinistra, Jaime accetta il suggerimento di Tyrion, e comincia a prendere lezioni di spada da Bron. Durante il matrimonio di Joffrey e Margaery, avverte Loras Tyrell dei pericoli in cui potrebbe incorrere sposando Cersei, minacciandolo velatamente.

Bran Stark: il giovane mutaforma trascorre molto tempo nel corpo del suo metalupo, Estate, ma Jojen Reed lo avverte che un utilizzo così prolungato dei suoi poteri potrebbe fargli dimenticare la sua natura umana. In seguito, Bran trova un albero che riporta la forma di un volto sulla corteccia: dopo averlo toccato, il ragazzo ha la visione di un corvo che gli suggerisce di continuare a proseguire verso Nord.

Stannis Baratheon: dopo aver assistito all’esecuzione di suo cognato, bruciato vivo per non aver abbracciato la fede del Dio della Luce, Stannis cena con Melisandre e sua moglie Selyse, che biasima la loro figlia Shireen per la sua natura “testarda e peccaminosa”. La donna chiede a Melisandre di parlare con la bambina, così la sacerdotessa si reca da lei, rassicurandola sulla verità dell’unico dio. Shireen, però, è molto sveglia, e non sembra disposta a crederle.

Tyrion Lannister: preoccupato per la sorte di Shae, che rischia la vita rimanendo al suo fianco, Tyrion le dichiara brutalmente che non la considera degna di lui, offrendole una vita agiata oltreoceano. Ovviamente non lo pensa per davvero, ma è l’unico modo per allontanarla da sé. In seguito, Tyrion partecipa al matrimonio tra Joffrey e Margaery, ma il giovane Re seguita a umiliarlo pubblicamente, costringendolo a fargli da coppiere. Quella coppa di vino, però, sarà anche l’ultima…

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Forse Game of Thrones è un unico, grande spot a favore del celibato. Insomma, l’universo della serie brulica di draghi sputafuoco e spietati mercenari, guerre cruente e cavalieri sanguinosi, cannibali e non-morti, eppure il più alto tasso di mortalità è registrabile nei matrimoni. E infatti, dopo le famigerate Nozze di Sangue, ora assistiamo a un altro matrimonio che segnerà la storia dello show: quello tra Joffrey e Margaery, al termine del quale il Re trova la morte a causa di una coppa di vino avvelenato. Non so chi dobbiamo ringraziare per averci levato di torno lo stronzetto più insopportabile di tutto l’immaginario televisivo… ma, chiunque egli sia, un sentito grazie. Di certo il colpevole non è Tyrion, accusato da Cersei e subito arrestato dalle guardie, ma su questo torneremo nel prossimo episodio. Intanto, è giusto sottolineare che The Lion and the Rose è una puntata volutamente povera di sviluppi narrativi, poiché si concentra in gran parte sul matrimonio sopracitato. Gli aggiornamenti che riguardano Theon, Stannis, Melisandre e Bran giocano un ruolo più marginale, anche se l’agghiacciante sorte del giovane Greyjoy rientra in un discorso già intrapreso nell’episodio precedente, relativo al mutamento di alcuni personaggi che, da figure repellenti e detestabili, divengono catalizzatori di simpatia, in quanto vittime di carnefici altrettanto spietati. La sua trasformazione in animaletto domestico, completamente annullato nella sua individualità, suscita una certa inquietudine, mentre la stessa sequenza iniziale dà sfoggio di notevole sadismo, come accade spesso nella serie.

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La lunga sequenza del matrimonio è quindi il vero nucleo di The Lion and the Rose, e la sua costruzione è molto apprezzabile: George R.R. Martin, sceneggiatore dell’episodio, dosa la suspense per gradi, lasciandola crescere lentamente fino all’esplosione finale. La scena, infatti, è apparentemente fondata sul nulla. Ci sono i consueti scambi di cortesie formali, il ricco banchetto offerto dai Tyrell, un cinico spettacolo di nani che parodia la guerra per il Trono di Spade, le reciproche dimostrazioni di gelosia di Jaime e Cersei… finché Joffrey non comincia a deridere Tyrion, innescando un’escalation di tensione che sfocia nella sua morte, il viso e gli occhi sfigurati dal veleno. L’ennesimo colpo di scena ben piazzato per una serie che non si fa scrupoli a sacrificare i suoi personaggi principali, ma tiene desta l’attenzione del pubblico con svolte narrative abili e repentine. Bravissimo come al solito Peter Dinklage, che assume con la medesima classe sia lo sguardo frustrato della sofferenza (quando è costretto a cacciare Shae) sia quello dolente dell’umiliazione (durante il matrimonio), ma non bisogna dimenticare nemmeno Iwan Rheon, che ritrae il suo Ramsay Snow con la voce e la mimica facciale di un vero psicopatico.

La citazione: «Un brindisi. Alla fiera prole dei Lannister. Il nano, lo storpio e la madre della follia.»

Ho apprezzato: il colpo di scena finale; la costruzione della sequenza del matrimonio; lo sguardo dolente di Peter Dinklage; l’interpretazione di Iwan Rheon.

Non ho apprezzato: nulla di particolare.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Game of Thrones sul nostro Episode39 a questo LINK.

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