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The Walking Dead, la recensione dell’undicesimo episodio: Claimed

Di Lorenzo Pedrazzi

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The Walking Dead continua a faticare nella costruzione della sua trama orizzontale, ma l’undicesimo episodio, Claimed, offre quantomeno alcuni solidi momenti di tensione.

Attenzione: l’articolo seguente contiene SPOILER.

Tara e Glenn sono in viaggio con Abraham, Eugine e Rosita, ma Glenn vuole assolutamente ritrovare Maggie, quindi costringe il camion a fermarsi. Abraham cerca di convincerlo a dedicarsi a un obiettivo superiore: salvare l’umanità, aiutandoli a portare Eugine – uno scienziato che conosce le cause dell’epidemia – presso i suoi colleghi di Washington, con cui hanno perso i contatti da un po’ di tempo.
Intanto Rick, Carl e Michonne si trovano ancora nella villetta in cui si sono incontrati, e hanno intenzione di rimanerci mentre studiano un piano d’azione. Ma quando Carl e Michonne si allontanano per cercare provviste, in casa giungono degli ospiti indesiderati…

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Ennesimo episodio transitorio, Claimed è la classica puntata che gioca con la pazienza degli spettatori, talvolta esasperandola. Succede poco, e anche l’azione scarseggia: gli sceneggiatori si concentrano più che altro sul rapporto fra Carl e Michonne, tentando di approfondirne le dinamiche affettive. Lungi dall’essere un surrogato materno, la guerriera con la katana assume però una funzione distensiva, dovuta alla sua giovane età e al suo indubbio fascino cool. Ma è pur sempre un essere umano, e Carl se ne rende conto proprio in questo episodio, quando scopre che la nostra ammazzazombie preferita aveva un figlio, e cerca di d’indagare per saperne di più (consolandola nel frattempo). L’impressione è che fra loro intercorra una relazione molto tenera ed esclusiva, di fiducia e simpatia reciproche. Detto questo, se sperate di vederle sguainare la katana, resterete delusi.

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Sul piano dell’intrattenimento puro è semplice, è Rick a regalarci i momenti migliori: nascosto nella casa durante l’invasione di un ignoto (e violentissimo) gruppo di sopravvissuti, Rick deve attivare la modalità furtiva e agire come il miglior Solid Snake. O Sam Fisher, a seconda delle vostre preferenze. Il regista Seith Mann confeziona alcune sequenze da manuale della suspense, in cui il punto di vista del pubblico è interamente calato nel protagonista (scorgiamo i volti degli invasori soltanto quando anche Rick può vederli), e di conseguenza le potenziali minacce sono intelligentemente annunciate dai rumori diegetici, come i passi dei nemici in avvicinamento o il rumore di una palla che viene fatta ossessivamente rimbalzare contro i muri. La tensione è palpabile, ed è curioso che, per ottenerla, gli autori non si siano rivolti ai codici dell’horror, bensì a quelli del thriller. Ma non è una novità: con i morti viventi ridotti a misere creature in pena, e i sopravvissuti che scatenano violenze indicibili, The Walking Dead attinge all’horror solo per le sfumature del gore, non certo per la tensione. In ogni caso, al termine delle loro disavventure, Rick, Carl e Michonne si dirigono verso questa fantomatica “zona sicura” che si trova al termine dei binari, laddove la trama orizzontale sembra riprendere forma.

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Piccole scintille di trama orizzontale sono ravvisabili anche nella vicenda di Glenn e Tara, più che altro perché Abraham rivela l’entità della sua missione: condurre Eugene a Washington per permettergli di continuare i suoi studi sull’epidemia. A quanto pare, lo scienziato ne conosce le ragioni, ma non ci vengono confidate perché «top secret». Certo, la strada per Washington è ancora lunga, soprattutto se consideriamo che il gruppo è rimasto senza un mezzo di trasporto; prima, però, Glenn dovrà ritrovare Maggie, e non ha intenzione di fermarsi nemmeno di fronte alla prospettiva della salvezza dell’umanità.

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Insomma, un episodio non certo memorabile a livello narrativo, ma che perlomeno ha la funzione d’introdurre un trio di personaggi (mi riferisco ovviamente ad Abraham e compagni) che giocherà un ruolo importante nella prosecuzione della serie. Peccato che, come al solito, gli autori sembrino costretti a dilatare eccessivamente il racconto per coprire la durata di un’intera stagione: forse sedici episodi, per The Walking Dead, sono troppi.

La citazione: «Scusa. Non sono brava a far ridere i ragazzi della tua età.»

Ho apprezzato: le sequenze di tensione con Rick.

Non ho apprezzato: la scarsità di sviluppi narrativi.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Walking Dead sul nostro Episode39 a questo LINK.


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