Resurrection, la recensione del primo episodio: The Returned

Resurrection, la recensione del primo episodio: The Returned

Di Lorenzo Pedrazzi

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Su ABC ha debuttato Resurrection, serie di genere fantastico tratta dal romanzo The Returned di Jason Mott, che ha dato il titolo all’episodio pilota. Un avvio che intriga e coinvolge…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

Un bambino americano di otto anni (Landon Gimenez) si sveglia in un campo di riso della Cina, senza sapere come sia finito laggiù. Rimpatriato, ammutolito per il trauma, viene assegnato alla custodia di J. Martin Bellamy (Omar Epps), agente dell’immigrazione che prende a cuore il suo caso, e decide di accompagnarlo ad Arcadia, nel Missouri, che il bambino sostiene essere la sua città natale. La situazione è molto strana, poiché il piccolo si è praticamente materializzato dal nulla: non ci sono denunce di scomparsa che corrispondano a lui, né alcun indizio sulla sua provenienza. Il bambino però mostra a Martin la sua casa, i cui proprietari, Henry e Lucille Langston (Kurtwood Smith e Frances Fisher), restano scioccati: il bambino è identico al figlio che persero trentadue anni prima, Jacob, annegato nel fiume. Ma non solo è identico: è proprio lui, in tutto e per tutto, anche perché i suoi ricordi sono incredibilmente precisi. Visitato da sua cugina Maggie (Devin Kelley), che aveva pochi mesi quando lui morì, Jacob si rivela in perfetta salute, e persino il test del DNA conferma che si tratta proprio del figlio dei Langston. Il bambino, però, rivela qualcosa di inquietante circa la sua morte: nell’incidente aveva perso la vita anche sua zia, la madre di Maggie, che tutti pensavano si fosse buttata in acqua per salvarlo; ma non è così, poiché in realtà era stato Jacob a tentare di salvare lei, e c’era anche un uomo misterioso insieme a loro…

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A scanso di equivoci, è giusto sottolineare che non c’è alcun legame con l’acclamata serie francese Les Revenants: il soggetto è molto simile, ma Resurrection segue una strada tutta sua, anche perché alla base della sceneggiatura di Aaron Zelman (veterano di Law & Order, Damages, The Killing) c’è il sopracitato romanzo di Jason Mott, coinvolto nello show come consulente creativo. The Returned, l’episodio pilota, prepara efficacemente il terreno per uno show ambivalente, giocato in pari misura sulle ombre del mistero e sugli impulsi di carattere emotivo: il ritorno di Jacob si ripercuote sia sulla dimensione laica della società (i genitori, la polizia, i medici) sia su quella spirituale (il pastore Tom Hale, amico d’infanzia del bambino), e ognuno affronta questa circostanza eccezionale – o «miracolo», per il pastore – nel modo che più si conviene al suo ruolo. La puntata, insomma, mostra diverse sfaccettature di questo “incontro con l’impossibile”, conservando sempre un livello accettabile di sobrietà che non scivola in eccessi melodrammatici (merito anche del clima quieto che regna ad Arcadia).

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L’enigma però s’infittisce, e la trama orizzontale della serie sarà chiaramente devota alla sua risoluzione: Jacob sembra essere solo il primo di molti “resuscitati”, e toccherà a Martin e Maggie indagare sul mistero. E poiché i “morti” offrono nuove rivelazioni su loro stessi, ampliando la prospettiva limitata dei vivi, lo show assume anche una sfumatura thriller nella sottotrama dell’annegamento del bambino e di sua zia, che potrebbe rivelarsi un caso di omicidio (oltre che di tradimento coniugale, poiché l’uomo in questione era l’amante della donna). Se i famelici morti viventi di The Walking Dead – giusto per citare il principale esempio televisivo, senza scomodare quelli cinematografici – portano uno sconvolgimento che agisce sulla carne, straziata dai morsi o dalla putrefazione, i “ritornanti” di Resurrection (per utilizzare un’espressione sclaviana) provocano invece scompiglio nell’equilibrio mentale ed emotivo dei personaggi, privandoli delle loro antiche certezze per condurli in un mondo tutto nuovo, popolato da verità inattese. Nella girandola di sentimenti ed enigmi da svelare, l’episodio pilota trova un buon punto di accordo fra le esigenze del mistery e quelle del dramma, lasciandosi guidare dalla pacata dolcezza di Omar Epps e dal solido mestiere di Kurtwood Smith e Frances Fisher. Un esordio convincente.

3

La citazione: «So che hai dei problemi ad accettarlo, ma quel bambino è il nostro.»

Ho apprezzato: il buon equilibrio tra emotività e mistero; le interpretazioni di Epps, Smith e Fisher.

Non ho apprezzato: nulla di rilevante.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Resurrection sul nostro Episode39 a questo LINK.

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