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Agents of S.H.I.E.L.D. – La recensione del 18° episodio: Providence

Di Lorenzo Pedrazzi

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Providence si misura con le devastanti conseguenze di Captain America: The Winter Soldier, calando i protagonisti in un contesto nuovo e ricco di pericoli: insomma, un altro episodio incalzante per Agents of S.H.I.E.L.D., che conferma la sua rinnovata qualità.

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER.

Coulson (Clark Gregg) sta riorganizzando l’Hub perché possa conservare la sua funzionalità come base dello S.H.I.E.L.D., ma il Colonnello Glenn Talbot (Adrian Pasdar) si mette in contatto con lui, informandolo che presto l’esercito li raggiungerà per interrogarli. Coulson, però, sa bene che Talbot sta mentendo, e che le sue intenzioni sono molto più ostili: il Bus viene quindi riparato in tutta fretta, in modo che lui, Melinda May (Ming-Na Wen, Antoine Triplett (B.J. Britt), Jemma Simmons (Elizabeth Henstridge), Leo Fitz (Iain De Caestecker) e Skye (Chloe Bennett) possano partire, anche se ancora non sanno dove rifugiarsi. Mentre sono in volo, qualcuno invia a Coulson delle coordinate che portano in Canada, e così la squadra si reca sul posto, dove si trova una base segreta gestita dall’agente Koenig (Patton Oswalt), il quale rivela a Coulson – raccomandandosi di mantenere il riserbo con gli altri agenti – che Nick Fury è ancora vivo; è stato proprio lui a inviare le coordinate per raggiungere la base, soprannominata Providence.
Nel frattempo, Grant Ward (Brett Dalton) libera Raina (Ruth Negga) e la porta al cospetto di John Garrett (Bill Paxton), che le consegna alcune fiale sottratte alla base in cui venne curato Coulson, incaricandola di verificare se fra di esse ci sia il farmaco che lo ha riportato in vita. Successivamente, Ward e Garrett irrompono nel Frigo, la prigione dello S.H.I.E.L.D., dove liberano tutti i detenuti – incluso Blackout (Patrick Brennan) – e rubano le armi raccolte dall’agenzia durante le sue missioni…

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Agents of S.H.I.E.L.D. ha decisamente cambiato passo, e si nota proprio da una puntata come Providence: episodio transitorio, povero di azione pura, ma teso e incalzante come i precedenti. La squadra di Coulson è ormai in piena emergenza, costretta ad agire clandestinamente e in solitudine, mentre gli avversari si rafforzano sempre più. Il saccheggio del Frigo (perdonate il doppio senso) è un’ottima idea per preparare il terreno alle puntate future: Garrett, interpretato con il consueto carisma da Bill Paxton, non si limita a trafugare le tecnologie e le armi raccolte dall’agenzia nel corso degli anni (si riconoscono, fra gli altri, l’asta dei Berserker e il laser dell’Hydra), ma libera anche i detenuti della prigione, una massa di individui presumibilmente superumani che serviranno a «tenere Coulson occupato per un po’», e che quindi torneranno prossimamente nel corso della stagione, oppure nella seconda. Di sicuro, nel prossimo episodio vedremo Blackout, che qui fa una breve apparizione mentre Garrett dice, allusivamente, «non dimenticate di seguire i vostri sogni». I fan potrebbero inoltre aver notato il riferimento a un altro supercriminale Marvel, tale Johnny Horton alias Grifone, citato da Garrett in un dialogo con Ward.

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Ovviamente, i fatti narrati in Captain America: The Winter Soldier hanno una ripercussione sullo stato mentale dei protagonisti, in particolare Coulson, che ha dedicato la sua intera vita allo S.H.I.E.L.D., e ora si sente orfano di una casa, di una missione, di qualcosa su cui riversare la propria fiducia. Fiducia che non ripone in Triplett (in quanto ex allievo di Garrett), e che invece ripone in Nick Fury: Coulson è l’unico a credere che sia sopravvissuto, ma non può rivelarlo alla sua squadra neanche dopo averne ricevuto la conferma da Koenig. Quest’ultimo è una piacevole aggiunta al cast della serie, perché Patton Oswalt è bravo a mantenere l’equilibrio fra la gravità della situazione e la leggerezza del suo personaggio, rinchiuso nella base segreta di Providence sin dall’attacco dei Chitauri a New York, per ordine di Fury; si può supporre che Providence servirà da base di appoggio per i protagonisti, ora che lo S.H.I.E.L.D. è compromesso e l’esercito americano si è messo a dar loro la caccia. Nel frattempo, Ward si riunisce ai suoi compagni perché ha bisogno che Skye sblocchi un hard drive a cui soltanto lei può accedere, ricominciando così la sua commedia di finto alleato (nel corso dell’episodio, scopriamo che Ward ha sempre fatto parte dell’Hydra, e si è infiltrato nella squadra di Coulson per indagare sulla sua “resurrezione”).

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Da tutto questo risulta un episodio godibilissimo e intrigante, quasi un reboot della serie, che deve stare al passo con i tumultuosi eventi dell’universo cinematografico Marvel. Da segnalare due dettagli: Garrett mostra di avere una misteriosa piastra metallica sul suo fianco sinistro, forse un indizio sulla sua futura trasformazione in cyborg; mentre nella scena finale vediamo il ritorno di Ian Quinn, a cui viene consegnato il Gravitonium che lui stesso aveva accumulato per i suoi scopi. Ma noi sappiamo che al suo interno è intrappolato il Dr. Franklin Hall, ormai trasformatosi nel supervillain Graviton

La citazione: «L’ultima cosa che serve allo S.H.I.E.L.D. è una guerra col governo americano.»

Ho apprezzato: il ritmo incalzante; l’introduzione di Patton Oswalt; i riferimenti a Blackout e Graviton; l’idea di fornire una futura sfida a Coulson liberando i prigionieri del Frigo.

Non ho apprezzato: nulla di rilevante.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Agents of S.H.I.E.L.D. sul nostro Episode39 a questo LINK.

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