The Walking Dead, la recensione del decimo episodio: Inmates

The Walking Dead, la recensione del decimo episodio: Inmates

Di Lorenzo Pedrazzi

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Dopo averci raccontato la sorte di Rick, Carl e Michonne nell’episodio precedente, ora The Walking Dead recupera gli altri sopravvissuti in una puntata quadripartita, poiché quattro sono i gruppi che fuggono separatamente dal disastro della prigione.

Attenzione: l’articolo seguente contiene SPOILER.

Partiamo con Beth e Daryl, impegnati a seguire le tracce di altri sopravvissuti. Non possono sapere che si tratta di Tyreese (con in braccio la piccola Judith), Lizzie e Mika, ai quali si aggiungerà un personaggio che avevamo quasi dimenticato. Maggie, Sasha e Bob sono invece alla ricerca di Glenn, ma quest’ultimo si trova ancora nella prigione: Maggie non lo sa, ma era sceso dall’autobus prima che questo partisse, perché non voleva lasciarla da sola. Circondato dai morti viventi, il ragazzo deve escogitare un modo per scappare, e sarà costretto a collaborare con Tara, afflitta dai sensi di colpa per aver partecipato all’assalto del Governatore…

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Gli sceneggiatori meritano un premio per la sadica ironia che aleggia sulle prime scene di Inmates: l’episodio si apre con la fuga di Daryl e Beth mentre subiscono l’assalto dei morti viventi, ma le immagini sono accompagnate dalla voce fuori campo della ragazza che confessa il suo ottimismo di fronte alla prospettiva di vivere nella prigione, dove tutti avrebbero potuto recuperare un minimo di stabilità e di tranquillità. Le sue parole risalgono ovviamente al passato, prima dell’assalto del Governatore, ma sentirle ora, di fronte al crollo di quelle piccole certezze che lei e gli altri avevano costruito fra le mura del carcere, genera un effetto macabro e straniante, dimostrando la totale assenza di sicurezze che grava sull’incubo apocalittico di The Walking Dead.

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Eppure, la ragazza conserva il suo ottimismo, e spinge un disilluso Daryl a seguire le tracce degli altri superstiti, di cui scopriamo la sorte progressivamente nel corso dell’episodio. Inmates è infatti strutturato attraverso una successione di quattro segmenti narrativi, e il secondo – forse il più interessante – si concentra su Tyreese, Judith, Lizzie e Mika, catapultandoci nella situazione precaria di un uomo adulto che deve proteggere tre bambine, una delle quali molto piccola. È Lizzie a focalizzare la nostra attenzione: la sua mente sta scivolando verso una deriva oscura e contorta, inquinata com’è dagli orrori che la circondano e dagli insegnamenti ambigui di Carol, la cui influenza – seppure animata da buone intenzioni – sembra tutt’altro che salutare. Emblematica la scena, molto inquietante, in cui la bambina è sul punto di soffocare la piccola Judith per farla smettere di piangere: gli occhi di Lizzie rivelano una spietatezza disturbante per la sua assenza di umanità, e per l’apatia con cui sembra commettere il tentato omicidio. Paradossalmente è proprio il ritorno di Carol a evitare (senza saperlo) la morte della bimba, ed è altrettanto paradossale che il povero Tyrese sia lieto di rivederla, poiché ancora non sa che è stata lei a uccidere Karen. Il segmento si chiude – dopo un passaggio narrativo lievemente confuso – con i due adulti e le tre bambine diretti verso una fantomatica zona sicura che si trova alla fine dei binari ferroviari.

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Per quanto riguarda Maggie, Sasha e Bob, il loro segmento è forse il più debole, soprattutto perché privo di suspense: noi spettatori già sappiamo (o comunque lo diamo per scontato) che Glenn si è salvato, e quindi la ricerca condotta da Maggie non offre particolari sorprese, mentre la scena dell’autobus rischia di ostacolare il ritmo del racconto. Qualcosa di simile accade anche nel segmento successivo, in cui vediamo Glenn intento a fuggire dalla prigione: resta sempre l’impressione che gli autori tendano a indugiare un po’ troppo su alcuni risvolti psicologici molto scontati, e che meriterebbero solo qualche accenno, qualche riferimento fugace, non intere sequenze o interi blocchi dialogici (si veda, in questo caso, la scena in cui Glenn si abbandona momentaneamente alla disperazione sul letto della cella). La sua avventura risulta però utile al fine d’introdurre tre nuovi personaggi, Abraham, Eugene e Rosita, che raccolgono Glenn e Tara dopo la fuga. Così, la trama si rimette in moto: questi tre personaggi e il riferimento alla zona sicura (probabilmente il Santuario di cui parlava la voce alla radio) faranno convergere i nostri protagonisti verso un destino comune.

La citazione: «Hai proprio una brutta boccaccia. E che altro hai?»

Ho apprezzato: l’incipit con Daryl e Beth; l’ambiguità di Lizzie; la trama che si rimette in moto.

Non ho apprezzato: la confusione di alcuni passaggi narrativi; l’insistenza su alcuni risvolti psicologici scontati.

Potete scoprire, commentare e votare tutti gli episodi di The Walking Dead sul nostro Episode39 a questo LINK.

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