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Grand Hotel Budapest, un commento al film di Wes Anderson

Di Andrea D'Addio

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Centro europa, 1933, Grand Hotel Budapest. Un’anziana e ricca signora lascia in eredità un quadro dal valore inestimabile al concierge dell’albergo in cui è solita passare le vacanze. Peccato che contro questo lascito si schieri tutta la famiglia di lei. Non solo. La polizia lo arresta per l’omicidio della donna. Difficile provare la propria innocenza, ma in suoi aiuto accorrono vecchi amici ed un giovane ragazzino da poco assunto al Grand Hotel Budapest, lo stesso che a distanza di quarant’anni racconterà come siano andate veramente le cose.

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 The Grand Budapest Hotel è un film di Wes Anderson. Basterebbe questo a definirlo. Ecco quindi inquadrature perfettamente geometriche, continuo utilizzo del carrello, scenografie da cartone animato, dialoghi paradossali, grugniti, pigiami e Bill Murray (è la settima volta consecutiva che appare in un film del regista texano). Il canovaccio da thriller, ispirato ai racconti del grande Stephen Zweig, è in realtà solo un pretesto per creare personaggi ed ambientazioni surreali. Grande protagonista è in questo caso Ralph Fiennes. “Volevo qualcuno in grado di rendere credibili pensieri e parole assurde e lui era perfetto” aveva dichiarato Anderson in conferenza stampa al Festival di Berlino dove il film è stato presentato in anteprima. Come al solito il cast in generale è eccezionale. Tilda Swinton, irriconoscibilmente truccata, è una novantenne (o quasi) a cui basta uno sguardo per far scogliere il pubblico in grandi risate. Harvey Keitel, calvo e a torso nudo, recita uno dei personaggi più strambi e divertenti della sua carriera. Adrien Brody azzecca finalmente un film (è il cattivo di turno) dopo un filotto di scelte sbagliate degne del guinness dei primati.  Insomma, tutto è al posto giusto per essere visto e goduto. Non è il miglior Anderson di sempre (Mr. Fox e Moonrise Kigdom sono di un gradino superiore), ma non ci si può lamentare.

 The Grand Budapest Hotel è da ora nei cinema.

[La recensione è stata scritta in occasione del Festival di Berlino dove il film era stato presentato in anteprima]

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