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Crisis, la recensione dell’episodio pilota

Di Lorenzo Pedrazzi

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Ha debuttato questa settimana su NBC l’episodio pilota di Crisis, nuova serie di Rand Ravich che comprende nel cast anche Gillian Anderson. L’avvio è convincente…

Attenzione: il seguente articolo contiene SPOILER

In viaggio per un soggiorno scolastico, alcuni studenti della Ballard High School – compresi un insegnante e il padre di una di loro (Dermot Mulroney) – vengono presi in ostaggio da una squadra di uomini mascherati e molto ben organizzati, che li rinchiudono fra le pareti lussuose di un misterioso edificio. C’è però un dettaglio non trascurabile: i ragazzi sono figli dell’elite politica ed economica di Washington, e fra loro c’è persino il figlio del Presidente. L’agente dell’FBI Susie Dunn (Rachael Taylor) viene assegnata al caso, in cui è coinvolta anche sua sorella Meg Fitch (Gillian Anderson), amministratrice delegata di una grande compagnia di information technology, la cui figlia adolescente si trova fra gli ostaggi. Le due donne hanno interrotto i rapporti ormai da alcuni anni, ma saranno costrette a collaborare.
Nel frattempo l’agente speciale Marcus Finley (Luke Gross), assegnato alla scorta del figlio del Presidente, è sfuggito all’agguato ed è riuscito a salvare uno dei ragazzi, il dodicenne Anton, ma uno dei rapitori si mette sulle loro tracce…

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Rand Ravich è l’ideatore di uno dei migliori e più sottovalutati procedural degli ultimi anni (Life, chiuso dopo due stagioni), e ora torna in televisione con Crisis, thriller d’azione che, nell’arco di tredici episodi, si propone di sviluppare un’unica trama orizzontale. Il pilot è diretto dal veterano Phillip Noyce, e si lascia subito apprezzare per la narrazione ben ritmata e avvincente: almeno tre colpi di scena scandiscono l’andamento dell’episodio, stravolgendo il contesto per immergere progressivamente lo spettatore nei misteri della trama, molto fitta e contorta. Particolarmente efficace è la rivelazione del coinvolgimento di Francis Gibson (Mulroney) nell’organizzazione del rapimento, che si configura sempre più come un atto di vendetta nei confronti del governo, colpevole – per ragioni soltanto accennate in un flashback – di averlo tradito quando lavorava come analista per la CIA, rovinando i suoi rapporti con la moglie e la figlia (rapita anch’essa): l’uomo tenta di disarmare uno dei rapitori, che per punizione gli taglia un dito… ma, una volta condotto lontano dagli ostaggi, scopriamo che Francis è il capo dell’intera operazione, e possiede un quaderno da cui depenna tutte le fasi della missione. L’amputazione del dito, insomma, è servita per distogliere i potenziali sospetti su di lui, individuo fragile ma molto intelligente, frustrato dalle prevaricazioni del potere.

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A magnetizzare l’interesse è anche l’agente Finley, attorno a cui si sviluppa il classico stereotipo del novellino che, al primo giorno di servizio, deve subito affrontare una situazione d’emergenza: un canovaccio tutt’altro che nuovo, ma che in questo caso funziona bene, e risulta utile per introdurre il personaggio come futuro eroe della serie (sarà lui ad affiancare Susie nelle indagini sul rapimento). L’idea alla base di Crisis è che i genitori degli ostaggi siano delle pedine che i rapitori possano manovrare a piacimento, costringendoli a svolgere determinati compiti sotto la minaccia di morte dei figli, e queste circostanze – probabilmente – costituiranno l’innesco narrativo di ogni episodio. La stessa Meg viene contattata da Francis nel finale della puntata, lasciando presagire la futura doppiezza del suo ruolo.

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Chiaramente lo show cercherà di alternare il racconto d’azione con le sfumature più intimiste, legate alle condizioni emotive dei protagonisti: se la sofferenza di Francis contribuisce ad approfondire il personaggio, donandogli un’ambiguità che lo scagiona dal cliché del villain puro, meno interessanti – e forse un po’ gratuiti – sono i risvolti melodrammatici che riguardano Amber, la figlia di Meg. Sorta di reginetta della scuola, seria e responsabile, Amber è al centro di due intrighi sentimentali: nel corso dell’episodio scopriamo infatti che intrattiene una relazione col suo professore (intrigo numero 1), e che la sua vera madre non è Meg, bensì Susie, che la partorì quand’era adolescente (intrigo numero 2). Comunque, se si escudono questi dettagli da soap opera, il pilot è convincente, e garantisce un solido intrattenimento per tutta la sua durata. Vedremo se lo show sarà in grado di rendere onore a queste premesse.

La citazione: «L’uomo che ci avete sguinzagliato dietro è morto. Poco prima che lo uccidessi, mi ha chiesto quale fosse il mio problema. Il mio problema è che avete rapito dei ragazzini. Dei bambini. Che razza di persona farebbe una cosa del genere? Un insetto. Un insetto che dev’essere fermato e schiacciato. Voi siete il mio problema, e ora io sono il vostro.»

Ho apprezzato: la trama avvincente; il ritmo del racconto; l’ambiguità dell’antagonista.

Non ho apprezzato: i risvolti melodrammatici che riguardano Amber.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di Crisis sul nostro Episode39 a questo LINK.

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