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Crisis, la recensione del quarto episodio: We Were Supposed to Help Each Other

Crisis, la recensione del quarto episodio: We Were Supposed to Help Each Other

Di Lorenzo Pedrazzi

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Continua l’avvincente cavalcata di Crisis, che non perde nulla in termini di ritmo e azione: We Were Supposed to Help Each Other scava più a fondo nel mistero, garantendo ancora un buon intrattenimento.

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Il senatore Byrne, la cui figlia si trova fra gli ostaggi della Ballard High School, è stato contattato da Francis Gibson (Dermot Mulroney) per svolgere una missione: se vuole riavere sua figlia, deve andare a Langley insieme a sua moglie per sottrarre alla CIA la prova filmata del massacro dell’Operazione Lenox, ma dovrà indossare un finto giubbetto esplosivo per distrarre l’attenzione delle guardie. L’FBI, nel frattempo, ha assegnato degli agenti a tutti i genitori, mentre Meg Fitch (Gillian Anderson), ancora sottoposta al ricatto dei rapitori, vuole sfruttare i potenti mezzi a sua disposizione per supportare le indgini, e ottiene dal Bureau alcune informazioni riservate. Gli agenti Susie Dunn (Rachael Taylor) e Marcus Finley (Luke Gross) seguono invece il caso dei coniugi Byrne, e riescono a intuire la loro destinazione…

Crisis

Si fa sempre più inquietante il mistero che aleggia su Crisis, e Rand Ravich, che finora ha scritto tutti gli episodi, si conferma uno sceneggiatore abile nel centellinare indizi e nuove piste, pur conservando un ritmo impeccabile e una narrazione incalzante. Stavolta, tra i genitori figura la prima vittima: il senatore Byrne, che pavidamente aveva lasciato a sua moglie il compito di distrarre le guardie con il finto giubbetto esplosivo, viene ucciso mentre invia a Gibson il filmato che testimonia il massacro di civili durante l’Operazione Lenox, riuscendo però a garantire la libertà di sua figlia. Ed è proprio il suddetto massacro a rendere inquietante la vicenda: il braccio destro di Gibson, guardando la registrazione, dice che, pur avendo partecipato in prima persona a molti scontri a fuoco, non ha mai visto nulla del genere, poiché i soldati sembrano totalmente «fuori controllo». Non sappiamo quali siano le cause di tale comportamento, ma è chiaro che tutte le tracce portano alla CIA, e proprio per questo le indagini di Dunn e Finley si fanno sempre più delicate. Nonostante i mezzi siano ovviamente deprecabili, l’intento di Gibson pare quindi molto condivisibile: denunciare un gravissimo crimine compiuto da alcuni soldati americani, la cui responsabilità primaria è però imputabile alle manovre dell’intelligence. Certo, Gibson vuole anche riabilitare il suo nome e la sua reputazione, ma sulla sua umanità non ci sono dubbi: è evidente dal suo comportamento con gli ostaggi, sui quali non giustifica alcun eccesso punitivo (come accade con il ragazzo che cerca d’inviare un messaggio all’esterno, ma viene scoperto e colpito al petto da una delle guardie, causandogli un attacco di cuore).

Crisis

Interessante anche il rapporto fra Dunn e Finley, che si mantiene sul piano di un’asciuttezza molto professionale, divisa tra una saltuaria complicità e gli scatti nervosi di Susie, sempre piuttosto chiusa e ruvida nei confronti del partner. Meno accattivante e più prevedibile è invece la costruzione dei rapporti interpersonali fra gli ostaggi, che scivola in sfumature melodrammatiche francamente un po’ stucchevoli: la storia d’amore segreta fra Amber e il professore è gratuita e poco sviluppata, e lo stesso discorso vale anche per l’attrazione fra Meg e Kyle, figlio del Presidente degli Stati Uniti. La scena nel bagno – con il primo bacio fra i due, e la rivelazione delle ferite che la ragazza si autoinfligge con un rasoio – appare debole e un po’ goffa. Comunque, se si escludono questi dettagli secondari (l’episodio è nettamente concentrato sul versante thriller), We Were Supposed to Help Each Other convince e diverte, come le puntate precedenti.

La citazione: «Se questo rapimento ha a che fare con la CIA, non possiamo parlarne per telefono o via mail, né possiamo farne parola nel quartier generale dell’FBI. Questo è il tipo di indagine che rovina le carriere e uccide le persone. Quindi siamo solo noi tre.»

Ho apprezzato: il ritmo della narrazione; Finley e Dunn; l’ambiguità di Gibson; il progressivo approfondimento del mistero.

Non ho apprezzato: il versante melodrammatico.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Crisis sul nostro Episode39 a questo LINK.

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