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Metal Gear Solid 5 Ground Zeroes la Recensione

Di Fabrizio Tropeano

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Hideo Kojima, ideatore della serie Metal Gear e tutt’ora a capo dei Kojima Studios per Konami, odia i recensori di videogiochi. Dopo aver completato Metal Gear Solid 5 Ground Zeroes questo pensiero occupa la mia mente. Vi state chiedendo il perchè? Perchè un titolo come MGS 5 Ground Zeroes è tendenzialmente ingiudicabile con i canoni classici con cui poter giudicare un videogame (e per fortuna che su Screenweek per quanto riguarda i videogames, non si usano i voti numerici…).

Facendo un parallelo con l’universo cinema: voi come giudichereste un film bellissimo che però dura soltanto 30 minuti circa nonostante un prezzo ridotto (ma non troppo) al cinema? Ecco questa è la situazione con Ground Zeroes, prologo di Phantom Pain, probabilmente in uscita nel 2015 e parte sostanziosa del “progetto” Metal Gear Solid 5.

Ground Zeroes mostra in primis le incredibili capacità del nuovo motore grafico Fox Engine (quanto meno nella versione Playstation 4 da noi testata) che nell’insieme è straordinario ma con alcuni alti e bassi: per alcuni elementi infatti è all’apice di quanto mai visto nel mondo dei videogiochi (texture dei personaggi, motion capture, alcuni effetti luce) mentre per altri (dettagli delle ambientazioni e numero di poligoni su schermo) non è particolarmente performante.

Poi conferma le eccezionali capacità registiche cinematografica di Kojima  nel mondo dei videogiochi: in questo ambito NESSUNO come lui sa gestire in maniera autoriale le cut-scene e la relativa colonna sonora, regalandoci autentici brividi per quello che riesce a fare con la macchina da presa (se pur virtuale).

Il titolo di Konami poi mette le fondamenta alla trama di Phantom Pain, proseguendo il filone narrativo ambientato nel passato ed iniziato da MGS Peace Walker su Playstation Portatile. Sarebbe molto difficile riassumere in poche righe la trama di Metal Gear, che si è clamorosamente sviluppata nel secondo capitolo della saga. Quello che possiamo dire è che si tratta di un’ottima commistione fra spy movies, fantascienza distopica, elementi chiaramente politici (elementi di fantasia vengono mescolati a quelli autentici con forti connotazioni anche ideologiche) ed anche un bel pò di “sentimentalismo” che non fa mai male.

Dovessimo scrivere la sinossi di MGS 5 GZ,  Naked Snake, meglio conosciuto come Big Boss, nell’anno 1975 deve liberare due ragazzini, Paz e Chico, imprigionati in un campo militare americano a Cuba (do you remember Guantanamo?). Per farlo, all’interno di una tipologia ludica stealth applicata ad un contesto “free roaming“, Snake dovrà vedersela con un bel pò di soldati addestrati alla perfezione (grazie ad una eccellente intelligenza artificiale) e a tanti colpi di scena (raccontati anche da alcune audiocassetta che il nostro alter ego virtuale raccoglierà nel corso della sua avventura).

Il problema di Metal Gear Solid 5 Ground Zeroes è che la missione principale non dura più di due ore (scene di intermezzo comprese) e le cinque sotto-missioni (quattro uguali per tutti i formati, una differente a seconda se giocherete su una macchina Playstation o Xboz) , non arrivano a 3 ore di longevità (a tenersi anche larghi). Così, a volerlo sviscerare fino in fondo, la produzione Konami non va oltre le 5 ore, un tempo veramente ridotto rispetto a TUTTE le altre produzioni videoludiche di oggi. Vero che il prezzo a cui è commercializzato ogni formato disponibile (Playstation 4, Playstation 3, Xbox One, Xbox 360) è di 39.90 euro ma secondo la nostra opinione, per una durata così ridotta, non si doveve andare oltre i 19 euro.

Ecco quindi il dilemma: come giudicare un prodotto emozionante, riuscito in ogni aspetto, capace di tenerci sulle spine fin quando non uscirà Phantom Pain ma così tremendamente breve? E’ chiaro che i fans di Metal Gear NON possono farselo sfuggire: Ground Zeroes, nonostante la sua brevità, è un altro tassello FONDAMENTALE dell’universo di Metal Gear creato da quell’hater di recensori di videogiochi chiamato Hideo Kojima.

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