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True Detective, il commento alla serie con Matthew McConaughey e Woody Harrelson

Pubblicato il 20 gennaio 2014 di emanuele.r

Attenzione, contiene spoiler.

A volte le previsioni e le attese non sono deluse: dall’annuncio ai primi trailer, True Detective è subito sembrata una serie di alto profilo produttivo e realizzativo, tanto nella struttura – antologica, una storia a stagione, sulla scia di American Horror Story – quanto nei nomi coinvolti, su tutti i protagonisti Matthew McConaughey e Woody Harrelson. Il pilot ci ha convinto che le attese erano state ben riposte.
Rust Cohle e Martin Hart vengono richiamati a testimoniare su una loro vecchia indagine riguardante l’uccisione di una prostituta di 17 anni, Dora Lange, quando un nuovo corpo viene ritrovato, ucciso con lo stesso modus operandi del killer che inseguirono nel 1995 quando entrambi lavoravano per il dipartimento di polizia di Stato della Louisiana. Creato da Nic Pizzolato che ne ha scritto anche il pilota The Long Bright Dark e diretto da Cary Fukunaga, True Detective è un poliziesco nero come la notte e torbido, a metà strada tra le migliori serie inglesi e i lavori “d’appendice” di James Ellroy, da qualche tempo vero nume tutelare della narrazione di qualità in tv.

Costruito per flashback, partendo dal 2012 e risalendo fino al ’95, con un’andamento temporale che ricorda Zodiac o il capolavoro tv Red Riding, True Detective è – al pari del citato American Horror Story – un viaggio che va al di là delle storie raccontate: se la serie di Murphy è un racconto delle paure dell’America attraverso gli archetipi dell’orrore, lo show di Pizzolato è una riflessione sui lati marci degli Stati Uniti in cui il poliziesco, l’hard boiled e i vari tipi di crime story servono da specchio delle paranoie di un paese. Prostituzione, rapporto con la spiritualità e con il satanismo, sociopatia a più livelli, dai criminali ai poliziotti, e tutte le pervesioni che hanno reso grande l’America: ma sopratutto, anche per emanciparsi dai modelli e allo stesso tempo rendere loro omaggio, un viaggio nella mente degli investigatori, nella loro visione di vita che come dice il titolo del primo episodio, brilla di oscurità.
L’amalgama e l’equilibrio tra indagini e aspetto umano è praticamente perfetto, la suspense è forte e mai invasiva grazie alla regia di Fukunaga e alla grandezza di due magnifici interpreti con McConaughey alla caccia di un criminale, ma anche di un premio che potrebbe fare il paio con l’Oscar nella sua bacheca. Un altro tassello di racconto criminale americano e di bellissima tv targata HBO.

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