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The Wolf of Wall Street – La recensione del film di Martin Scorsese con Leonardo di Caprio

Di laura.c

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L’alta finanza è un bersaglio facile: dopo crisi e speculazioni compiute ai più alti livelli del tempio dell’economia mondiale, non è difficile mettere sotto i riflettori quegli eleganti signori che ogni giorno maneggiano il destino di centinaia di persone spostando somme inimmaginabili di denaro, seppur in forma virtuale. E che i segni di quel denaro li portano volentieri addosso, vivendo nel lusso sfrenato, con donne da copertina e indugiando in vizi coperti da facciate tirate costantemente a lucido. Da questo punto di vista, il nuovo film del maestro Martin Scorsese, The Wolf of Wall Street, non compie un’operazione particolarmente originale. Droga, eccessi, vizi, corruzione, mancanza di scrupoli e di moralità sono qualcosa che non viene difficile associare ai palazzi del potere, di ogni tipo e in ogni luogo, né il fatto di guardarli dall’interno sembra una scelta particolarmente anticonvenzionale. La particolarità del film, semmai, sta nel suo aderire in totoalla “materia” del suo racconto: dall’estetica, ai colori, al ritmo, ai ralenti, fino a Leonardo DiCaprio che si rivolge più volte  in modo diretto agli spettatori per tutta la durata della pellicola. Una scelta curiosa, che se da una parte consente al regista di inserire molte voice off, in stile gangster movie, dall’altra rispecchia anche la natura del protagonista, che ancora prima di un intermediario finanziario è un venditore senza freni, e che in effetti non potrebbe relazionarsi in altro modo a una platea se non guardandola fissa negli occhi per imbellirle il prodotto offerto. Nel caso specifico: la sua vita.

The Wolf of Wall Street

Scordate i tori e i grattacieli di banche e multinazionali. Nonostante il titolo roboante, The Wolf of Wall Street racconta sì il mondo dei broker e dalla finanza, ma dalla sua estrema periferia. Il personaggio di DiCaprio si ispira infatti alla reale biografia di Jordan Belfort, broker costretto dalla crisi borsistica degli anni ’80 a ripiegare sul mercato delle penny stock, ovvero sulle società con quotazioni bassissime le cui azioni a basso costo vengono piazzate a consumatori dal reddito medio piuttosto che a investitori facoltosi e grandi capitali. Non si parla dunque, se non in modo collaterale, dei meccanismi che hanno scatenato terremoti finanziari a livello globale, bensì di un mondo e di un’atmosfera molto particolare. La vera spalla del protagonista non sono gli altri attori in scena, ma quei tardi anni ’80, il canto del cigno di un decennio prossimo a crollare sui propri eccessi, e a lasciarci in eredità quelli che poi sono diventati segni distintivi della nostra società attuale.

The Wolf of Wall Street - Trailer ufficiale - YouTube

Da qui l’insistenza sugli status symbol, sul sesso e sugli stupefacenti, cui fanno da contorno un montaggio pieno di accelerazioni, le tonalità sature, una trama nel complesso lineare ma dall’andamento quasi a singhiozzo, con divagazioni e flashback “di colore”, volti cioè a dare qualche assaggio in più del contesto più che dettagli fondamentali sulla storia. Come tipico dell’ultimo Scorsese, anche The Wolf of Wall Street si conferma perciò un’opera vezzosa, confezionata con maniera ma anche affetta da ridondanza, che in questo caso tende a sconfinare perfino nel didascalismo. Per quanto curatissimo dal punto di vista formale, il film rimane orgogliosamente superficiale e compie a stento il salto finale verso un senso che non si limiti semplicemente al ritratto a tinte forti della realtà raccontata. Per fortuna, a rendere il tutto più interessante è una brillante intuizione del finale, che ricorda agli spettatori come ogni messa in scena, compresa la truffa e compresa la finanza, per sopravvivere abbia bisogno del suo pubblico. E che anche Jordan Belfort non era nulla se non un concentrato, per quanto fittizio, di tutto ciò che la sua audience – gente comune a medio reddito e ansiosa di arricchirsi – desiderava vedere sul palco.

The Wolf of Wall Street Clip - Nothing But Short Skirts  HD  Leonardo DiCaprio - YouTube

Doveroso menzionare la performance di Leonardo DiCaprio, re assoluto della scena e impegnato in un ruolo insolito per le sue corde. Il risultato è ovviamente di ottima qualità, anche se il personaggio manca un po’ di carisma, considerando le incredibili doti di imbonitore che proclama nel film.  La responsabilità, tuttavia, potrebbe essere del tono complessivo della regia, teso comunque a non esaltare in modo eccessivo le figure descritte, ma a farne emergere con chiarezza il lato patetico e il risvolto drammatico della loro mancanza di senso del limite.

Candidato a 5 premi Oscar, The Wolf of Wall Street, sarà da domani nelle sale italiane per 01 distribution.

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