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Dawson’s Creek – Kevin Williamson racconta i retroscena del finale, ed esclude la possibilità di un film

Di Lorenzo Pedrazzi

dawsonscreek-copertina

Spesso derisa e parodiata, ma anche molto amata e celebrata, Dawson’s Creek ha segnato l’immaginario collettivo della generazione nata attorno agli anni Ottanta, inevitabilmente travolta dagli stessi turbamenti adolescenziali che caratterizzavano i protagonisti della serie – re e regine conclamati del melodramma puberale – all’epoca del suo debutto in televisione, il 20 gennaio 1998 su The WD (o, per l’Italia, il 13 gennaio 2000 su Italia 1, per la prima volta in chiaro). Dawson’s Creek non ha fatto altro che raccogliere l’eredità di Beverly Hills 90210, mutandone però il contesto: la patinatura modaiola e losangelina dello show di Darren Star assumeva in Dawson’s Creek un alone più bucolico e provinciale, quindi più vicino alla realtà della gran parte degli spettatori, che potevano trovare in Dawson, Joey, Pacey e Jen uno specchio relativamente più fedele di loro stessi, anche grazie alla condivisione dei medesimi riferimenti culturali. Lo sceneggiatore Kevin Williamson ha infatti colmato lo show di dialoghi post-moderni, citazionisti, adottando un approccio simile a quello impiegato in precedenza per la saga di Scream, da lui stesso ideata insieme a Wes Craven.

Ebbene, riflettendo sulle difficoltà e sulle opportunità che incontrano gli autori nel chiudere una serie (ricordiamo i recenti casi di Dexter, Breaking Bad e How I Met Your Mother), Entertainment Weekly ha intervistato svariati “guru” della televisione americana per far luce su tali processi creativi, e si è rivolto anche a Williamson per farsi raccontare i retroscena del finale di Dawson’s Creek. Qui di seguito vi riportiamo i passaggi più interessanti dell’intervista.

kevinwilliamson

Circa il suo ritorno per scrivere il finale della serie (lasciò già nel 1999 per dedicarsi ad altri progetti), Williamson racconta:

La Warner Bros., sapendo che eravamo amici, chiamò Greg Berlanti e gli disse: «Vedi se puoi parlare con Kevin per fargli scrivere il finale». Io andai a pranzo con Jordan [Levin], presidente di The WB, e scoprii che loro avevano questa presunzione: perché non fare un salto di cinque anni nel futuro? Dicevano, «spingiamoci avanti e mostriamo la sorte di tutti i personaggi». Io ci ho pensato un po’ su e poi ho detto: «Okay. Questo mi concede parecchia libertà, permettendomi di raccontare una storia nuova».

Per imbastire l’epilogo della storia, lo sceneggiatore è tornato alla sua concezione iniziale:

Avevo sempre pensato a Dawson’s Creek come la mia versione di un racconto formativo. Tutti questi ragazzi conoscevano 90210. Dawson era un saputello molto autoconsapevole, e faceva continui riferimenti cinematografici. Questi ragazzi dovevano confrontarsi con i primi amori, le prime esperienze sessuali, le prime esperienze in qualunque altra cosa, ma non avevano ancora affrontato la morte di un membro principale del loro gruppo. Allora ho detto: «Sarà questo il finale della mia storia di formazione».

Williamson non ha avuto molti dubbi su chi dovesse essere la “vittima”:

Ho guardato i personaggi e mi sono chiesto: «Chi potrebbe essere?». Volevo raccontare la storia attraverso Jen. Si è sempre sentita come un’estranea, una rinnegata. È sempre stata la persona meno inserita nel gruppo. E ho pensato che sarebbe stato bello fare di lei il catalizzatore per il cambiamento di tutti gli altri. Volevo anche che Joey scegliesse finalmente tra Pacey e Dawson, e ho pensato che l’immediatezza della morte sarebbe stato il modo migliore per stimolare quella scelta. […] La prima volta che l’ho scritto, ero assolutamente convinto che sarebbe dovuto finire con Joey e Dawson insieme. Era un finale di due ore, ed ero indirizzato verso quell’epilogo anche mentre scrivevo la seconda ora. Ma non riuscivo a dormire, qualcosa mi disturbava. Per me, Dawson e Joey erano anime gemelle. E poi mi sono messo a pensare che, se c’è una cosa che ho imparato dalla vita, è che la mia anima gemella non coincide necessariamente con il mio amore romantico. Quindi ho cercato di esprimere questo concetto mostrando Dawson e Joey che dichiarano di appartenere l’uno all’altra per sempre… ma rivelando, alla fine, che lei ha invece scelto il suo amore romantico, ovvero Pacey. […] Molti vengono da me e mi dicono: «Non posso credere che Dawson e Joey non siano stati insieme». E allora io rispondo: «Ma lo sono stati. Si sono seduti sul molo e hanno detto “Io e te, sempre”». Lui ha scritto una serie televisiva, The Creek, su Dawson e Joey. Nella sua mente spilberghiana, ha conquistato la ragazza.

Per quanto riguarda un’ipotetica reunion per un film, lo sceneggiatore esclude che possa accadere:

Ci abbiamo scherzato sopra: «Cosa accadrebbe se facessimo un film? Jen è morta». «Beh, lei racconterebbe tutta la storia dal paradiso» [ride]. Ma, alla fine, non voglio vederlo. Voglio che resti quel piccolo pezzo degli anni Novanta che sta bene dove sta. Ed era una storia completa: conosco la sorte di tutti i personaggi grazie al salto di cinque anni del finale. Amo il fatto che ci siano così tante persone che vorrebbero una reunion. Amo il fatto che la vita dello show continui anche oltre la sua messa in onda. Ma mi piace come lo abbiamo concluso.

Niente film, insomma. E, francamente, è giusto così.

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