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The Walking Dead, la recensione della mid-season premiere: Smarriti

Di Lorenzo Pedrazzi

michonne-copertina

L’attesa mid-season premiere di The Walking Dead si concentra sulle vicende di Rick, Carl e Michonne dopo gli eventi di Indietro non si torna (CLICCATE QUI per il riepilogo della stagione), privilegiando il lato psicologico su quello avventuroso.

Attenzione: l’articolo seguente contiene SPOILER.

Rick (Andrew Lincoln) e Carl (Chandler Riggs) sono in fuga dalla prigione, devastata dall’attacco del Governatore e ormai preda dei morti viventi. Rick però è seriamente ferito e fatica a camminare, mentre suo figlio, astioso e insofferente, comincia a pensare di non aver bisogno di lui per sopravvivere. Dopo aver razziato il possibile in una tavola calda abbandonata, si rifugiano nella villetta di un quartiere residenziale, anch’esso disabitato.
Nel frattempo Michonne (Danai Gurira), dopo aver catturato due erranti per trascinarseli in giro al guinzaglio, si mette sulle loro tracce…

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La classica quiete dopo la tempesta: After (in italiano Smarriti) è un episodio di decompressione, necessario per riorganizzare le idee dopo il caos del mid-season finale, che ha frantumato lo status quo dei protagonisti causandone la diaspora. Tutto ciò si traduce in una puntata alquanto povera di dialoghi e di sviluppi narrativi, ma basata sulle attese, sulle sfumature di tensione (le esplorazioni di Carl provocano almeno un bel salto sulla sedia) e sui risvolti psicologici.

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L’efficace costruzione a montaggio alternato ci permette di seguire in parallelo il cammino di Michonne, Rick e Carl, fino a un ricongiungimento finale che esalta il versante umano ed emotivo della serie. C’è da dire che il clima conflittuale tra padre e figlio – vagabondi nell’apocalisse come i protagonisti mccarthiani de La strada (ma le similitudini si fermano qui) – risulta un po’ forzato rispetto ai precedenti sviluppi della stagione, e Robert Kirkman se ne serve soltanto per imbastire il nucleo psicologico dell’episodio: Carl vuole dichiararsi autonomo, fedelmente a quell’istinto adolescenziale che impone di ribellarsi ai padri, ma la goffaggine delle sue avventure solitarie dimostra che non è ancora pronto per l’indipendenza, e l’epilogo della puntata ristabilisce un legame di fiducia reciproca tra lui e Rick.

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Parallelamente Michonne affronta i suoi demoni interiori: mescolandosi fra i morti viventi come fosse una di loro, lenta e quasi catatonica, richiama gli spettri della sua vita passata in un’ottima e inquietante sequenza onirica, dove la condizione dei personaggi (il suo compagno, il loro figlio e un amico) subisce un deterioramento progressivo senza soluzione di continuità. Pur essendo abituata alla solitudine, la ragazza appare alienata da se stessa, soprattutto perché nel gruppo – simboleggiato dal povero Hershel, cui dà la pace trafiggendo la sua testa decapitata – aveva trovato una nuova famiglia, pronta ad amarla e ad accoglierla dopo ogni viaggio. Nell’immagine di una donna-zombie che le somiglia terribilmente, e che le cammina affianco senza accorgersi di nulla, Michonne vede il riflesso di un futuro possibile e ben poco auspicabile, figlio dell’isolamento e del solipsismo; ecco perché il ricongiungimento con Rick e Carl riesce a commuoverla fino alle lacrime, configurandosi come la più classica delle catarsi: in tre, il gruppo può cominciare a ricostituirsi.
Insomma, un episodio in cui succede ben poco, ma interessante sul piano psicologico: potrebbe essere la base per un nuovo inizio.

La citazione: «Mi ha preso la scarpa ma non ha preso me.»

Ho apprezzato: la sequenza onirica di Michonne; il montaggio alternato delle due vicende; il ricongiungimento finale.

Non ho apprezzato: l’ostilità di Carl.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Walking Dead sul nostro Episode39 a questo LINK.


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