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Crisis, la recensione del terzo episodio: What Was Done to You

Di Lorenzo Pedrazzi

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What Was Done to You, terzo episodio di Crisis, continua sulla scia delle puntate precedenti, replicandone il ritmo e la tensione.

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Anche il figlio di Beckwith, Capo di Gabinetto della Casa Bianca, figura tra gli ostaggi di Francis Gibson (Dermot Mulroney), che lo contatta per ricattarlo: se vuole rivedere il suo ragazzo, Beckwith deve organizzare in gran segreto un incontro con il Generale Osborne, ma non gli viene rivelato per quale motivo. Nel frattempo, gli agenti Susie Dunn (Rachael Taylor) e Marcus Finley (Luke Gross) si trovano proprio alla Casa Bianca, dove hanno appena parlato con il Presidente Devore, che sostiene di non voler tradire il giuramento fatto al popolo americano, nemmeno per salvare suo figlio, e per questo esclude di poter cedere a un eventuale ricatto. Insospettiti dal comportamento di Beckwith, gli agenti cominciano a seguirlo, ma l’uomo fugge a bordo di una motocicletta insieme a un altro genitore ricattato. Qualunque sia il piano dei rapitori per il Generale Osborne, Dunn e Finley dovranno agire in fretta…

Crisis

La serie più avvincente di questa primavera (almeno, tra quelle nuove) continua a garantire un elevato livello d’intrattenimento: le sceneggiature di Rand Ravich, finora unico autore dello show, concentrano abilmente suspense e azione, e risultano ben innestate su una formula molto efficace. Pur narrando un’unica trama orizzontale, Crisis scandisce ogni episodio attraverso le singole disavventure dei genitori degli ostaggi, costretti a compiere i più svariati crimini per liberare i propri figli. In questo modo, la storia procede con regolarità, poiché riesce a piazzare piccole rivelazioni in punti strategici. Torturando (a distanza) il Generale Osborne, Frances Gibson lo costringe a confessare il massacro di alcuni civili durante l’Operazione Lenox, e gli estorce la collocazione del filmato che dimostra la strage: Gibson incarna così il rancore del singolo nei confronti del “sistema”, e si propone di smontarlo pezzo per pezzo al fine di restaurare la sua reputazione, distrutta dalla CIA. Crisis, in effetti, gioca molto sull’opposizione tra oppressi (Gibson, sua figlia, il suo amico del cuore) e privilegiati (gli altri ostaggi e i loro genitori), cavalcando il rancore dei primi verso i secondi, e il loro desiderio di rivalsa. In tale contesto, è impossibile non provare un po’ di solidarietà ed empatia nei confronti di Gibson, pur ammettendo la gravità delle sue azioni.

Crisis

L’episodio in questione, inoltre, preme sul conflitto morale: chiunque, messo alle strette in una situazione del genere, sarebbe disposto a fare di tutto per salvare il proprio figlio, come ammette lo stesso Finley in un dialogo con Dunn. Ogni genitore è quindi una mina vagante, un virus nel sistema che può incrinarne i meccanismi da un istante all’altro (anche perché si tratta di genitori potenti). Ma What Was Done to You è una puntata molto efficace anche sul piano meramente spettacolare: il ritmo è scalpitante, e il finale stuzzica la curiosità per l’episodio successivo. Davvero una riuscitissima serie d’azione.

La citazione: «Agente Finley, lei era in una situazione di assoluta inferiorità. Le hanno sparato solo trentasei ore fa, eppure adesso si trova qui a lavorare per me… quindi, lasciamo le scuse fuori da questo ufficio.»

Ho apprezzato: il ritmo della narrazione; Finley e Dunn; l’ambiguità di Gibson.

Non ho apprezzato: nulla di rilevante.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Crisis sul nostro Episode39 a questo LINK.

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